I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori

News per Miccia corta

22 - 01 - 2010

Neonazi, affaristi e pasticcioni ecco come fallí il furto di Auschwitz

(la Repubblica)

 

 

Hoegstrom voleva vendere la scritta e finanziare attentati Marcin far soldi e cambiare vita
Fatale l'idea di parlare al telefono con gli esecutori dello "sfregio". E la polizia ascoltava

 

 
ANDREA TARQUINI



BERLINO

Tutto cominció con una bella serata tra amici, ospiti nella villa d'un milionario su un'isola dell'arcipelago di Stoccolma. Lá  i due giovani, Anders Hoegstrom, leader neonazista pentito, e il polacco Marcin A., detto «il falegname», esportatore di materiale edile, si conobbero. Si piacquero subito, lá  escogitarono il piano. Li muovevano forse il gusto dell'avventura, e la tentazione del colpo grosso: rubare la scritta all'ingresso di Auschwitz, rivenderla a qualche ricco collezionista, e col bottino darsi una svolta.
Niente piú conti in rosso, e, pare, non solo. Almeno nei sogni di Hoegstrom, che pure ora smentisce. Terrorismo spettacolare, un attacco al cuore dello Stato: attentati contro il premier svedese, Fredrik Reinfeldt, e un attacco armato al Parlamento. Reclutarono in Polonia un pugno di pregiudicati come uomini di mano. Ma la banda che ha sconvolto il mondo si è tradita da sola, con errori a catena. Questa è la storia della profanazione del secolo, il furto fallito della targa di Auschwitz.
Lars Goeran Wahlstroem, il milionario che li ospitava, è da tempo chiacchierato per le sue simpatie d'estrema destra. I media anni fa allusero a lui come complice di piani eversivi. Hoegstrom aveva precedenti pesanti: era stato nella Vitt ariskt mootstaand, la «Resistenza ariana bianca». Due anni di carcere, poi fondó il suo Fronte nazionalsocialista, sognava l'infanzia d'un capo. Nel 1999 si dissoció. Fu soccorso da Exit, un'organizzazione che aiuta i neonazisti pentiti, parló nelle scuole contro l'ultradestra. Il pentimento non era sincero, dicono ora gli inquirenti. Il milionario era diventato il suo tutore.
Marcin invece no. Lui, faccia d'angelo, aveva la fama di bravo ragazzo, tutto casa e lavoro, fedele alla moglie, pieno d'attenzioni per la figlioletta, adorato dal suocero ex alto ufficiale della polizia della nativa Czerniakowo. In Svezia aveva trovato un impiego. L'idea del piano lo conquistó, ma disse: «Non voglio sporcarmi le mani di persona».
Anders si mostró comprensivo. Scritturó Vladimir, amico d'origine serba. Con la Seat di Vladimir, i due andarono in Polonia. Ad Auschwitz, Anders mostró di persona l'oggetto da rubare. Marcin trovó i manovali. Cominció con un balordo ex amico d'infanzia di Czerniakowo, Andrzej, detto "Soczewa" (occhialoni, quelli che porta per miopia). Un divorzio e una condanna per contrabbando d'alcol alle spalle, fame di soldi, era pronto a tutto.
Mise lui insieme il resto della gang. Due fratelli conosciuti in carcere, Lukas e Radoslaw, detti "topo vecchio" e "topo giovane", pregiudicati per violenze e affari di droga, e Pawel «l'usignolo», ex scassinatore. I quattro arrivarono ad Auschwitz in piena notte. Arrivó il primo errore: dalla Svezia, Marcin impartiva loro ordini con sms e chiamate sul cellulare.
Forzarono il muro e i reticolati, tagliarono la targa, fuggirono nel buio. Metá  della banda arrivó fino al porto di Stettino per preparare l'imbarco della refurtiva, la scritta restó nascosta dietro casa della mamma di "occhialoni" a Czerniakowo. Due giorni dopo, il 20 dicembre, un secondo errore li tradí: si parlarono sui cellulari, le conversazioni vennero intercettate dall'intelligence polacca.
Poi il terzo sbaglio: alzarono il prezzo del loro lavoro. Nel mondo intanto non si parlava d'altro. E al giovane Anders crollarono i nervi. «Non sapevo nulla prima, appena informato da un neonazista chiamai le autoritá », dice adesso difendendosi. La polizia polacca non gli crede. I dolori del giovane Anders, affermano gli inquirenti a Cracovia e, a Stoccolma, i giornalisti investigativi di Aftonbladet, erano sorti perché improvvisamente lui si è sentito parte di un "grande gioco" troppo grande per lui, che gli era sfuggito di mano, come un sortilegio maligno a un apprendista stregone. ሠil 20, quando Anders Hoegstroem vuota il sacco.
Racconta tutto a giornalisti di Aftonbladet, fornisce loro i dati bancari di Marcin su cui il collezionista avrebbe dovuto versare il pagamento. E chiama la polizia polacca. «Troppo tardi, caro signore», gli rispondono in inglese, «conosciamo giá  i colpevoli».
Una telefonata dopo l'altra: Anders ormai si comportava in preda a una crisi di nervi. Forse le sue conversazioni, e quelle di Marcin, non erano sfuggite alla Saepo, Saekerhetspolisen, il servizio segreto svedese. Quel misterioso corpo speciale che vanta ancora un colpo grosso della guerra fredda: furono i primi a fotografare Markus "Mischa" Wolf, la "spia senza volto", il mitico capo dello spionaggio della DDR. Ricordi di glorie lontane.
Dopo l'assassinio dell'ex premier Olof Palme e della ministro degli Esteri Anna Lindh, alla Saepo «prendiamo estremamente sul serio ogni voce di complotto». Centri d'ascolto, e aerei da electronic intelligence della modernissima aviazione reale, sono in prima linea. «Sul furto non indaghiamo, sulle voci di complotto un'inchiesta è in corso, non possiamo dire né da quando, né a che punto è, il nostro lavoro continua». Anders nega tutto, Wahlstroem il tutore lo difende: quelle voci di attentati «sono solo fantasie».
Anche Marcin faccia d'angelo ha trovato chi prende le sue parti: il suocero, l'ufficiale di polizia in pensione. «Arrestare una persona è un conto, altro è provarne la colpevolezza. E poi via, se non fosse per i giornali, parleremmo solo di furti di rottami di metallo. e perché mai tanti ettari per quel museo? Basterebbe mettere un po' di oggetti sotto vetro o erigere qualche monumento». Il misterioso collezionista è ancora uccel di bosco, l'incubo di misteriose reti segrete neonazi resta vivo.
(Hanno collaborato Vincenzo Lanza e Katarzyna Rukojc)