News per Miccia corta

01 - 12 - 2009

L'anestesia estetizzata della ragione

 

(http://www.bombacarta.com)

 

La Prima Linea è una splendida e glaciale storia di un amore invivibile, che si discosta totalmente dai poco convincenti film italiani contemporanei sul terrorismo intrisi di retorica da fiction e di populismo remissivo. Liberamente ispirato all'autobiografia di Sergio Segio Miccia Corta. Una storia di Prima Linea (DeriveApprodi, 2005) il racconto ruota intorno ad un lungo viaggio di Segio nei propri inferi, che lo porta fino al carcere di Rovigo per liberare Susanna Ronconi, sua compagna di vita e di lotta.

Alla sceneggiatura ermetica ed intimista fa riscontro una regia fredda ma indiscreta, che attraverso una sorta di cineocchio vertoviano ci accompagna all'interno della sensibilitá  dei personaggi. La vicenda è adeguatamente contestualizzata in un film molto poco politico ma intimamente umano. E' impossibile, infatti, fare un film sul gruppo armato Prima Linea (PL), attivo in Italia dal "˜76 all'81, senza mettere sul piatto l'utopia concreta della giustizia sociale e le radici storiche e politiche della lotta armata rivoluzionaria. Nel caso dell'opera di Renato De Maria, non stiamo peró parlando di una storia di PL, come il sottotitolo del libro di Segio, bensí di un percorso interiore estetizzato sullo schermo senza dare giudizi morali o politici. La scommessa è proprio questa: fare un film su un membro di PL senza parlare di PL.

"Facevamo cose da pazzi" ripete Segio nel film. L'amore e l'odio vengono qui mostrati nella loro essenza e insania e nel loro rapporto cosí fine e intersecante. L'equilibrio di questo scambio, immortalato con estrema freddezza sulla pellicola, genera emozioni e sensazioni tutte personali.

"Ci siamo allora induriti, senza riuscire a mantenere la capacitá  di tenerezza. In un'anestesia morale progressiva, che ha avuto ragione delle nostre ragioni" scrive Segio in Miccia Corta. Il terrorista non è un automa che fa delle scelte folli. L'adesione alla lotta armata è un gesto d'amore nei confronti della vita, che coinvolge non solo le braccia armate, ma anche il cuore e la testa. La scelta dell'adesione condivisa da Segio e la Ronconi genera quindi un amore doppio ed esplosivo, splendido ma invivibile. Non si puó, peró, trascurare del tutto la radicalitá  sociale di una scelta personale ed è questa forse la vera pecca del film.

La tipica mancanza di elaborazione della nostra Storia palesa qui, in tutto il suo splendore, l"˜isterismo terrorista mediatico italiano, che sceglie di non porsi di fronte a un'opera in quanto opera, ma di giudicarla aprioristicamente seguendo i dettami di fasciste e farsesche linee generali. Il presupposto populista del raccontare la storia dalla parte dei vinti è in questo caso ribaltato: i vinti sono Segio e la Ronconi, sconfitti dal sistema che hanno cercato di combattere, ma che si assumono le responsabilitá  delle proprie azioni. Non come la Braghetti di Buongiorno Notte che sulla pellicola si redime ma nella realtá , appena due anni dopo, sparerá  uccidendo Vittorio Bachelet.

Il vero merito della pellicola è proprio quello di non essere didascalica, un film-non-per-tutti, che non spiega e non racconta, ma si limita a esibire. E i problemi di produzione e distribuzione sorgono proprio dalla paura dei vincitori di mostrare che anche i vinti sono uomini e che possono addirittura essere compresi.

Per questo il cineocchio, oggigiorno, si trasforma in una pericolosa arma di terrore che combatte l'anestesia della ragione.

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