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News per Miccia corta

09 - 02 - 2010

Archivio online per gli esuli di tito

(la Repubblica)

 

 
TORINO


ሠun viaggio nel cuore di tenebra di una tragedia a lungo dimenticata, strumentalizzata a scopi ideologici e politici: l'esodo degli italiani dall'Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, cacciati dalla Jugoslavia del maresciallo Tito.
E se non è una memoria condivisa, se è ancora in parte conflittuale, perlomeno adesso puó essere una memoria finalmente espressa per tutti. Significativo, poi, è soprattutto che a immettere per la prima volta in una banca data online quelle testimonianze, quei ricordi, quelle immagini, sia stato un Istituto storico della Resistenza: in questo caso l'Istituto piemontese con sede a Torino, intitolato a Giorgio Agosti, che fu figura di spicco dell'antifascismo e di Giustizia e Libertá .
Non è una novitá  che per anni istituzioni del genere, generalmente collocate a sinistra, siano state accusate dalle associazioni degli esuli, appoggiate dai partiti e dai movimenti di estrema destra e neofascisti, di avere rimosso quanto accadde, nel dopoguerra, lungo i confini orientali dell'Italia. I pregiudizi e le barriere costruite dall'ideologia, cosí come l'oblio, a destra e al centro, dei crimini compiuti in Jugoslavia dai fascisti italiani, invece, sono caduti proprio per iniziativa di chi custodisce le carte dei partigiani. Un lavoro di ricerca cominciato peraltro da tempo anche per opera di altri istituti della Resistenza, tuttavia principalmente a livello didattico.
L'archivio della memoria, che riguarda l'arrivo dei giuliano-dalmati in Piemonte, una delle regioni maggiormente investite dall'esodo di centinaia di migliaia di persone, ha come curatori gli storici Riccardo Marchis, Enrico Miletto e Carlo Pischedda, giá  autori di diversi saggi su questo argomento e ricercatori, appunto, dell'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della societá  contemporanea. Nella messa a punto della banca dati, diventata operativa in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo, fondamentale peró è stato l'apporto degli organismi dei profughi e, in molti casi, dei loro famigliari, cresciuti in esilio eppure rimasti legati profondamente alla loro parte di patria perduta.
Questo «vero e proprio dizionario da sfogliare e da interrogare», con lo scopo di comprendere «un momento storico che, per la sua intrinseca complessitá , appare di non facile interpretazione», raccoglie per ora una cinquantina di testimonianze di donne e di uomini sradicati dalle loro terre, che sono destinate ad aumentare.
Sono stati schedati quindi i luoghi dell'esodo nelle varie province piemontesi, che, all'inizio, si traducevano in vecchie caserme, in villaggi di baracche, in povere case di estreme periferie. Un album fotografico scandisce, nell'inevitabile struggimento del bianco e nero della tristezza e della nostalgia, quei volti, i posti, gli oggetti, gli avvenimenti della vita quotidiana. Un dramma che, nell'introduzione alla banca dati, viene ben colto dalla citazione di una celeberrima canzone popolare istriana. Quell'Addio a Pola che, tra l'altro, recita: «Se devo andar te vojo dir addio, per salutarte come un vero fio, che el parti per andar assai lontan».