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News per Miccia corta

22 - 02 - 2010

Il partito di Gobetti Voleva organizzare diversi gruppi di ``Rivoluzione Liberale``

(la Repubblica)

 

 

 
 
 
TORINO


L'esistenza breve e straordinariamente ricca di Piero Gobetti, il suo pensiero, le sue opere, sono stati scandagliati a fondo dagli studiosi del giovane oppositore di Mussolini che definí il fascismo una «autobiografia della nazione». Eppure nell'archivio dell'istituto torinese che raccoglie le carte dell'intellettuale morto a neanche 25 anni di etá  a Parigi, in esilio, nella notte fra il 15 e il 16 febbraio del 1926, oltre a diversa documentazione inedita è rintracciabile piú di un filone inesplorato di ricerca. Lo testimonia il volume L'Archivio di Piero Gobetti. Tracce di una prodigiosa giovinezza, d'imminente pubblicazione da Franco Angeli.
Curato da Silvana Barbalato, e con interventi e saggi di Carla Gobetti (la vedova di Paolo, il solo figlio di Piero), Marco Scavino e di Ersilia Alessandrone Perona, il libro è un inventario ragionato dei circa 6.500 documenti, tra quelli personali, gli scritti, la corrispondenza, il materiale stampa e i messaggi post mortem, custoditi al Centro Gobetti, che è ospitato nella stessa casa di Torino, in via Fabro, dove vissero Piero e la moglie Ada Prospero. Come spiega lo storico Marco Scavino, «c'è ancora molto da studiare in questo archivio salvato in buona parte da Ada, ma tutto sommato abbastanza esiguo, anche perché tante carte furono perdute o disperse nel corso delle perquisizioni della polizia fascista».
In particolare, sottolinea Scavino, «ci sono due campi d'indagine poco sfruttati. Il primo è quello inerente l'attivitá  editoriale di Gobetti e i suoi progetti futuri, come una casa editrice a Parigi. Il secondo, ancora meno studiato, concerne la creazione in tutta Italia, nel 1924, dunque all'indomani dell'assassinio di Giacomo Matteotti, dei gruppi della "Rivoluzione Liberale", una vera formazione politica, negli intenti gobettiani, capace di attrarre soprattutto antifascisti legati a Giovanni Amendola e di ispirazione socialista». Alla fine di quell'anno Gobetti ne fece un elenco sulla sua rivista, indicando come referenti, tra gli altri, Riccardo Bauer a Milano, Santino Caramella a Genova, Mario Lironcurti a Roma (nell'archivio ci sono nove lettere a Gobetti, che Scavino ritiene «molto interessanti»), Edoardo Persico a Napoli, Giuseppe Cappa a Catanzaro, Giuseppe Sciortino a Palermo, Nello Rosselli e probabilmente Marion Rosselli, la compagna di Carlo, a Firenze.
Ma i gruppi della "Rivoluzione Liberale", i cui programmi vennero resi noti l'8 luglio, non ebbero vita lunga. La stessa rivista, dopo innumerevoli sequestri, dovette cessare le pubblicazioni, per ordine del questore di Torino, l'11 novembre del 1925. Anche le idee di Gobetti in materia di editoria («ho in mente una mia figura ideale di editore», lasció scritto) vennero meno per la sua improvvisa scomparsa che fu conseguenza di complicazioni bronchiali e cardiache, acuite dalle violenze subite per mano delle squadracce fasciste il 5 settembre del '24.