News per Miccia corta

10 - 02 - 2010

Novela negra

(il manifesto)

 

 

Francesca Lazzarato


«Noi scrittori argentini non torniamo sul luogo del delitto. Ci viviamo». Cosí ha scritto di recente su «Pagina/12» Juan Sasturain, sceneggiatore dei fumetti di Alberto Breccia, giornalista e romanziere con una forte propensione per il poliziesco e infine creatore di Negro absoluto, collana dedicata alla novela negra argentina (anzi bonaerense, perché i romanzi sono invariabilmente ambientati a Buenos Aires) in cui spiccano una serie di nuovi e interessanti autori, come Leonardo Oyola, Federico Levin, Juan Terranova e Ricardo Romero. Inutile dire che Sasturain ha ragione: l'intreccio con la realtá  e la capacitá  di affrontare temi sociali e politici è una delle caratteristiche del cosidetto neopolicial argentino, la cui data di nascita si fa risalire al 1957, quando apparve Operación masacre (Operazione massacro, Sellerio 2002) di Rodolfo Walsh, giornalista e scrittore fatto sparire nel 1977 dalla dittatura militare dopo un sanguinoso scontro a fuoco, come giá  era accaduto nel '76 a sua figlia Maria Victoria, militante montonera.
Operación masacre non era, a rigor di termini, una vera e propria fiction, ma il frutto di un'indagine giornalistica sul levantamiento peronista del '56 contro il governo Aramburu, e soprattutto sulle esecuzioni che ne seguirono. Dopo aver ricostruito minuziosamente i fatti, peró, Walsh li raccontó con la tecnica del noir, al punto che, per chi ignori l'assoluta veridicitá  del racconto, il libro si presenta come un appassionante romanzo nero.
Se Seis problemas para Don Isidro Parodi, che Borges e Bioy Casares scrissero insieme all'ombra della comune passione per il mystery all'inglese - e che pubblicarono nel 1942 con lo pseudonimo di H. Bustos Domecq - rappresenta una sorta di manifesto del policial argentino «classico», Operación masacre è invece antesignano di una novela negra che, sin dagli anni della dittatura, è stata sistematicamente o fuggevolmente frequentata tanto da onesti mestieranti quanto da autori d'eccezione. Citarli è ovviamente impossibile, ma vale la pena di ricordare Ricardo Piglia (il suo Soldi bruciati, riproposto nel 2008 da Feltrinelli, è forse uno dei piú bei noir mai scritti), Juan Martini, Juan Sasturain (da raccomandare il suo Manuale dei perdenti, Le Lettere 2006), José Pablo Feinmann (la traduzione italiana dello strepitoso Gli ultimi giorni della vittima, Feltrinelli 1993, è al momento desaparecida), Mempo Giardinelli con lo splendido Luna caliente (Luna calda, pubblicato nel 1999 da Guanda), Ernesto Mallo, il grande Raáºl Argemá­ che, incarcerato e torturato dai militari, oggi vive in Spagna e continua a produrre noir notevolissimi (Penultimo nome di battaglia è reperibile nel catalogo di La Nuova Frontiera), Carlos Gamerro, Carlos Balmaceda, Sergio Olguá­n che in novembre ha vinto il premio Tusquets con Oscura monótona sangre (di suo è possibile leggere, in italiano, solo un delizioso romanzo calcistico per ragazzi pubblicato da Feltrinelli, La squadra del mio cuore), l'argenmex Rolo Dá­ez, che risiede in Messico e i cui ottimi noir sono stati pubblicati da Tropea.
Il ritorno del poliziesco
Non c'è comunque da stupirsi che in Argentina, negli anni '70 e '80, il poliziesco classico sia stato quasi abbandonato: com'è accaduto in Cile e in altri paesi latinoamericani afflitti in quegli anni da sanguinose dittature, il noir era una forma letteraria che consentiva di cimentarsi, sotto la maschera del «genere», con temi proibiti, mentre negli anni post dittatura si è rivelata la piú adatta a raccontare ed esprimere la realtá  e il bisogno di memoria di un paese che ha, sottolinea Sasturain, «troppi cadaveri in cantina, innumerevoli indizi nascosti sotto il tappeto e una puzza tra le macerie del passato recente, che non lascia respirare».
Non per niente la novela negra è spesso dedicata ai crimini della dittatura, dall'appropriazione di bambini ai desaparecidos, tema del bellissimo 77 di Guillermo Saccomanno (vincitore del Dashiell Hammett all'ultima Semana Negra di Gijón), ma anche di Hay unos tipos abajo (Strani tipi sotto casa , Le Lettere 2002), capolavoro di Antonio dal Masetto, o La aguja nel pajá r e Delincuente argentino di Ernesto Mallo, e di infiniti altri romanzi. Proprio questo ingombrante passato prossimo, ma anche un presente non proprio rassicurante in cui si registrano l'esistenza di bande criminali composte da poliziotti e dedite ai sequestri, la permanenza in servizio di antichi torturatori e un notevole tasso di corruzione, ha conferito alla novela negra locale particolari caratteristiche che Carlos Gamerro ha recentemente riassunto in un decalogo dove, tra le altre cose, si legge: «Il delitto lo commette la polizia; scopo delle indagini poliziesche è coprire il delitto; la missione della Giustizia è coprire la polizia». E tuttavia, a partire dagli anni '90, il poliziesco vero e proprio ha cominciato a risalire la china, tornando a prendere spunto non solo da Borges, ma dai tre romanzi brevi di Rodolfo Walsh (di nuovo lui) raccolti in Variaciones en rojo (Variazioni in rosso, Sellerio 199), che precedono di diversi anni Operación masacre e rappresentano in certo senso il suo opposto: pura fiction in cui un commissario e un acuto correttore di bozze risolvono casi davvero canonici.
Lavori sporchi, ma necessari
Sempre piú numerosi sono gli autori, soprattutto quelli fra i trenta e i quaranta, che tornano alle forma piú classica e collaudata del genere, approdando a volte a un successo non solo nazionale, come dimostrano le molte traduzioni dei best seller di Guillermo Martinez (dopo La serie di Oxford, pubblicato da Mondadori nel 2004, esce ora La lenta fine di Luciana B.), o la fortuna di Pablo de Santis (L'enigma di Parigi, Mondadori 2008, e inoltre Il calligrafo di Voltaire , La traduzione, Lettere e filosofia, tutti editi da Sellerio), di Claudia Piñeyro (Le vedove del giovedí Il Saggatore 2008), di Diego Paszkowski (Tesi su un omicidio, Fanucci 2004: ma l'eccellente El otro Gomez rimane inedito) e di Martin Kohan (Fuori i secondi, Einaudi 2008), con il suo magnifico Museo de la revolución (2006), che, come del resto moltissimi romanzi polizieschi e noir arrivati dall'Argentina, va ben oltre i confini del genere.
Kohan ritorna infatti ancora al tema dei desaparecidos, ricostruendo con ossessiva minuzia la storia di un immaginario militante, Rubén Tesare, attraverso i suoi diari dal carcere fortunosamente recuperati da una donna misteriosa. Un quasi poliziesco, quello di Kohan, che torna a fare i conti con il passato: un compito cui gli argentini non possono (né devono) sottrarsi, perché, come sostiene Sasturain, si tratta di «un lavoro sporco, ma necessario». E qualcuno deve pur farlo.

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