News per Miccia corta

07 - 12 - 2009

Piazza Fontana 40 anni dopo

(Corriere della Seram 7 novembre 2009)

 

 


Agenti di polizia osservano lo squarcio provocato dallo scoppio della bomba nel salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano il 12 dicembre 1969 (Ansa)
Agenti di polizia osservano lo squarcio provocato dallo scoppio della bomba nel salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano il 12 dicembre 1969 (Ansa)
MILANO - Se pensate che ¬ęstrategia della ten¬≠sione ¬Ľ, per chi ha meno di qua¬≠rant'anni, non sia ormai che un vecchio slogan troppo oscuro da capire provate solo "‚ÄĚ per un minuto "‚ÄĚ a far pi√ļ buio ancora. Ditegli solo di chiude¬≠re gli occhi e ascoltare questa voce. ¬ęEra met√°¬† pomeriggio, stavo tornando a casa e mi sono fermato a far benzina. In effetti l'ho saputo da lui, dal benzinaio: 'Ha sentito? Hanno messo una bomba alla Bna di Piazza Fontana'. E come un lampo mi √® venuto in mente che mio padre era l√°¬†. Trattava lubrificanti per macchine agrico¬≠le, quel giorno c'era il mercato. Ho girato la macchina e sono corso. Al cordone di po¬≠lizia ho spiegato, mi hanno fatto passare. E cos√≠ ho visto i primi morti. Ma lui non c'era. Neanche tra i vivi l√≠ attorno per√≥. A casa neppure. Ho pensato: disperso in gi¬≠ro? In ospedale? Ma quale? Allora sono an¬≠dato in questura, per chiedere. E ci ho tro¬≠vato mio fratello Giorgio, arrivato l√≠ per lo stesso motivo. Ci hanno mostrato un elen¬≠co di nomi: niente. Stavo quasi per tirare il fiato. Finch√© invece un funzionario ci ha detto che 'in realt√°¬† abbiamo un morto non ancora identificato'. Ci ha accompa¬≠gnato in obitorio. Hanno sollevato un len¬≠zuolo. Sotto c'era pap√°¬†¬Ľ. Si chiamava Carlo Silva e aveva 71 anni, dice oggi suo figlio Paolo. Per sbrogliare una parola come ¬ęstrategia¬Ľ possono an¬≠che non bastare dieci processi e otto lustri. Ma ¬ętensione¬Ľ, se si va alla sua essenza, √® un concetto drammaticamente semplice.

Quarant'anni sono lunghi. Ma i familia¬≠ri dei sedici che la bomba di piazza Fonta¬≠na si port√≥ via il 12 dicembre 1969 "‚ÄĚ di¬≠ciassette con Paolo Gerli, morto anni dopo per i postumi "‚ÄĚ sono forse l'unico pezzet¬≠to d'Italia che non ha mai smesso di contar¬≠li. ¬ęQuando si dice che per quella strage non √® stato condannato nessuno "‚ÄĚ Paolo e Franca Dendena quel giorno persero il padre Pietro "‚ÄĚ si dimentica che questo √® oggettivamente vero solo per met√°¬†: noi la nostra condanna la stiamo scontando da allora. E direi che ci hanno dato l'ergasto¬≠lo, no?¬Ľ. Con tutti gli annessi, di fatto: l'ul¬≠tima sentenza della Cassazione, quella che nel 2005 prosciolse definitivamente tutti gli altri , per gli automatismi della legge in¬≠flisse alle vittime anche il pagamento delle proprie spese processuali. Ci mise una pez¬≠za il governo, facendosene carico con un atto di ¬ęgenerosit√°¬†¬Ľ perch√© dello Stato si salvasse almeno la faccia. Franca √® quella che presiede l'Associa¬≠zione dei familiari, formalmente costituita¬≠si per piazza Fontana solo pochi mesi fa: ¬ęPrima facevamo parte di quella che racco¬≠glie tutte le vittime delle Stragi italiane¬Ľ. E del resto ciascuno convive col suo lutto a modo proprio: le famiglie dell'Associazio¬≠ne sono una decina; di alcune altre, come quella di Attilio Val√®, non esistono pi√ļ pa¬≠renti; altri, un po' alla volta, hanno preferi¬≠to ritirarsi e sparire. Vale anche per quegli 80 e passa feriti, che il bilancio della me¬≠moria omette spesso di calcolare: come i fratelli Enrico e Patrizia Pizzamiglio, allora poco pi√ļ che bambini (lui perse una gam¬≠ba), che da anni gestiscono in silenzio la loro edicola a Milano e a cui tornare a quel 12 dicembre provoca solo la riapertura del¬≠la ferita. ¬ęLa storia √® l√≠. Non tocca a noi par¬≠lare ¬Ľ, dicono. Carlo Arnoldi invece "‚ÄĚ suo padre Gio¬≠vanni mor√≠ mentre trattava l'acquisto di un terreno per un amico "‚ÄĚ √® tra quelli che del ¬ęraccontare per non dimenticare¬Ľ han¬≠no fatto il proprio scopo di vita: ¬ęNon ho mai perso una sola udienza in quarant'an¬≠ni. Salvo quelle di Catanzaro: chiss√°¬† se chi tolse il processo a Milano, allora, si pose il problema delle diciassette ore di treno che infliggeva a noi¬Ľ. Eppure c'√® chi non rinunci√≥ a inghiottir¬≠si anche quelle.

Fortunato Zinni era l√°¬† in banca anche lui, quel 12 dicembre. Come sempre allo sportello 15: era il suo posto di lavoro. In realt√°¬† non rimase n√© ucciso n√© ferito: oggi √® sindaco di Bresso, nell'hin¬≠terland nord di Milano. Tuttavia lui e tanti altri come lui fanno parte di quell'altra ca¬≠tegoria di ¬ęvittime¬Ľ che le statistiche delle stragi non contano mai perch√© impossibi¬≠le √® contarli: sopravvissuti, testimoni, citta¬≠dini che ¬ęc'erano¬Ľ, e anche i tanti che non c'erano. Magari non vit¬≠time dirette della bomba: ma di quella oscura ¬ęstrategia¬Ľ loro s√≠, altroch√©. ¬ęIo ci sono stato diverse volte "‚ÄĚ di¬≠ce Zinni "‚ÄĚ alle udienze di Catanzaro. Ricordo che dalla stazione all'aula delle udienze erano chilo¬≠metri in salita, fuori citt√°¬†. E quelli come noi dovevano farsela a piedi perch√© i taxi¬≠sti portavano solo i giornali¬≠sti: 'Clienti migliori di voi', dicevano¬Ľ. Quanta parte di opinione pubblica e per quan¬≠to tempo, continua Zinni, fu ap¬≠punto ¬ęvittima¬Ľ non della bom¬≠ba ma di una ¬ęinformazione che alla storia dei 'mostri anarchici' diede non solo credito ma spazio e appoggio?¬Ľ. ¬ęIo per esempio ero solo un ragazzo "‚ÄĚ dice Arnoldi "‚ÄĚ e all'inizio ci avevo creduto anche io, che a mettere la bomba fosse stato l'anarchico Valpreda. Finch√© non l'ho visto in faccia durante un'udienza, mi sembra nel '72. Mi √® sembrato solo un poverocristo. E solo a quel punto ho cominciato a chiedermi: possibile?¬Ľ. Diciassette vittime di una bomba, un'intera nazione di una bugia di Stato. Cos√≠ l'elenco delle amarezze, come una maledizione, a volte risucchia anche i po¬≠chi squarci luminosi che pure ogni tanto si aprono. Per dire: oggi a mezzogiorno i pa¬≠renti di quei morti incontreranno a Milano il presidente Napolitano, giusto? ¬ęS√≠, e na¬≠turalmente lo ringrazieremo. Peccato solo che il 12, il giorno dell'anniversario, anche lui come gli altri non ci sar√°¬†¬Ľ. Anche ? ¬ęIn¬≠fatti. Sembra incredibile: ma mai una volta in quarant'anni, mai, che un presidente della Repubblica sia venuto a Milano il giorno esatto della Strage. Bizzarro, no?¬Ľ.

Dettagli, naturalmente. Ma per chi sulla ¬ęmemoria¬Ľ ha cercato di ricostruirsi la vi¬≠ta hanno un peso. Il punto √® che loro non si arrendono, an¬≠zi. ¬ęPerch√© se √® vero che la magistratura "‚ÄĚ ricorda Arnoldi "‚ÄĚ non √® riuscita a con¬≠dannare nessuno ci ha tuttavia dato una verit√°¬† storica certa: con fatti, nomi e co¬≠gnomi. Le sentenze ci hanno comunque detto che in Italia c'√® stato un gruppo neo¬≠fascista che, con la copertura di un pezzo di Stato, un giorno ha fatto una strage per far ricadere la colpa su gente che non c'en¬≠trava, e giustificare cos√≠ una repressione di destra. Questa √® storia. E il nostro com¬≠pito √® trasmetterla a chi non la sa¬Ľ. Lo fanno da anni, nelle scuole: √® la lo¬≠ro nuova ¬ętensione¬Ľ, rovesciata sul fu¬≠turo. ¬ęQuando arriviamo e chiediamo ai ragazzi cosa sanno di piazza Fonta¬≠na "‚ÄĚ dice Paolo Dendena "‚ÄĚ molti la collegano alle Brigate rosse. Allora noi gli raccontiamo. E ogni volta non smetterebbero pi√ļ di chiede¬≠re ¬Ľ. Sua figlia Federica, la terza ge¬≠nerazione del dopo-bomba, si sta laureando in Giurisprudenza alla Cattolica. Il titolo della sua tesi √® ¬ęPiazza Fontana 40 anni dopo. Analisi della sentenza finale di Cassazione¬Ľ. Dice: ¬ęAdesso toc¬≠ca a noi. Perch√© quarant'anni √® un sacco di tempo. E se non ci muoviamo noi chi testimonier√°¬† per i testi¬≠moni, quando loro non ci saranno pi√ļ?¬Ľ.

Paolo Foschini

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