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News per Miccia corta

18 - 01 - 2010

La comunitá : ammessi i silenzi della Chiesa

 
 (la Repubblica, 18 gennaio 2009)

 

 
Il nipote di uno dei deportati del 1943: in realtá  ben pochi furono salvati dal Vaticano
 

 

GABRIELE ISMAN


ROMA - «áˆ stata una giornata emozionante, molto emozionante». Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni dopo l'incontro con Benedetto XVI non ha lasciato il ghetto: è andato a cena in un ristorante kosher con la sua famiglia, con i parenti arrivati da Israele per l'occasione. Il Papa a un certo punto del suo discorso ha detto che sulla Shoah «molti rimasero indifferenti». Per Di Segni «è difficile dire cose con esattezza intendesse, se fosse una forma di autocritica, ma comunque non ha voluto far passare l'immagine apologetica di un "erano tutti dalla vostra parte". Questa era il vero rischio di questo passaggio, ed è importante che sia stato evitato».
«Quel passaggio del Papa - dice Riccardo Pacifici - è la presa d'atto che non tutti fecero quanto potevano. Il tema dell'indifferenza è notevole, ed è impossibile immaginare oggi la portata di un evento di queste dimensioni. La visita del 1986 di Giovanni Paolo II ha prodotto risultati per molti anni a venire». Dal presidente della comunitá  romana arriva persino un'autocritica: «Qualcuno tra noi, e io ero tra questi, diceva che avevamo ricevuto uno sgarbo tre settimane fa, con l'accelerazione della beatificazione di Pio XII. Ci ho ripensato, è stato piú corretto dirlo prima di questa visita e arrivare all'appuntamento in modo piú diretto, sincero e genuino. La veritá  arriverá  soltanto quando avremo l'accesso agli archivi vaticani che poi potranno anche contraddirci».
Pacifici sottolinea due momenti del pomeriggio: «Il rabbino Di Segni ha citato i bambini convertiti a forza, un tema da sviluppare, e mi ha colpito il Papa quando si è alzato e ha accennato un inchino ai superstiti. Secondo me, ha sentito in quel momento il peso di essere Papa e di essere tedesco. In tutti ho visto voglia, serenitá , soddisfazione, e il Papa me l'aspettavo piú freddo».
Tra i superstiti c'era anche Sabatino Finzi, l'unico, assieme a Lello Di Segni, ancora in vita tra le 17 persone ritornate da Auschwitz. Quel 16 ottobre partirono in piú di mille. Il nipote di Finzi, che si chiama come il nonno, ha consegnato al Papa una lettera in cui torna il tema dell'indifferenza: «Il silenzio di chi - hanno scritto i sopravvissuti - avrebbe potuto fare qualcosa ha segnato le nostre vite e quelle dei nostri figli. Ognuno ha le sue colpe per quello che è accaduto. Noi non abbiamo mai abbandonato la fiducia negli uomini ma gli uomini non sono venuti in nostro aiuto».
Nando Tagliacozzo ha 72 anni: il 16 ottobre 1943 furono deportati sua sorella, suo zio e sua nonna. Nei capi di sterminio sono morti anche il padre e un altro zio. «Il valore di questi incontri non è soltanto in ció che si dice ma anche nel riscontro mediatico. Ben venga dunque il Papa in sinagoga» dice, dopo il pomeriggio passato davanti al televisore. E su quel passaggio di Benedetto XVI - "molti rimasero indifferenti" - non lo colpisce granché: «Salvarono numericamente ben poche persone, e soltanto dopo il 16 ottobre. Aprirono le loro porte quando molto era giá  successo. ሠun tema che comunque affronto con difficoltá : io stesso mi salvai trovando rifugio nel convento delle suore del Preziosissimo sangue a via di Porta Metronia, qui a Roma. Pio XII era un capo di Stato estero con sudditi da entrambi le parti. Quindi non prese posizione»