News per Miccia corta

12 - 01 - 2010

``Cosí vedemmo morire il Führer``

(la Repubblica, 12 gennaio 2009)

ANDREA TARQUINI
 



BERLINO - «Hitler sedeva col capo reclinato, sulla tempia destra era visibile il foro d'ingresso della pallottola, largo piú o meno come una moneta da dieci centesimi. Eva Braun giaceva sul divano...». Cosí le voci dei due supertestimoni di allora narrarono quel pomeriggio fatidico del 30 maggio 1945 nel Bunker della Cancelleria del Reich, a Berlino dove divampavano gli ultimi combattimenti tra la Wehrmacht e l'Armata rossa. Voci segrete fino a ieri. Otto Günsche, aiutante personale del tiranno, e Heinz Linge, cameriere personale, entrambi guardie del corpo e persone di fiducia scelti dallo RSHA, l'Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich, raccontarono tutto. Oggi per la prima volta la loro viva voce, restituitaci dai nastri BASF dei magnetofoni degli anni Cinquanta, ci riporta a quei momenti. Spiegel online e Spiegel tv li hanno trovati e resi pubblici.
I nastri giacevano nel Muenchner Staatsarchiv, l'archivio statale di Monaco. Nella capitale bavarese - appena giunti in Germania dopo anni di prigionia e di duri interrogatori in Unione Sovietica - Günsche e Linge furono convocati dalla magistratura. Il tribunale di Berchtesgaden (dove Hitler aveva la sua residenza di riposo) nel 1952 aveva aperto un'inchiesta per verificare se esistessero gli estremi per dichiarare morto quell'uomo nato in Austria che aveva gettato nell'abisso la Germania e il mondo intero. E loro due, gli attendenti piú fidati, furono i testimoni decisivi. Solo il 25 ottobre 1956, ascoltatili in ogni dettaglio, i giudici dichiararono ufficialmente morto «Hitler, Adolf, nato a Braunau».
I nastri restaurati ci fanno ascoltare le due voci. Due versioni quasi identiche, poche differenze nei ricordi, ma unanimi nella conferma assoluta che il Führer si tolse la vita insieme a Eva Braun, l'amante appena sposata nel Bunker. Racconta Linge: «Quando io entrai, Hitler sedeva a sinistra, alla mia sinistra, all'angolo sinistro del divano. La testa era ripiegata un po' in avanti, sulla tempia destra vidi il punto d'ingresso della pallottola, largo circa come una moneta da dieci centesimi». Viene poi la voce della testimonianza di Günsche, un minimo diversa: «Hitler sedeva su una poltrona, il capo reclinato sulla spalla destra, la spalla stessa posante sul bracciolo, la mano destra pendeva inerte. Sulla tempia destra, il foro del proiettile». Eva Braun «giaceva sul divano, non erano visibili segni di ferita d'arma da fuoco». Probabilmente si dette la morte col veleno.
Il documento è eccezionale, perché fa giustizia una volta per tutte su ogni dubbio sul luogo e il momento della morte di Hitler. Dopo la vittoria alleata, media e servizi segreti americani, britannici e sovietici dubitarono che i due cadaveri cremati trovati dai russi fuori dal Bunker fossero quelli di Hitler e della Braun, e seguirono ogni voce: si temeva che il tiranno fosse fuggito con un U-Boot, e fosse ancora vivo in fattorie-comunitá  naziste in Argentina o altrove in Sudamerica. O nell'Antartide, nella base di ricerche scientifiche tedesca.
Soprattutto Stalin ci teneva a sapere tutto sulla morte del Führer. Günsche e Linge furono portati dalla NKVD a Mosca, e interrogati per anni. Il "piccolo padre", come inseguito da incubi, voleva prove sicure, e diffidava dei due prigionieri ma anche degli agenti speciali che strappavano loro confessioni. Günsche e Linge tornarono in Germania dopo il disgelo tra Kruscev e il padre della democrazia di Bonn, Konrad Adenauer: egli voló a Mosca col suo Constellation, concesse all'Urss crediti, tecnologie e aiuti a valanga, riportó a casa decine di migliaia di prigionieri di guerra. Per quei due, peró, gli interrogatori continuarono in patria.

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