News per Miccia corta

19 - 02 - 2010

Ascesa e caduta del tabú Suss

(il manifesto)

 

 


Il festival festeggia i suoi sessant'anni con Welt Am Draht, il film appena restaurato di Fassbinder a metá  tra fantascienza e realismo feroce, con le sue straordinarie premonizioni sulla Germania


Cristina Piccino


BERLINO
Secondo le «stelline» di Screen International, i voti dati dai critici internazionali, nella corsa all'Orso d'oro del sessantesimo compleanno rimane finora in testa il film rumeno Se vuoi soffiare, soffia di Florin Serban, seguito da Submarino dell'ex-dogmatico Tomas Vinterberg. Due giorni al finale, la folla di addetti ai lavori comincia a diminuire, il mercato ha chiuso e ieri la hall dello Hyatt, il mega-albergo cuore del festival, sembrava quasi vuota.
In gara Na Putu-On the Path di Jasmila Zbanic che due anni fa aveva vinto l'Orso d'oro con Grbavica. Anche stavolta la regista guarda alla guerra civile della ex-Jugoslavia, siamo a Sarajevo oggi, i protagonisti sono una coppia di giovani bosniaci tra i trenta e i quarant'anni che, dopo vent'anni, si portano ancora dentro le ferite di quel vissuto. Cosa del resto comune, come vediamo, a tutta la loro generazione mentre i ragazzini sgranano gli occhi - e domandano: perché? - davanti alle lacrime della donna quando visita la casa dove abitava e da cui è stata cacciata in quanto bosniaca e musulmana, segno anche di una memoria collettiva poco coltivata ...
La risposta a quel trauma è per molti nella religione, hanno scelto l'integralismo, «i Wahabiti» li chiamano, gli uomini con la barba, le donne velate, organizzano campi estivi e chi è sperduto come Amar cercano di persuaderlo alla causa. Lui si fará  catturare, lei si ribella, ma l'alternativa alla preghiera nella vita dei due sono serate alcoliche e discoteca e i figli che non arrivano... Sará  il castigo di Allah? On the Path è francamente insopportabile, una collezione di stereotipi giudicanti su una realtá  in cui la sola scelta è tra moschea e discoteca, sbronze e astinenza, opposti e uguali modi per non pensare al dolore senza sfumature, ambiguitá , conflitti.
Jud Suss- Ascesa e caduta era un film molto atteso in Germania, il regista Oskar Roehler è un nome di punta nell'industria nazionale, conosciuto internazionalmente per Le particelle elementari che del romanzo di Michel Houllebecq non conservava neppure l'arroganza irritante. Questo forse è peggio, fiction tv ammiccante che affida tutto il suo «appeal» al soggetto grande tabú tedesco. Il «Jud Suss», Suss l'ebreo, del titolo si riferisce al film di Veit Harlan, perla della cinematografia nazista che -nelle smanie onnipotenti di Goebbels, il ministro della cultura di Hitler,- non era solo un film di propaganda ma avrebbe dovuto consacrare l'arte all' ideologia dello sterminio degli ebrei. Infatti venne invitato alla neonata Mostra di Venezia, nel 1940, e riceve gli apprezzamenti di un allora giovane critico, Michelangelo Antonioni.
Peró non è un remake il film di Roehler, peraltro è tuttora proibito mostrare Suss l'ebreo in pubblico come tutti i filmati di propaganda nazista se non in contesti di studio, lezioni universitarie o all'interno di altri film. Il che cambia abbastanza la prospettiva di A Film Unfinished, la regista israeliana Yael Hersoski ha pasticciato nel suo rapporto teorico con l' archivio, le immagini di un film incompiuto girato dai nazisti nel ghetto di Varsavia prima della deportazione sono comunque di potenza storica fortissima, il ghetto di Varsavia, in cui vennero confinati gli ebrei rastrellati in Germania sembrerebbe un laboratorio privilegiato nell'auto-documentazione dell'immaginario nazista.
Veit Harlan continuó a fare film fino agli anni Sessanta, in questi giorni è uscito (per la collana del Filmmuseum di Monaco) Wundkanal del figlio di Harlan Tomas, un «processo» filmato da doppia angolazione insieme a Robert Kramer - l'altro film si chiama Unser Nazi - a un vecchio ufficiale delle Ss in cui Harlan confessa a sua volta i ricordi di bimbo del terzo Reich.
Roehler racconta la gloria e la fine del protagonista di Suss l'ebreo, l'attore tedesco Ferdinand Marian. Gli ebrei suoi amici e compagni di palcoscenico sono stati cacciati dai teatri, lui ha una moglie ebrea ma accetta il ruolo per farsi conoscere... La moglie morirá  nei campi di concentramento, lui distrutto (secondo il film) dal ruolo di «ebreo» che gli rimane addosso muore alcolizzato dopo la guerra.
Welt Am Draht. E' il titolo di un film straordinario (si spera che esca presto il dvd) appena restaurato per i sessant'anni della Berlinale. Il regista è Rainer Werner Fassbinder che lo aveva realizzato come serie per la televisione nel 1973 mescolando fantascienza con atmosfere alla Alphaville di Godard a una trama di realismo feroce. Simulacron è una macchina che predice i processi economici, politici e sociali del futuro nel modo esatto in cui avverranno, una specie di Avatar che si collega peró con un alter ego ostile - pochi anni dopo ci sará  Germania in autunno, la fine delle utopie e la repressione dei movimenti antagonisti, i suicidi in carcere di Ulrike Meinhof e degli altri della Rote Armee. La macchina «sul filo del mondo» non da il piacere del contatto con uomini blu, il futuro spinge il suo inventore al suicidio e chi prende il suo posto manifesta gli stessi sintomi ... Simulacron è un mondo, un transfert in cortocircuito, passato-futuro, la Germania che gli Straub nei loro film tedeschi attaccarono prima di lasciarla accusando i poteri forti di essere gli stessi dell'epoca nazista.
Le inquietanti «premonizioni» di Fassbinder sono critica lucida di un cinema politico a cominciare dalla sua stessa materia, immagini, suoni, visionarietá  che smantella il tabú di un immaginario addomesticato docilmente alle esigenza della storiografia economica.
Cosí come accade nel Caterpillar di Wakamatsu che sbriciola la retorica dell'eroismo militare giapponese nella seconda guerra mondiale - vi immaginate un film cosí in Italia ove il massimo è la guerra vista dalla bimbetta (Diritti). Roehler in questo senso è piú che un brutto film. C'è solo una battuta, alla fine, con una bavarese che alla festa della birra a guerra finita dice guardando i sopravvissuti ai campi: ecco dovremo anche pagare per loro. Fassbinder che conosceva bene la Bavaria prevede multinazionali e guerre utili future. L'immaginario anticipa non segue, rovescia non asseconda.

 

 

 

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