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News per Miccia corta

02 - 02 - 2010

``I boss investirono a Milano 2``

 (la Repubblica)

 

 
FRANCESCO VIVIANO


PALERMO - Una parte del "tesoro" del defunto mafioso ed ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, fu investito nella realizzazione di "Milano 2" che segnó la scalata imprenditoriale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un investimento immobiliare fatto attraverso dei "prestanome", gli imprenditori mafiosi Antonino e Salvatore Buscemi e Francesco Bonura. E una traccia di questi investimenti è in un manoscritto di Vito Ciancimino consegnato dal figlio Massimo ai magistrati, dove oltre ai nomi dei tre imprenditori c'è scritto il nome di Marcello Dell'Utri e "Milano 2". A rivelarlo ieri nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo è stato Massimo Ciancimino, davanti all'ex generale dei carabinieri ed ex capo del Sisde Mario Mori, accusato con il colonnello Mauro Obinu di avere favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano. Ciancimino jr ha svelato il retroscena parlando degli affari del padre, che tra gli anni "˜70 ed "˜80 "diversificó" i suoi investimenti. «Su consiglio di alcuni amici e tra questi gli imprenditori romani Caltagirone e Ciarrapico - ha dichiarato - mio padre investí in Canada in occasione delle Olimpiadi». In Italia, invece, Vito Ciancimino fu consigliato di investire proprio su "Milano 2".
Gran parte dell'udienza di ieri è stata dedicata alla "trattativa" che secondo Massimo Ciancimino fu avviata tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, dove furono uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le loro scorte. Una "trattativa" che viene peró negata da Mori, che ammette di aver avuto incontri con Vito Ciancimino ma solo dopo la strage di via D'Amelio, avvenuta il 19 luglio del "˜92, e per interrompere la strategia stragista dei "corleonesi" e fare arrendere i capi di Cosa nostra Riina e Provenzano. «Io ho fatto il mio lavoro, ero un ufficiale di polizia giudiziaria ed in quel periodo - dice Mori - mentre altri si nascondevano sotto le scrivanie io ed il capitano De Donno abbiamo cercato di arrestare i capi mafia».
Ciancimino, che ha parlato di un misterioso "signor Franco, o Carlo", un uomo dei servizi segreti sempre in contatto con il padre, sostiene invece che gli incontri con De Donno e Mori avvennero subito dopo la strage di Capaci e che durante quegli incontri Riina fece avere all'ex sindaco il "papello", una serie di richieste di Cosa nostra (tra queste l'abolizione della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi, la revisione del maxiprocesso, l'abolizione del 41 bis). Un "papello" ritenuto inaccettabile anche dallo stesso don Vito e da Bernardo Provenzano e che, dice Massimo Ciancimino, fu mostrato a Mori ed al capitano De Donno, che peró smentiscono. Della "trattativa" erano "garanti", ha detto ancora Massimo Ciancimino, i ministri Rognoni e Mancino. Ciancimino Jr ha anche raccontato che Provenzano, pur essendo latitante, incontrava suo padre e che il boss godeva di una immunitá  «garantita in base a un accordo al quale mio padre aveva dato un contributo». Il figlio di Don Vito ha anche raccontato che l'inizio della strategia stragista coincise con l'omicidio dell'on. Salvo Lima (marzo 1992), e che essa doveva proseguire con l'uccisione del procuratore Pietro Grasso e dei politici «che non avevano mantenuto gli impegni», Calogero Mannino e Carlo Vizzini. Sugli investimenti su "Milano 2" interviene l'avvocato Ghedini che definisce "prive di fondamento" le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e annuncia querela. Anche Rognoni e Mancino smentiscono: "Mai saputo di trattative", sono tutte calunnie