News per Miccia corta

08 - 12 - 2009

"La prima linea"ÂĚ di Renato De Maria: terrorismo e sovvenzioni statali

(www.libertiamo.it)

 



- La chiave per comprendere un film la si cerca di solito fra le sue immagini.
Nel caso di "La prima linea"¬Ě, il film che Renato De Maria ha dedicato all'omonimo gruppo terroristico attivo in Italia negli anni Settanta, la chiave la si pu√≥ trovare gi√°¬† nella voce del protagonista. E' un personaggio ispirato a Sergio Segio, uno dei leader del gruppo, dal cui libro autobiografico il film √® tratto.

Lo interpreta Riccardo Scamarcio. E la sua voce ‚Äď che racconta in prima persona la sua vicenda, anche a commento delle immagini ‚Äď √®, intenzionalmente e rigorosamente, monotona, spenta di ogni emozione; preoccupata soltanto, si direbbe, di scandire con esattezza e con neutralit√°¬†, tutte le parole che pronuncia.
Vi affiora forse, a volte, una sfumatura di amarezza.

E si capisce: il suo racconto avviene quando √® ormai in carcere, e l'avventura terroristica √® data definitivamente per fallita. Ma anche quando si svolgeva, nella sua fase conclusiva, era ormai condotta come per inerzia, senza pi√ļ credere alla possibilit√°¬† di una vittoria rivoluzionaria.
Le caratteristiche di questa voce, quasi del tutto devitalizzata, si ritrovano nelle immagini.

"La prima linea"¬Ě √® anche un film d'azione. Ma anche quando l'azione potrebbe essere "incandescente"¬Ě ‚Äď quando viene incendiata, con una decisione estemporanea e quasi estrosa, la macchina di un operaio "crumiro"¬Ě; o quando viene gambizzato l'ingegnere di un'industria ‚Äď l'azione risulta come spenta, perch√© assume i caratteri psicologici del protagonista, che appare costantemente introvertito in una cupa malinconia.
E' forse questo un modo per togliere spettacolaritá  a vicende tragiche.
Ma anche la vicenda d'amore del protagonista con una sua compagna di lotta è avvolta da questo uniforme grigiore.

Lo spettatore si chiede, senza trovare risposte: cosa sar√°¬† mai capitato a quest'uomo per farlo cadere in questa specie di catatonia? E' possibile che non conosca mai un momento di accensione emotiva? Magari soltanto di pi√ļ intensa disperazione? Gli uomini possono vivere di una sola tonalit√°¬† emotiva?

E' vero che a un certo punto Sergio ha un momento di crisi, e dichiara alla sua compagna di volerla far finita con il terrorismo, di non poterne pi√ļ di far del male a tante persone. Ma queste parole, poich√© non ci √® dato partecipare del percorso psicologico da cui sono scaturite, suonano un po' artificiose; come messe per forza in bocca al personaggio.

Il regista De Maria ha dichiarato di aver fatto questo film per comprendere le ragioni che hanno indotto alcuni giovani ad abbracciare il terrorismo.
Ora, il suo film inserisce la vicenda di Prima Linea, attraverso brani di repertorio, nel contesto delle cosiddette stragi di Stato. Ricostruisce con chiarezza alcuni episodi dell'attivit√°¬† del gruppo (sull'esattezza storica dovrebbero pronunciarsi storici o giornalisti). Descrive le abitudini di vita dei suoi componenti ‚Äď le riunioni clandestine, gli appartamenti adibiti a dormitori, l'assunzione di un'apparenza di normalit√°¬† agli occhi del mondo esterno.
Ma delle ragioni intime dei terroristi non ci fa comprendere nulla o quasi nulla.

A proposito del film, si sono lette polemiche sull'opportunit√°¬† che lo Stato finanzi un'opera su un tema cos√≠ "delicato"¬Ě. E' intervenuto nella discussione anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, il quale ha rilevato che il film non fa l'apologia del terrorismo; ma che, soprattutto per rispetto della sensibilit√°¬† delle vittime del terrorismo, sarebbe stato bene che lo Stato non lo sovvenzionasse. E il coproduttore italiano, Andrea Occhipinti, ha rinunciato a quei finanziamenti che gi√°¬† la commissione ministeriale preposta gli aveva assegnato.

Ora, chi scrive è convinto che a sostegno dello spettacolo lo Stato possa fare d'altro e di meglio che finanziare direttamente singoli film o singoli spettacoli teatrali. E ai microfoni di Radio Radicale, lo hanno sostenuto autorevolmente il produttore Riccardo Tozzi e il giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori.

Ma credo anche che, finch√© vige l'attuale legge sul cinema, vada rispettata. La legge recita che i film di interesse culturale nazionale, dunque meritevoli di sovvenzioni pubbliche, sono semplicemente quelli che presentano "significative qualit√°¬† culturali e artistiche"¬Ě. E l'arte e la cultura non possono forse occuparsi ‚Äď e non si sono forse mai occupate ‚Äď del fenomeno del terrorismo? Ma di pi√ļ: un film di valore artistico non potrebbe perfino sostenere le ragioni del terrorismo? L'arte deve forse rispettare il senso comune, o anche il buon senso? O non pu√≥ essere anche portatrice di scandalose e irragionevoli contraddizioni?

Ma sono dubbi che suggeriscono quanto sarebbe opportuno che il cinema e il teatro trovassero un modo per liberarsi definitivamente dalla dipendenza dallo Stato.

 

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