News per Miccia corta

23 - 02 - 2010

Il ritorno al privato dal 1981 a oggi. Da Alfredino Rampi a Berlusconi

(il manifesto)

 

 



Michele Fumagallo



«Braccianti - La memoria che resta» fu un testo teatrale che ebbe un grande successo alcuni anni fa. Scavo nella memoria dei lavoratori agricoli del Tavoliere pugliese, l'opera era tratta da una grande ricerca sul campo degli studiosi Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero. Ideato e interpretato da Enrico Messina e Micaela Sapienza con la loro compagnia "Armamaxa", ebbe il merito di riportare in campo artistico la vita di lavoratori esclusi ormai dai processi mediatici, "nascosti" alla vista dei piú giovani, soprattutto cancellati dalla storia del paese che aveva ormai preso da tempo la strada dell' "ideologia dell'impresa" a scapito del lavoro vivo, ancor piú ovviamente di quello agricolo. Enrico Messina e la sua compagnia Armamaxa (nome che significa in dialetto arcaico "carretto", cioè in questo caso, metaforicamente, mezzo che trasporta cose e persone che vogliono salirvi sopra) hanno adesso incominciato un lavoro nella storia piú recente, quella degli anni ottanta del secolo scorso, cioè del "ritorno al privato" sia in campo sociale che familiare. Chi ha una certa etá  sa che, al finire della parabola degli anni settanta del secolo scorso, con tutti i valori e le idee sociali annesse, prese via la grande rivincita delle classi dirigenti sul mondo del lavoro operaio e giovanile erede dello strappo del 68. Nacque cosí una parola d'ordine di cui si fecero promotori anche i grandi mezzi di comunicazione della borghesia: quella del "ritorno al privato" inteso come ritorno alla famiglia e ritorno al primato dell'economia privata su quella pubblica. ሠl'inizio di quello che poi sará  il berlusconismo ancora imperante.
"1981 - All'inizio dell'era del godimento", questo il titolo eloquente del nuovo progetto e spettacolo, è andato in anteprima alla rassegna teatrale di Castel del Monte ad Andria, e ha finora ricevuto l'attenzione che merita il teatro di impegno civile. Adesso riprende una nuova tournée a Ortona (Teatro Vittoria, martedí 23 febbraio), Ceglie Messapica (mercoledí 24 febbraio), Cosenza (Teatro dell'Acquario, 17 e 18 aprile). Lo spettacolo inizia con l'episodio forse piú emblematico in Italia del passaggio di fase, quello di Alfredino Rampi, il bambino morto nel famoso pozzo artesiano dopo alcuni giorni strazianti vissuti in presa diretta davanti alla televisione, lasciando tutta l'Italia attonita e smarrita (indimenticabile lo struggimento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che si fece interprete del dolore collettivo della nazione). «Nel 1981 Carosello era giá  finito - racconta Enrico Messina - e noi forse siamo diventati grandi quando è finito Carosello ed è iniziata la pubblicitá , quella fatta con gli spot. Ma, sempre in quell'anno, un sacco di gente si agitava davanti ad un pozzo dove era finito un bambino. Fu il primo, terrificante, reality show: perché con quel bambino precipitarono in un pozzo 30 milioni di italiani». Sui giornali d'epoca si leggeva, appunto, di «diretta storica», dell'ascolto record che aveva toccato i trenta milioni di spettatori, della madre del bambino, di Sandro Pertini che abbandona la crisi di governo e va intorno al pozzo, di milioni di italiani che si fermano in quel punto. Il critico letterario Carlo Bo scriverá : «Di quella emozione registrata alla televisione, che cosa resta, che cosa leggiamo nel cuore comune del paese?». Enrico Messina cerca di aprire una riflessione su alcune vicende di quell'anno straordinario che fu il 1981, cruciale per la sua generazione. Lo spettacolo di Armamaxa Teatro, ambientato in un talk show di una televisione commerciale di allora, cerca di leggere nel cuore del paese, per cogliere cosa si preparava per il futuro. Lo fa con senso di ironia e amarezza sulla societá  contemporanea e sul ruolo avuto dalla televisione in essa.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori