News per Miccia corta

22 - 11 - 2009

Per l'Unitá  è "pudico", per Liberazione è "miracoloso": sinistra divisa su "La prima linea"

 

(Libero)

 

 


«Innocuo» per Il Secolo d'Italia, «apprezzabile per misura morale e civile, ma cinematograficamente morto» per Goffredo Fofi sull'Unitá , «un piccolo miracolo di scelte rigorose» per Liberazione. Continua a far discutere sulla stampa il film sugli ex terroristi Sergio Segio e Susanna Ronconi, "La prima linea" da ieri nelle sale, dopo essere stato accompagnato da polemiche per quasi tre mesi. La prima sulla mancata prsentazione a Venezia. La seconda sull'opportunitá  dei finanziamenti pubblici cui si è sottratto definitivamente il produttore e distributore Andrea Occhipinti della Lucky Red rinunciandovi.

L'Unitá  con Fofi, che chiama Segio-Riccardo Scamarcio e Ronconi-Giovanna Mezzogiorno «due Bonnie e Clyde catto-comunisti» ha scritto che «il film, pur apprezzabile, conferma l'incapacitá  del nostro cinema di rivedere gli anni '70 se non in chiave di terrorismo come se questa fosse l'essenza del movimento, un ricatto di terroristi e amici di terroristi che ancora ci perseguita». Sulle stesse pagine, piú tenero il critico Alberto Crespi secondo il quale La prima linea è «una lettura romanzata talmente pudica e ideologicamente distaccata che Segio si è sentito tradito. Un film sul come eravamo depurato da qualunque nostalgia».

In sostanza è la stessa critica che fa al film di Renato De Maria il quotidiano di destra Il secolo d'Italia, dove Walter Vescovi scrive che il vero eroe è Andrea Occhipinti che rinuncia ai soldi dello Stato, mentre «il film è innocuo - solo cronaca, niente politica - nel senso che non usa mai i '70 per raccontare il presente. ሠuna storia che sta lí e non aggiunge e non toglie. In sostanza, un buon film che semmai ha il difetto morale di mettersi al riparo sotto posizioni sicure, quelle cioè di inevitabile condanna di quei terroristi».

Infine, Liberazione: «Il film fa scelte rigorose, mette in scena l'assurdo del terrorismo e su quello fa riflettere. Un piccolo miracolo: molto di quegli anni è rimasto fuori ma regista e sceneggiatori non si caricano dell'impossibile peso di raccontare tutta la complessitá  di quella storia ma solo un pezzettino». Sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista gli ha concesso «attenuanti perché il film non sta dalla parte degli eroi e non insulta le vittime», ma ha deplorato che gli attori Giovanna Mezzogiorno e Riccardo Scamarcio «siano troppo belli con il rischio di dare un'aura romantica: c'è il fascino del male in quei volti seducenti».

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