News per Miccia corta

02 - 02 - 2010

Abu Omar, «i servizi italiani sapevano»

(Corriere.it)

Rese note le motivazioni che avevano indotto magi a ritenere Pollari non perseguibile

Il giudice Oscar Magi lo scorso 4 novembre durante la lettura della sentenza sul caso Abu Omar (Ansa)
Il giudice Oscar Magi lo scorso 4 novembre durante la lettura della sentenza sul caso Abu Omar (Ansa)
MILANO - Per il giudice Oscar Magi, che il 4 novembre dell'anno scorso ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere nei confronti dell'ex direttore del Sismi, Nicoló Pollari, il servizio segreto italiano era a conoscenza, o forse addirittura compiacente, nelle attivitá  che hanno portato al sequestro dell'ex Imam di Milano, Abu Omar. Scrive infatti il giudice nelle motivazioni del verdetto depositate oggi: «l'esistenza di una autorizzazione organizzativa a livello territoriale nazionale da parte della massime autoritá  responsabili da parte del servizio segreto Usa lascia presumere che tale attivitá  sia stata compiuta quanto meno con la conoscenza (o forse con la compiacenza) delle omologhe attivitá  nazionali, ma di tale circostanza non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie (pur esistenti) per l'apposizione - opposizione di segreto di Stato da parte delle attivitá  governative italiane».

CRITICHE ALLA CONSULTA - Il giudice Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza del processo per il sequestro dell'ex imam di Milano, spiega di essersi «attentamente adeguato» ai dettami della sentenza della Corte costituzionale sul segreto di Stato ma, come giá  fatto in occasione di alcune ordinanze nel dibattimento, ribadisce la sue critiche al provvedimento della Consulta. «Ammettere che vi è segreto di Stato correttamente opponibile all'autoritá  giudiziaria che riguardi i rapporti tra servizi segreti italiani e stranieri e assetti organizzativi e operativi del Sismi, ancorché collegati a un fatto reato per cui si proceda - scrive il giudice -, nel momento in cui si afferma che per quel fatto reato non vi è segreto e nel momento in cui per quel medesimo fatto risultano indagati o imputati persone appartenenti a quei servizi stessi costituisce, a sommesso parere dello scrivente, un 'paradosso logico e giuridico' di portata assoluta e preoccupante».

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