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News per Miccia corta

12 - 12 - 2009

``Resistenza, ottima l'idea di Petrini. Tira una brutta aria sulla memoria``

(la Repubblica, 12 dicembre 2009)

 

MASSIMO NOVELLI


«La proposta di Carlo Petrini è ottima e va accettata al volo. Soprattutto adesso, di questi tempi, ora che tira una brutta aria per la Resistenza e per chi allora si batté per liberare il Paese dai tedeschi e dai fascisti». Lo afferma Michele Calandri. Con Livio Berardo da tempo anima l'Istituto storico della Resistenza di Cuneo e della sua provincia, uno dei maggiori in Italia, che venne fondato quarantacinque anni fa da gente come Nuto Revelli, Giorgio Beltrutti, Piero Camilla, Faustino Dalmazzo, Dino Giacosa, Mario Donadei, Aurelio Verra, Manlio Vineis, e che recentemente è stato intitolato a Dante Livio Bianco.
«Salvare la memoria», dice Petrini. E aggiunge che, allo scopo, bisogna filmare le testimonianze dei partigiani sopravvissuti, prima che se ne vadano. Ma non l'avete giá  fatto voi, attraverso gli Istituti storici?
«Abbiamo fatto molto, certo, principalmente registrando nel corso degli anni tante testimonianze partigiane: noi come gli Istituti delle altre province piemontesi. Peró il nostro non è stato un lavoro a tappeto, un lavoro davvero sistematico. Quasi sempre è stato orientato su determinati avvenimenti, raccogliendo la voce di chi li visse. Del resto, era impossibile registrare e filmare i racconti di tutti i protagonisti dei venti mesi di guerra partigiana, dal settembre del 1943 all'aprile 1945. Si è stimato in 90 mila il numero di chi, in Piemonte, tra partigiani combattenti e patrioti emeriti, prese parte alla lotta di Liberazione. E, di questi, 21 mila (dei quali circa 12 mila combattenti) nella sola provincia cuneese».
Quali suggerimenti puó dare per concretizzare entro il 2011 quello che Petrini, nel suo intervento pubblicato venerdí 11 dicembre su «Repubblica», definisce sia «un grande progetto culturale» sia «una sfida»?
«Bisogna procedere con un minimo di discernimento, con criteri scientifici, di modo che si riesca a ottenere dai partigiani ancora in vita, che per ovvie ragioni sono sempre meno, delle testimonianze non generiche, il piú possibile esaurienti e ricche di contenuti. A mio parere, poi, la prima cosa da fare è un censimento di quanto giá  esiste. Mi riferisco ai documenti e ai materiali cinematografici, audiovisivi, cartacei, e via dicendo, presenti negli Istituti storici della Resistenza della nostra regione, presso l'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza creato da Paolo Gobetti e in altri centri di ricerca, cosí come quelli girati e raccolti da privati. Penso per esempio ai lavori di Fabio Bailo, come quello su Paolo Farinetti, il comandante partigiano di Alba, padre di Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, oppure ai film di Remo Schellino, vere miniere per quanto riguarda i ricordi dei partigiani, delle donne della Resistenza, degli alpini delle nostre valli mandati in Russia, dei deportati nei lager nazisti».
Lei dice che tira una brutta aria sulla memoria della Resistenza, sugli stessi Istituti storici. Perché?
«Diciamo che, almeno per quanto concerne alcune provincie del Piemonte, in particolare quelle amministrate dalla Lega Nord come Cuneo o Novara, sembra che ci sia un po' di disinteresse per le attivitá  degli Istituti storici. Questo, a onor del vero, non accadeva in passato, pur sotto amministrazioni di centrodestra. Raffaele Costa, quando presiedeva la Provincia di Cuneo, riconobbe onestamente e pubblicamente l'importanza del nostro ruolo. E altri riconoscimenti ci vennero dalla destra, pure da associazioni di ex militari della RSI, all'epoca in cui censimmo e raccogliemmo in un grosso volume, «Vite spezzate», i nomi di tutti i caduti del cuneese nella guerra e nella Resistenza. I nomi di tutti, naturalmente anche dei caduti fascisti».