News per Miccia corta

26 - 02 - 2010

Valerio Fioravanti: «Veniamo usati per fare colore»

(il manifesto)

Iaia Vantaggiato

 


ROMA
Di quel milione e duecentomila euro con cui Gennaro Mokbel l'avrebbe tirata fuori dal carcere Francesca Mambro non parla. Ne parla invece suo marito Valerio Fioravanti, il fondatore dei Nar.
Tra le mille e seicento pagine d'ordinanza su Mokbel due nomi «eccellenti»: Mambro e Fioravanti.
Veniamo usati sí e no per far colore perché nella vicenda non abbiamo nessun ruolo se non un'amicizia - anche se amicizia è forse un termine un po' eccessivo - risalente ai tempi dell'adolescenza tra Francesca e il suo vicino di casa, Gennaro Mokbel, che all'epoca era un ragazzino coi capelli lunghi sempre in mezzo ai guai.
Da allora non l'avete piú rivisto?
L'abbiamo rincontrato per caso oltre trenta anni dopo, ormai ricco e sposato. Ricordo che mi disse: «devo molto a tua moglie perché da ragazzino ero molto sbandato e lei era l'unica che quando mi incontrava per strada mi sgridava e mi rimandava a casa».
Al telefono sostiene di aver pagato un milione e duecentomila euro per far scarcerare Francesca.
Noi di soldi non sappiamo niente. A tirarci fuori sono stati la nostra storia, magistrati sereni e i nostri avvocati che - purtroppo per loro - hanno lavorato gratis. Inoltre, se le carte sono vere, io e Francesca siamo «usciti» almeno quattro o cinque anni prima dell'improvviso arricchimento di Mokbel.
Ma perché Mokbel l'avrebbe detto?
Non lo so. Era una conversazione privata con un amico suo, non a fini politici. Bisognerá  leggere meglio le carte e poi ce lo dirá  lui. E comunque non ci vedo nessun complotto. Di certo non ai nostri danni.
Forse un accreditamento a destra?
Noi siamo le ultime persone al mondo utili per un qualsiasi suo accreditamento. Questo è un problema di politica alta e che riguarda politici importanti. Non certo me e Francesca che siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila nella campagna elettorale per la Bonino. E che siamo contenti di stare in terza fila. E di stare con la Bonino.
Pensi a una manipolazione?
Non da parte dei magistrati, forse da parte di alcuni giornalisti «sensibili» al clima elettorale. E' una storia che ci dá  molta tristezza ma che dal punto di vista giudiziario non ci riguarda assolutamente per niente.

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