News per Miccia corta

26 - 04 - 2006

Primo maggio. Ricordando Portella della Ginestra

Primo maggio

I sopravvissuti ricordano Portella
della Ginestra


La strage di Portella della Ginestra è un crocevia della storia, non solo della Sicilia, ma anche dell'Italia del secondo dopoguerra. ሠla prima manifestazione di una "strategia della tensione", e le tante ricostruzioni dell'evento si sono tinte di "giallo", favorendo il susseguirsi di ipotesi complottistiche sui "misteri" legati a quel 1° maggio del 1947. La ricerca "La memoria e il lutto" non segue questa strada. Si propone, invece, di tornare al vissuto e di riflettere anche sulla percezione che i protagonisti ne ebbero, di rintracciare le tante memorie che hanno conservato palesemente o silenziosamente l'evento della strage all'interno della stessa comunitá , che è la vera protagonista dell'eccidio, in modo da restituirle al presente.

Una ricerca di fonti orali, una serie di videointerviste che il sito del Centenario pubblica in forma ridotta e nella versione integrale. Le testimonianze dei familiari delle persone uccise, dei testimoni diretti, dei sopravvissuti; ma anche le leggende, le discrepanze, i luoghi comuni che si sono nel tempo addensati attorno all'accaduto. Le fonti orali sono poi incrociate con le fonti tradizionali e documentarie: un lavoro, quindi, tra storia e narrativa, teso a costruire un "museo della memoria". La ricerca ha la durata di due anni: è commissionata dalla Cgil Sicilia, è realizzata dalle Universitá  degli studi di Palermo e di Catania, dall'Istituto meridionale di Storia e scienze sociali, dal Centro studi Pio La Torre e dall'Istituto Gramsci siciliano. Sostengono la ricerca anche la Fondazione Di Vittorio, la Camera di lavoro di Piana degli Albanesi, il Consorzio sviluppo e legalitá  di San Giuseppe Jato.

Lo speciale di www.100annicgil.it propone inoltre un servizio su "Portella della Ginestra. Indice dei nomi proibiti", il poema della scrittrice Beatrice Monroy, messo in scena dalla Compagnia dell'Elica per la regia di Gigi Borruso, che ripercorre i fatti della prima grande strage della storia repubblicana attraverso la voce delle vittime. Nel poema, pubblicato dalla Ediesse, sono infatti donne e uomini poco piú che bambini in quel lontano 1° maggio 1947 a raccontare della guerra appena finita, della fame, del fascismo caduto, del desiderio di riscatto che i contadini e gli operai siciliani allora sentivano fortissimo.


(www.rassegna.it, 24 aprile 2006)

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