News per Miccia corta

25 - 11 - 2009

Nella cella con Battisti ``Non sono un mostro Berlusconi mi lascerá  qui``

(la Repubblica, mercoledí 25 novembre 2009)

 

 


Sospeso lo sciopero della fame: "Un atto di fiducia verso il presidente brasiliano Lula"
"In prigione scrivo molte ore al giorno In Italia prima o poi torneró, ma non in manette"


OMERO CIAI


PAPUDA (BRASILE)

 
√°ňÜ gi√°¬† notte quando Cesare Battisti scende, scortato da due giovani agenti, lungo il breve pendio che separa l'area delle celle dal complesso dell'infermeria dove lo incontriamo insieme al senatore Eduardo Suplicy e alla sua assistente Fernanda.


Maglietta leggera giallo-ocra, calzoni chiari e uno sguardo un po' spento che si ravviva quando abbraccia il senatore e allunga una mano a Fernanda. Ci saluta con uno sguardo incuriosito. ¬ęHo mangiato una pera¬Ľ, esordisce. E poi: ¬ęFrancamente¬Ľ, aggiunge, ¬ęcredo che neppure a Berlusconi importi nulla di questa storia. Penso¬Ľ, dice fiducioso, ¬ęche rester√≥ in Brasile. Tranne qualche ministro fascista gli altri rimarranno tranquilli¬Ľ.
In questo momento il suo problema non √® lo sciopero della fame, che ha interrotto dopo dieci giorni, ma una televisione brasiliana, Bandeirantes. Li vuole querelare perch√© nell'ultimo tg hanno parlato di lui dicendo in diretta che in Italia √® condannato a quattro ergastoli. ¬ęE che sono, un mostro?¬Ľ. ¬ęPossibile¬Ľ, continua, ¬ęche tutti gli omicidi dei Pac li abbia commessi io? Andiamo...¬Ľ.
Nemmeno l'agente Campagna?, gli chiediamo in italiano. ¬ęFinalmente un italiano!¬Ľ, dice lui. ¬ęLei¬Ľ, aggiunge subito, ¬ęforse mi potr√°¬† spiegare tutto questo accanimento contro di me dopo trent'anni¬Ľ. Perch√© i familiari delle vittime non possono dimenticare, rispondiamo, e perch√© lei fugge, fugge da trent'anni. Abbassa lo sguardo e si avvicina: ¬ęS√≠, ma in Francia? Quand'ero a Parigi mi avete lasciato in pace per quattordici anni. Credevo che avrei potuto rifarmi una vita dimenticando tutto quello che era successo¬Ľ.
Il senatore Suplicy chiama dal suo cellulare Fred Vargas, la giallista francese che appoggia Battisti e paga, insieme ad altri amici, le spese processuali. Poi passa il telefonino a Battisti. Scherzano. Lui ha in mano una lettera della Vargas che gli ha portato il senatore e le dice in francese che ha sospeso il digiuno ancor prima di leggere quelle frasi in cui lei glielo ordinava, dice, ¬ęcon piccoli e inaccettabili ricatti¬Ľ.
Intervengono gli agenti: ¬ęFermo, fermo, non pu√≥ parlare al cellulare¬Ľ. Lui chiude, alza le mani, si scusa. I due agenti chiamano il direttore del carcere, che ammonisce il senatore per avergli passato il telefonino. ¬ęLa Vargas era preoccupata¬Ľ, si scusa anche lui. Torniamo agli omicidi. ¬ęNon c'ero, l'ho ripetuto tante volte, mi hanno condannato in contumacia sulla base di dichiarazioni di pentiti che hanno avuto sconti di pena¬Ľ. Ma nel suo appartamento, quando l'arrestarono nel "ňú79, vennero trovate armi, volantini. ¬ęS√≠, ma le pistole non avevano sparato¬Ľ, risponde. ¬ęIo¬Ľ, aggiunge, ¬ęseppi dell'omicidio del gioielliere Torreggiani leggendo La Notte. Fu il momento peggiore della mia vita, perch√© capii che da allora sarebbe comunque cambiata. Anche se io non avevo nulla a che fare con quella storia¬Ľ.
Chiss√°¬† se √® la sua croce o la sua salvezza quest'aria da malandrino invecchiato e l'innata scaltrezza da scugnizzo, come quel lampo di furbizia che si pu√≥ leggere nei suoi occhi e che lascia sempre l'interlocutore nel dubbio. Neppure il senatore Suplicy, che lo difende da quando √® stato arrestato nel maggio del 2007 a Copacabana, e che ormai conosce a memoria le sentenze e tutte le accuse che lui puntualmente smentisce, √® convinto al di l√°¬† di ogni ragionevole dubbio della sua innocenza. Ma Battisti √® bravissimo ad instillare sospetti, a raccontare l'Italia degli anni Settanta come la patria della rivoluzione mancata contro ¬ęquei mafiosi della Dc¬Ľ, l'era degli ¬ęespropri proletari¬Ľ, della ¬ęgiustizia dei poveri contro i ricchi¬Ľ. Anche Fred Vargas lo ha scambiato per Robin Hood.
Nel ragionare dei brasiliani, tuttavia, l'ergastolo in contumacia √® comunque debole. ¬ęI dubbi restano¬Ľ, dicono, ¬ęnonostante le testimonianze¬Ľ. Ed √® cos√≠, con lui che insiste a proclamarsi innocente, che √® cresciuta anche qui, dopo Parigi, una cellula del "soccorso rosso". La prima ad intervenire in suo favore fu Carla Bruni, come ha ammesso il ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro. Poi arriv√≥ la Vargas, che √® riuscita a cucirgli intorno una rete di protettori ben collocati nella sinistra brasiliana, i quali oggi premono sul presidente Lula affinch√© non dia il via libera alla sentenza di estradizione.
¬ęTrent'anni dopo¬Ľ, riprende Battisti, ¬ęsono un trofeo. Per questo vi accanite. Non c'√® rimasto nessuno in galera, di quegli anni, e adesso volete che sia io a pagare per tutti¬Ľ. Per tutti? Nato a Sermoneta 55 anni fa, Cesare Battisti √® latitante da quando riusc√≠ ad evadere dal carcere di Frosinone. Era il 4 ottobre del 1981. Attravers√≥ - racconta lui - ¬ęl'Italia e le Alpi a piedi¬Ľ. Un viaggio di trenta giorni per raggiungere la Francia. Poi conobbe Laurence, la moglie francese dalla quale ha divorziato, e con lei fugg√≠ in Messico. Dall'82 al "ňú91. Nel 1984 nasce Valentina, la prima figlia. Torna in Francia per seguire Laurence, stanca del Messico, e grazie alla "dottrina Mitterrand", nonostante sia condannato per fatti di sangue, ottiene la residenza. Scrive romanzi gialli, ha una seconda figlia, Charl√®ne, si separa, divorzia, ma vive - dice lui - ¬ępraticamente dimenticato dall'Italia¬Ľ fino al 2004, quando la Corte francese convalida la sentenza di estradizione.
Ma Battisti ha ancora fortuna. Grazie, racconta, ¬ęad alcuni agenti del servizio segreto francese fedeli al defunto presidente Mitterrand¬Ľ, ottiene un paio di passaporti falsi e riprende la fuga verso il Brasile. La terra, gli dicono i suoi protettori, dove √® pi√ļ facile ottenere asilo perch√© c'√® una amnistia contro tutti i delitti politici commessi prima del 1988.
Piove a dirotto su Brasilia quando lasciamo il carcere. Battisti √® tornato nella cella che condivide ¬ęcon un altro detenuto molto tranquillo, che mi permette di scrivere per diverse ore al giorno¬Ľ. Ha sospeso lo sciopero della fame come ¬ęatto di fiducia verso il presidente¬Ľ. E per la prima volta, tra latitanza e carcere, vede avvicinarsi l'ora di una ancora incerta, ma possibile, libert√°¬†. ¬ęTorner√≥ anche in Italia, prima o poi, ma non in manette¬Ľ.

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