News per Miccia corta

04 - 01 - 2010

Berlino liberata, ritoccata la foto che fece la Storia

(la Repubblica, 4 gennaio 2010)

La bandiera rossa sul tetto del Reichstag è l'icona del crollo del Terzo Reich


ANDREA TARQUINI



BERLINO


ሠstata sempre ritenuta una delle foto del secolo: sullo sfondo di Berlino conquistata e in fiamme, un soldatino dell'Armata rossa sventola la bandiera sovietica dal tetto del Reichstag. Documento, memoria e simbolo emotivo della disfatta del nazismo. Ma se la disfatta, grazie al Cielo, fu reale, la foto, o piú precisamente l'intera sequenza fotografica, è un falso, un insieme di ritocchi, correzioni e fotomontaggi. Lo sostiene lo storico tedesco Ernst Volland nel suo nuovo libro, Das Banner des Sieges.
La foto rese celebre nel mondo uno dei piú famosi reporter di guerra sovietici, Evgenij Chaldej. Risale al 2 maggio del 1945: a Berlino infuriano gli ultimi combattimenti tra i soldati del maresciallo Zhukov e gli ultimi reparti della Wehrmacht e del Volkssturm, vecchi e bambini mandati a morire da Hitler. Una pattuglia di soldati sovietici scala il tetto del Reichstag, uno di loro sventola una bandiera dell'Urss. La bandiera, dice Volland, fu sventolata davvero, ma le foto sono falsi, immagini taroccate o ritoccate. In una di loro sono sovrapposte sullo sfondo (la cittá ) nuvole di fumo degli incendi causati dalla battaglia, nuvole che invece secondo le ricerche storiche non si levarono in cielo quando i soldati issarono la bandiera rossa. Morale: Chaldej, secondo Volland, ha sovrapposto in fase di stampa l'immagine del soldato con la bandiera e un altro negativo con le nuvole di fumo. Probabilmente, per drammatizzare la scena.
Non è finita: in altre immagini della sequenza che con le sue "Zorkij"(la semplice ma ben fatta copia sovietica della mitica Leica tedesca) Evgenij Chaldej scattó, si vede un secondo soldato. Nella prima immagine porta un orologio a ogni polso. Segno forse di bottino di guerra, ma non piaceva alla propaganda immortalare prove dei saccheggi sistematici dell'Armata rossa nelle cittá  tedesche, quindi in versioni successive uno degli orologi da polso scomparve.
La stessa bandiera, sempre scorrendo la sequenza, in alcuni fotogrammi appare sventolare con troppo poco entusiasmo, per cui, sostiene sempre Volland, fu ritoccata con una bandiera che garriva al vento con maggior entusiasmo, presa da un altro scatto della Zorkij. Ma in questo caso il fotomontaggio appare particolarmente maldestro. E come se non bastasse, le versioni a colori della storica immagine secondo lo storico risultano colorate a posteriori. Il documento storico insomma resta ma si allontana dall'autenticitá . Crolla dunque un mito? Chaldej resta comunque un grande esponente dei fotoreporter di guerra dell'Armata rossa, come Dmitri Bal'termants che immortaló i combattimenti in prima linea. E, bandiera taroccata o no, Chaldej almeno è in buona compagnia internazionale tra i "sospetti": lo stesso Robert Capa fu accusato di aver falsificato la sua immagine piú celebre, il miliziano della Repubblica spagnola colpito a morte al fronte dai franchisti. E nel 2006 a Beirut un fotografo fu licenziato per aver inserito con la tecnica digitale fumo di bombe su immagini di Beirut bombardata dagli F-16 israeliani.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori