News per Miccia corta

29 - 11 - 2009

Petrone torna in strada

(il manifesto, 28 novembre 2009)

 

di Ornella Bellucci -


BARI


Benedetto Petrone, un ragazzo proletario e comunista, fu ucciso a Bari dai fascisti nel '77. Si batteva per difendere la cittá  vecchia dalla speculazione di una borghesia aggressiva che si serviva di ogni mezzo per cambiare il volto del territorio. Quell'omicidio scosse la cittá  e pose fine alla violenza nera. Oggi, finalmente, una strada del centro avrá  il suo nome
Era il 28 novembre del 1977 quando Benedetto Petrone, militante della Fgci, veniva accoltellato a morte in piazza della Libertá , a Bari, per mano di un fascista. Non lontano da quel pezzo di cittá  vecchia in cui abitava con la famiglia e che avrebbe voluto «salvare» dal degrado. Ci provava, Benedetto, attraverso l'impegno politico. Avrebbe voluto difendere Bari vecchia da operazioni di speculazione urbana, dall'idea dell'allora governo cittadino di deportare i residenti a ridosso delle nuove zone industriali per farne un salotto per la Bari bene. Ci ha provato fino alla morte, che lo ha sorpreso disarmato, con le mani ancora sporche di grasso (faceva il manovale, aveva lasciato gli studi per lavorare e aiutare la famiglia, nonostante la poliomelite che aveva contratto da bambino l'avesse reso claudicante).
Benedetto aveva 18 anni quando è caduto in quella piazza senza poter reagire, assassinato da un militante del Fronte della gioventú (poi suicida in carcere nell'84) il giorno dopo che in cittá  era stata segnalata la presenza Pino Rauti che allora impunemente girava l'Italia predicando la violenza. Francesco Intranó, amico di Benedetto, ferito insieme a lui quel giorno, assistette impotente alla scena, e con lui altri giovani della sua generazione, nucleo forte della Bari antifascista. A 32 anni dalla sua morte le parole della sorella, Porzia Petrone, ce lo restituiscono nella sua interezza: «Nella mia memoria lui ha ancora 18 anni», dice, «ed è in quella Bari vecchia che Benny nella sua lotta politica voleva cambiare, vivere, riempire».
Benedetto aveva molti amici. Giancarlo Aresta, era uno di loro. «Il suo assassinio», dice, «fu consumato con una ferocia e un'arroganza inaudite. La squadraccia fascista lo accoltelló nel centro della cittá , nella piazza simbolo di Bari, sotto la facciata della Prefettura e di fronte al Comune. L'ondata di violenze fasciste del '77 era l'ultimo e piú aspro tentativo del blocco d'ordine della cittá , stretto attorno al Msi, di respingere la portata dirompente, sul piano culturale e sociale, di un lungo e impetuoso ciclo di lotte operaie e studentesche, partito ben prima del '68».
Negli anni Settanta, l'estremismo di destra aveva in Bari una delle sue roccaforti, tanto che la cittá  diventó il principale punto di approdo dei fascisti greci. «Questo spiega tanta ferocia», continua Aresta, «ma la risposta di Bari democratica, un autentico sussulto che investí gli strati popolari piú profondi, contribuí a mettere la parola fine allo squadrismo armato. La morte di Benedetto fu il prezzo di sangue che Bari pagó all'apertura di una pagina nuova della sua vita democratica».
Oggi alle 11,30 presso Largo Chiurlia una via sará  intitolata a Benedetto Petrone. Sará  scoperta una targa dal sindaco Michele Emiliano alla presenza delle autoritá  cittadine, provinciali e regionali, dell'Anpi e della Cgil, dei familiari e del Comitato 28 novembre (presieduto dalla sorella di Benedetto e in cui confluiscono associazioni, movimenti e cittadini baresi).
Per dar seguito alla richiesta del Comitato, supportata da una petizione popolare, la giunta comunale ha annullato una precedente delibera del 2005 che assegnava la denominazione di una strada intitolata a Petrone in estrema periferia, alle spalle dello Stadio San Nicola. Con una nuova delibera del 27 novembre 2008, invece, si è deciso di attribuirgli un tratto di strada centralissimo, interno alla Bari che Benedetto abitava. Quello che va da Largo Chiurlia a Corso Vittorio Emanuele. Da oggi sotto il suo nome si leggerá : «Vittima della violenza fascista, 1959-1977».
In serata, sul palco allestito in piazza del Ferrarese si alterneranno interventi politici e musica. Suoneranno, tra gli altri, Claudio Lolli, 99 Posse, Folkabbestia, Zona 45, Radicanto, Suoni Mudu, Rosapaeda, Mon Reve. In piazza saranno distribuite le copie del libro Le due cittá , scritto da Pasquale Martino e Nicola Signorile e rieditato da Nico Lorusso e Ignazio Minerva. Sará  possibile seguire la diretta sulle frequenze di Radio Bari Cittá  Futura e in streaming sul sito www.laltraradio.it.
Arturo Cucciolla all'epoca dell'assassinio di Petrone era iscritto al Pci, nella sezione di Bari Vecchia «Introna-Pappagallo». Oggi fa parte del «Comitato 28 novembre», e cosí ricorda la Bari di allora in cui maturó il delitto: «Bisognava 'dare una lezione' a coloro che, con nuove pratiche politiche e nuove alleanze, avevano l'ardire di criticare apertamente il legame fra ceti politici e imprenditoriali finalizzato ad accumulare colossali profitti con la speculazione fondiaria ed edilizia; per 'dare la lezione' fu utilizzata la destra, parlamentare ed extraparlamentare, che a Bari si era gonfiata di spirito aggressivo e di connivenze inconfessabili».
I compagni coetanei di Benedetto, Francesco Intranó, Vincenzo Montone, Luigi Mauro, Nicola Micunco, Rosa La Macchia fanno tutti parte del Comitato insieme alla sorella Porzia. Per loro «l'intitolazione della strada che avverrá  oggi dopo 32 anni è il segno di una vittoria di quegli ideali che lo stesso Petrone tentó di difendere». Il comitato è inteso come un continuum rispetto all'attivitá  politica e sociale portata avanti da Benedetto.
Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola allora aveva 19 anni. «Se chiudo gli occhi mi rivedo in piazza della Prefettura il giorno dopo. Una piazza gremita di gioventú, di compagni che posavano fiori e piangevano, nell'angolo in cui si era compiuta la tragedia. La polizia cominció a lanciare lacrimogeni su di noi, cominció una carica assurda contro chi vedeva violato persino lo spazio del dolore». Quei funerali segnarono un passaggio generazionale. «Furono il rito di un dolore giovanissimo», continua Vendola, «una pagina che doveva servire a scrivere per noi la trasformazione della rabbia, non in violenza cieca ma in impegno politico».
Nicola Carella, che si è avvicinato al Comitato 28 novembre, è nato dopo la morte di Petrone. La sua prima manifestazione politica l'ha fatta nel 1999, quando di anni ne aveva 14. «Ricordo moltissimi coetanei che come me non avevano mai manifestato in vita loro, e ricordo anche il nome che si scandiva in quella manifestazione, un nome che non conoscevo: Benedetto Petrone. Sono passati dieci anni e tanti ragazzi come me hanno marciato per la prima volta nelle strade di Bari in suo nome». Per i ragazzi della sua generazione la cittá , da un paio di anni, almeno sul piano simbolico, ha fatto i conti con quella frattura. Domani la strada che collega Cittá  Vecchia e borgo murattiano, cioè le due cittá  che quella notte si fronteggiarono, sará  intitolata a Benedetto Petrone.

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