News per Miccia corta

06 - 01 - 2010

Trollmann, il pugile zingaro che sfidó il Terzo Reich

(Unita.it)

di Roberto Brunelli


Berlino, 1933. Danzava, lo zingaro. E vinceva. Saltellava, colpiva veloce: come molti anni dopo avrebbe fatto Mohammed Alí, tanto per dire. Johann Trollman era un eroe. Era fascinoso, con quei riccioli scuri, era elegante. Aveva stile. Lo amavano le donne, le celebritá  si accalcavano in prima fila per assistere ai suoi match. La gente si scalmanava, i titoli dei giornali erano sempre per lui. Una carriera folgorante, quella di Trollmann, detto "Rukelie". Campione tedesco dei pesi medi: lo scontro per il titolo con Adolf Witt è leggendario. Dopo sei round, l'ariano Witt, una specie di colosso inamovibile, era a pezzi. In prima fila c'è un gerarca nazista, tale Georg Radamm, presidente dell'associazioni pugili tedeschi, che ordinó di annullare l'incontro. Il pubblico esplose di rabbia, invase il ring e difese il proprio campione: gli gettarono al collo la corona, i nazisti sfiorarono il linciaggio. Trollmann pianse. Di felicitá .

Campo di concentramento di Neuengamme, 1943. Un uomo denutrito, ridotto a poco piú che uno scheletro ma con indosso i guantoni da boxe, crolla nel fango. Non è chiaro cosa sia successo: si sa che ci sono stati degli spari. ሠil detenuto nr. 721/1943. Il suo nome è Johann Trollmann. Lo avevano, come tante altre volte, massacrato di botte: sapendo che era stato un campione, gli infilavano i guantoni e lo facevano a pezzi. Per tenerlo in piedi piú a lungo, gli davano una doppia razione di cibo. «Adesso difenditi, zingaro», gli urlavano le SS.

La storia di Johann Trollmann è una delle piú straordinarie e meno raccontate del Terzo Reich. Meno raccontate per un solo motivo: "Rukelie" era un sinti. «Integrato» e inurbato, per cosí dire, ma pur sempre sinti. Fino al '33, anno dell'ascesa di Hitler al potere, conobbe qualche sporadico episodio di discriminazione. Dopo, la sua carriera fu una discesa agli inferi, che solo nel 2010 conoscerá  una parziale riparazione, quando verrá  inaugurato a Berlino, a Kreuzberg nel Viktoriapark, un monumento a forma di ring a lui dedicato, realizzato da un gruppo di artisti capeggiato dal pittore d'avanguardia Alekos Hofstetter, che si è fatto promotore dell'iniziativa convinto che – se pure la Germania abbia compiuto moltissima strada per quello che riguarda la pesantissima ereditá  nazista – quella di Trollmann sia una storia da riabilitare pienamente. Che, insomma, i tedeschi non abbiano ancora finito di fare i conti col proprio passato, soprattutto per quel che riguarda rom e sinti. Non a caso, prima di lui, la storia del «pugile zingaro» l'ha raccontata unicamente il giornalista e scrittore Roger Repplinger, nel libro Leg dich, Zigeuner (Piper Verlag, 2008).

Eppure la vicenda umana e sportiva di "Rukelie", nato il 27 dicembre 1907 a Wilsche è, con tutto il suo carico di dolore, ingiustizia, discriminazione e razzismo, una vicenda eccezionale ed emblematica. Professionista dal '29, era diventato rapidamente uno dei pugili piú richiesti dell'epoca. Trollmann combatteva sia nei pesi medi che nei mediomassimi. Quasi sempre aveva la meglio sugli avversari di categoria superiore, grazie ad uno stile che all'epoca era pura avanguardia: veloce sulle gambe, quasi danzante, colpi brevi e formidabili. Roba «animalesca», secondo le camicie brune, «effeminata», niente a che vedere con «il vero pugilato ariano». Come non bastasse, dato che Johann era sinti, non era accettabile l'affronto del titolo vinto contro Adolf Witt. Cosí, una settimana dopo quel 9 giugno in cui Rukelie ebbe il titolo, il titolo gli fu tolto. Con una motivazione ridicola: le lacrime – di gioia – che gli erano corse sulle guance non erano «degne di un vero pugile». Un «comportamento pietoso», fu l'espressione usata dall'associazione dei pugili, giá  completamente assoggettata al partito nazionalsocialista. Ma non bastava.

Lo «zingaro» era troppo famoso, troppo amato, e certo non era conforme ad una visione ariana dello sport. L'affronto della vittoria contro Witt doveva essere vendicato. Fu organizzato un nuovo incontro, questa volta contro Gustav Eder, che successivamente sará  campione europeo: una sconfitta annunciata, anzi preparata con cura. Proibirono a Trollmann di muoversi dal centro del ring, gli dissero che se avesse «danzato» schivando i colpi gli avrebbero tolto la licenza. Johann doveva perdere, e basta. Johann lo sapeva.

Quel che segue fa di Trollmann uno dei piú straordinari eroi della storia dello sport. Un eroe tragico, quasi nel senso greco del termine: "Rukelie" si presentó sul ring con i capelli tinti di biondo-oro e con tutto il corpo cosparso di farina. Consapevole di andare a farsi massacrare, con questo gesto provocatorio e smisurato coraggio si prese gioco di tutta la retorica del «combattente ariano» con cui la propaganda nazista aveva gonfiato e avvelenato il paese: piantato come una quercia, per cinque round venne preso a cannonate da Eder, finché non crolló a terra, avvolto da una nube candida di farina che si alzó per aria.

Gli anni seguenti furono un rapido viaggio nell'inferno del nazismo. Ancora qualche sporadico combattimento: «Sdraiati, zingaro», gli ululavano le camicie brune dall'angolo, «altrimenti prendiamo te e la tua famiglia». Per qualche anno comparve alle fiere di paese combattendo per pochi spiccioli, in altri periodi addirittura visse nascosto nei boschi. I sinti e i rom – che vennero degradati al livello «non-umano» degli ebrei soltanto nel '38 – furono obbligati in molti casi a farsi sterilizzare: idem Trollman. Che, per di piú, divorzió dalla moglie pur di evitare che la sua famiglia fosse destinata alla deportazione.

Nondimeno, il pugile fu richiamato dalla Wehrmacht e mandato al fronte. I nazisti continuarono ad infierire: al suo ritorno, nel '42, venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel lager di Neuengamme, vicino Amburgo. Qui, racconta Repplinger, dovrebbe aver incontrato un collega sportivo, l'ex stella del calcio Tull Harder, «l'ariano» Tull Harder, nel frattempo diventato ufficiale delle SS. Storie parallele di sportivi tedeschi: messo sotto accusa dopo la guerra per aver comandato un sottocampo vicino Hannover, dove migliaia di ebrei polacchi furono resi schiavi e poi portati alla morte, Harder dichiaró durante il processo di non essere a conoscenza di quello che accadeva nel suo lager. Venne condannato a 15 anni, ma giá  per il Natale del '51 era un uomo libero.

Ebbe anche una pensione: un privilegio che ai pochi sinti e rom sopravvissuti all'olocausto non fu concesso mai, perché diversi tribunali avevano sentenziato che gli zingari erano stati preseguitati non per la razza, ma erano finiti nei lager in quanto «criminali». Solo nel 2003 agli eredi Trollmann fu consegnata la cintura da campione di "Rukelie", in una triste cerimonia disertata dai dirigenti dell'Unione dei pugili professionisti tedeschi. Gustav Eder, che aveva abbattuto l'inerme Johann coperto di farina, morí di vecchiaia nel '93. Trollmann finí nel fango di Neuengamme, con addosso solo i suoi guantoni da boxe.

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