News per Miccia corta

20 - 02 - 2010

Valerio

 

C'è un passato che non vuole passare. ሠun tempo troppo simile al presente, e troppo spesso capace di essere in anticipo sul futuro, di condizionare il libero procedere della vita e dei nostri accadimenti, di pesare sul crescere e sul mutare dei nostri sentimenti, delle nostre passioni.

Il ricordo di chi abbiamo amato, e che ci è stato tolto con tanta violenza, è in questo passato, ne costituisce la trama, ne forma il senso. Noi, che ci troviamo spesso, attraverso Valerio, nel cuore di questo passato, non ne sappiamo prendere, ancora, congedo – non sappiamo misurare vere distanze tra l'allora e l'oggi, tra la presenza e l'assenza. Ed è in nome di questa diversa presenza nel tempo che il ricordo e la memoria sono altra cosa, piú viva e presente, di una pura e semplice commemorazione.

Di questo passato, non siamo peró prigionieri. Non esiste in assoluto, secondo me, un "dovere" della memoria. Un tale obbligo deve nascere, ed è probabilmente nato in noi, solo da un'istanza morale piú forte: la giustizia dovuta alle vittime. Non tanto la giustizia dello stato e delle regole sociali, quelle che vogliono la sanzione di un crimine attraverso la ricerca del colpevole, il suo confronto con la vittima, la sua condanna.

Ma quella giustizia, che non abbiamo nella realtá  ma che dovrebbe governare le nostre vite, e che dovrebbe permettere sempre e comunque a un giovane di crescere, di diventare adulto, di avvicinarsi al suo orizzonte di attese e di desideri, di accumulare sempre piú conoscenza ed esperienza, di passare attraverso la maturitá , di avvicinarsi alla vecchiaia e alla fine in piena serenitá  e secondo natura.

Giustizia che se esistesse, nella sua vastitá  e grandezza, potrebbe rendere difficili, se non inutili, riconciliazioni e perdono, specie se tali "gesti pubblici" fossero invocati e richiesti allo scopo di cancellare, nascondere, occultare, depistare, confondere le tracce, allontanare dalla veritá  o distruggerla.

Ma per tornare al passato, quel "passato presente" di cui cercavo di dire prima, e di cui, ribadisco, non siamo prigionieri ma che sentiamo come categoria morale forte: io credo che da esso possa venirci anche un aiuto e un ausilio. ሠnella sua dimensione che possiamo cercare di trovare, insieme a Valerio, tutte le ragioni del nostro impegno, delle nostre scelte di allora e di oggi, della nostra capacitá  di desiderare ma anche di progettare un mondo diverso.
Tutto ció anche se le nostre vite sono piene di promesse non mantenute della storia e di sogni che non si sono realizzati. E di questa possibilitá  di ricercare e di interrogarsi, senza dimenticare per un attimo il dolore per la barbarie da cui è stato colpito e la pena sempre viva per la sua assenza, io credo di essere profondamente grata a Valerio.

Carletta

febbraio 2010

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