News per Miccia corta

23 - 11 - 2009

La storia tribolata degli eretici di Via Tomacelli

(l'Unitá , 23 novembre 2009)

 

di Oreste Pivetta


Anni da ricordare. Dopo il Sessantotto il Sessantanove che segna in un certo senso l'epilogo. Quarant'anni fa la strage di piazza Fontana sancisce una svolta in nero nella nostra storia post resistenziale. Ma, di buono, mentre gli americani sbarcano sulla luna e Berlinguer condanna a Mosca l'invasione della Cecoslovacchia, quando infuria l'autunno caldo e la questura diRomaintima a Julian Beck e al Living Theatre di lasciare l'Italia, nasce Lotta Continua e nasce il Manifesto. Che nascita tribolata: espulsi per nascere, Pintor, Natoli, Rossana Rossanda. Erano del Pci, il glorioso Partito comunista italiana, avevano fondato una rivista mensile, e questo era giá  una prova d'eresia, e stavano alla sinistra di Ingrao. Loro la condanna dell'invasione l'avevano giá  scritta e un articolo di fondo era uscito con il titolo che era un appello, un allarme, un grido di dolore, «Praga è sola». L'espulsione fu comunicata il 24 novembre. I tempi erano assai vivaci. In mezzo a tante tragedie, la politica valeva tanto, cioè giovani, operai, intellettuali investivano nella politica.

Quelli del Manifesto, rivista, partito e infine giornale, erano intellettuali di prima fila e profondamente: con Pintor e la Rossanda, che era stata per tanti anni alla guida della Casa della Cultura di Milano, con Valentino Parlato, con Luciana Castellina, con Lucio Magri, intellettuali di sinistra sicuri di s'è, al limite del «narxcisismo» (come aveva inventato quel genio di Ennio Flaiano). Il partito ha la sua storia complicata tra i maldipancia che fanno tanto sinistra e rivoluzione, il giornale diventa quotidiano nel 1971 e arriva a noi, con pochi soldi e tanti debiti, malgrado i risparmi (lo stipendio di un redattore era pari a quello di un operaio di quinto livello). Un bel giornale. Quandó uscí (quattro pagine di altissima eleganza, disegnate da Giuseppe Trevisani) divenne lettura obbligata anche per il comunista (del Pci) piú ortodosso: Pintor e i suoi compagni saranno stati eretici, ma li si doveva leggere, anche per dimostrare quanto ci si arrovellasse a sinistra sulle vie delle riforme o sulla strada maestra della rivoluzione.

Peraltro i fondi di Pintor o di Parlato erano e sono sempre stati un piacere: brevi, lucidi, limati e sorprendenti rispetto alle piú scontate interpretazioni della politica, a destra e a sinistra. Il giornale (che a Roma ha di recente lasciato la centrale via Tomacelli) non prospera, ma sopravvive, malgrado le traversie (gli hanno fatto pure un attentato e poi il sequestro di Giuliana Sgrena), coraggioso e orgoglioso, generosamente alternativo e curioso nella parte culturale, un po' pedante, sempre col dito puntato quando si tratta di politica, sfidando la demagogia e l'ideologia, sempre ricco di idee per chi vuol capire a rischio di incazzarsi. Non esente da inciampi. Clamoroso «Good morning America», sognando e anticipando la sconfitta di Bush, che non arrivó. Esemplare la rettifica: «Good night America».

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