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News per Miccia corta

28 - 01 - 2010

Come lavorano gli 007 italiani

(la Repubblica)

 

"Non si tratta di organizzazioni di qualche centinaio di persone, ma di strutture elefantiache che si occupano di tutto"

 

 
CONCETTO VECCHIO


A metá  degli anni Cinquanta il ministro dell'Interno Tambroni scoprí che i servizi stavano indagando sulla sua relazione extraconiugale con Sylvia Koscina. Alla vigilia dell'ascesa al Quirinale il Sifar appuró che Giuseppe Saragat aveva due casi di pazzia in famiglia (fatto che non gli impedí l'elezione nel 1964). E alla Commissione stragi del 3 gennaio 1997 l'ex capo dell'Ufficio D, Gianadelio Maletti, riveló che il servizio controllava un presidente del consiglio dc omosessuale, avendo sorpreso «un giovane in tenuta adamitica sulla terrazza del suo attico». Del resto negli anni della Guerra fredda la Direzione centrale della polizia di prevenzione presso il Viminale disponeva di quasi un milione di fascicoli, e tra gli schedati anche rappresentanti di governo alle cui dipendenze operava. Un archivio enorme, che peró era nulla in confronto a quello monumentale del Kgb, di cui s'ipotizzavano 23 milioni di dossier. A quei tempi anche il Pci aveva i suoi servizi interni, e ritiró la tessera a Pasolini quando si seppe che era gay.
Ora, nell'Italia delle stragi impunite, e dei servizi segreti deviati, dove ogni vicenda opaca richiama su di sé il sospetto, talvolta assai fondato, dell'intervento non corretto dell'intelligence, vi è un'inadeguata attenzione al fenomeno da parte di storici, politologi, sociologi. Il che è incomprensibile, perché nelle societá  contemporanee il peso dei servizi è, se possibile, accresciuto rispetto al passato. «I servizi non sono piú le piccole organizzazioni di qualche centinaio o migliaio di persone, ma organizzazioni elefantiache che non si occupano piú solo di sicurezza militare o di spionaggio politico». Questa la tesi che anima il saggio di Aldo Giannuli, Come funzionano i servizi segreti, (Ponte alle Grazie).
La carriera dell'informatore è breve. Tuttavia anche questa regola ha le sue eccezioni: Luca Osteria, durante la guerra fu agente della Rsi ma collaboró con la Resistenza, e tale Calibano che in 47 anni aveva servito il Sid, la Cia, lo Sdece, il Mossad e Mukkhabarat siriano, morí serenamente nel suo letto. Peró dimentichiamoci James Bond: «L'intelligence è un lavoro fatto di molta routine, di tante conversazioni e di una grande quantitá  di ore a tavolino». E gli 007 leggono soprattutto i giornali, par di capire, posto che «sulle fonti aperte si trova tra il 75 e il 90 per cento di dati utili alla realtá », come affermano Umberto Rapetto e Roberto Di Nunzio nell'Atlante delle spie. Nell'era di Echelon le fonti umane restano imprescindibili. Non a caso la Cia le ha rivalutate dopo la tragedia dell'11 settembre, considerato che Al-Qaeda era inspiegabilmente sfuggita a tutti i sistemi d'intercettazione e di spionaggio satellitare. Un po' a sorpresa Giannuli sostiene che non hanno senso le polemiche sui servizi segreti deviati, «in quanto i servizi segreti, in quanto tali, sono una deviazione dal principio di legalitá . Sono una sorta di associazione a delinquere autorizzata». Insomma, «l'uomo di intelligence ontologicamente non è democratico, perché la sua stessa funzione non lo è»