News per Miccia corta

19 - 12 - 2009

Auschwitz, l'ultimo insulto rubata l'insegna all'ingresso

(la Repubblica, 19 dicembre 2009)

Il direttore del museo: l'abbiamo giá  sostituita. La polizia: "Opera di professionisti"


ANDREA TARQUINI




PRAGA - Hanno colpito di notte, come le SS nei loro Blitz "notte e nebbia", le retate nei ghetti dell'Europa occupata. Hanno profanato il simbolo insieme piú cupo e importante della memoria dell'Olocausto. Un gruppo di criminali ignoti è entrato in azione oltre le recinzioni nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, la piú grande e sinistra fabbrica della morte della Shoah. Hanno rubato quell'iscrizione in ferro battuto, lunga cinque metri, che sul portone d'ingresso proclamava "Arbeit macht frei", il lavoro rende liberi. Era l'orrido benvenuto dei nazisti al popolo che vollero cancellare dal mondo, le parole d'ingresso della porta dell'Inferno, come scrisse Primo Levi. Adesso sono sparite, in mano a chissá  chi: l'ebraismo mondiale e il mondo tout court sono raggelati nell'orrore.
«Sono entrati in azione tra le 3,30 e le 5 del mattino, secondo i primi rilevi della scientifica», dice Malgorzata Jurecka, portavoce della polizia locale. «Sembra opera di professionisti», aggiunge. Auschwitz, la fabbrica della morte trasformata in memoriale perché il mondo non dimentichi, è protetta da recinti e sorvegliata di notte da vigilantes. «Sapevano il fatto loro», insiste la polizia. «Hanno scavato un tunnel sotto le recinzioni, sono arrivati fino in alto, alla sommitá  del portale. Da un lato hanno svitato la scritta, dall'altro l'hanno divelta. Poi tutto indica che siano fuggiti in auto. Li cerchiamo ovunque». Niente firme, niente rivendicazioni.
«áˆ una profanazione abominevole, è la violazione del luogo che piú di ogni altro ricorda l'Olocausto al mondo, il luogo dove morirono nelle camere a gas e finirono cremati nei forni, dopo sofferenze e torture bestiali e lavoro in condizioni disumane, oltre 1,1 milioni di deportati, in stragrande maggioranza ebrei», dice sconvolto Jaroslaw Mensfelt, portavoce della fondazione del Museo-Memoriale di Auschwitz.
«Stiamo esaminando i video della telecamere», spiega la portavoce della polizia. «Seguiamo tutte le piste possibili, ma privilegiamo quella d'un furto su commissione, attuato da professionisti per un mandante ricco e potente. Gruppi estremisti, o folli collezionisti di cimeli del Terzo Reich». Migliaia di agenti sono in prima linea nella caccia ai ladri profanatori. Nel gelo dell'Europa centrale, a 15 sotto zero e sotto tempeste di neve, cercano ovunque. Ma dei ladri profanatori ancora non c'è traccia. Non si puó nemmeno escludere che siano giá  riusciti a trafugare in un altro paese il loro bottino. Verso Ovest o Sud, perché la Polonia è nell'Europa di Schengen e quindi con i paesi confinanti dell'Unione europea non vigono controlli alla frontiera. O forse verso est, verso la Bielorussia di Lukashenko, o ancora fino a un porto, dove potrebbero averla imbarcata verso chi sa quale meta.
«L'abbiamo subito sostituita con una riproduzione, la Memoria deve restare sotto gli occhi di tutto il mondo ogni giorno, anche se non in originale. Ma il colpo è tremendo», afferma Mensfelt.

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