News per Miccia corta

09 - 02 - 2010

Nel nome del padre

(il manifesto)

Giuseppe Di Lello


Quando una battaglia antimafia è condotta con il contributo decisivo della testimonianza di Ciancimino jr è meglio essere molto prudenti. Soprattutto perché l'impressione che si puó trarre dalle dichiarazioni che il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo sta facendo nel corso del processo al generale Mori è che a parlare sia soprattutto il padre, attraverso i ricordi del figlio. A un certo punto addirittura Massimo Ciancimino ha provato a tenere fuori dalla responsabilitá  del sacco di Palermo don Vito, che invece com'è noto ne è stato il principale protagonista.
Cosí a proposito della nascita di Forza Italia che Ciancimino ricostruisce come il frutto di una trattativa tra lo stato e la mafia viene da dire che sicuramente la genesi del partito berlusconiano è stata una vicenda ben piú complessa. Che ha avuto a che fare con la scomposizione delle vecchie forze di governo, in rotta per le inchieste di mani pulite, e con la ricomposizione di parte di quelle forze attorno a un progetto che possiamo sbrigativamente chiamare di modernizzazione in chiave efficentista. Non c'è dubbio che, specialmente nel Mezzogiorno, quelle forze avevano in buona parte giá  incorporato la mafia e che dunque Cosa nostra è entrata si potrebbe dire naturalmente dentro il progetto di Silvio Berlusconi. Attribuire quindi la nascita di Forza Italia alla realizzazione di un patto con la mafia mi pare assai riduttivo, sostenere invece che la mafia abbia partecipato a quell'impresa seguendola da vicino e persino costituendone un pezzo importante è un'ipotesi piú che plausibile. Indimenticabile e chiarissimo il risultato delle elezioni politiche del 2001 quando il Popolo della libertá  vinse in Sicilia 61 seggi a 0.
Al di lá  delle semplificazioni, dunque, fa male il ministro Alfano a definire le parole di Massimo Ciancimino «agguato al governo» e appare addirittura goffo nel sostenere che «mai abbiamo avuto la sensazione che Forza Italia possa aver avuto collegamenti con la mafia» solo ricordando che uno dei suoi fondatori, in Sicilia e nel resto d'Italia, Marcello Dell'Utri, è stato condannato in primo grado per concorso esterno a Cosa nostra. Si tratta del resto dello stesso ministro che in queste ore ha annunciato un decreto legge per riportare la competenza dei processi di mafia ai tribunali per sterilizzare una sentenza della Cassazione che dopo la legge Cirielli (votata dal centrodestra) rischia altrimenti di annullare molti processi ai boss mafiosi. Peccato che sempre Alfano abbia presentato in parlamento un progetto di legge di riforma della procedura penale dove si torna ad attribuire, cosí come ha sentenziato la Cassazione, la competenza dei processi per associazione mafiosa alle corti d'assise.

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