News per Miccia corta

20 - 11 - 2009

Battisti. Applausi in aula, ma Bachelet dice «niente vendette»

(il manifesto, 19 novembre 2009)

 

di Daniela Preziosi

 



Un lungo applauso bipartisan, un'ola di emozione degna di miglior causa. Cosí la camera dei deputati ieri ha accolto il sí all'estradizione di Cesare Battisti da parte del tribunale federale supremo del Brasile. «L'applauso unanime non ha bisogno di alcun commento», dice il presidente di turno Maurizio Lupi. A questo punto chiede la parola Olga D'Antona, vedova di un uomo ucciso dalle nuove Br, e definisce la vicenda addirittura «una vittoria per l'Italia», rilanciando un'offensiva contro la Francia per l'estradizione dell'ex brigatista Marina Petrella. ሠil segnale: da entrambi i lati dell'emiciclo parte la gara alla dichiarazione, praticamente un coro senza stecche. «Una grande soddisfazione per i parenti delle vittime che cosí non hanno subito una beffa dopo il dolore per la perdita dei loro cari» (il ministro Ignazio Larussa, Pdl), «Trionfo della giustizia» (Maurizio Gasparri, Pdl), «Un passo verso un'affermazione del diritto e del riconoscimento della sofferenza dei familiari delle vittime» (Vannino Chiti, Pd), «un successo del governo e del parlamento», (Marco Minniti, Pd). E via dichiarando, in un crescendo di soddisfazione e gioia che culmina in alcuni interventi leghisti dai toni particolarmente poco sorvegliati, e vendicativi nei confronti dell'uomo che sta nelle carceri brasiliane.
E cosí prende la parola Giovanni Bachelet, deputato nelle file del Pd (area Bindi e mozione Bersani), figlio di Vittorio, docente universitario e vicepresidente del Csm ucciso nell'80 dalle Br. Giovanni ha sempre vissuto in maniera privata il suo essere familiare di un uomo ucciso da un commando. E ieri è stato lui a raffreddare le scene di giubilo dell'aula: «Chiedo scusa a Cesare Battisti per i toni che sono stati usati in quest'aula», ha scandito. «La nostra costituzione prevede la pena per la rieducazione del detenuto. Molti di coloro che sono morti per mano dei terroristi, sono morti per difendere questa Costituzione, non per la vendetta». Una rivolta, spiega poi, a fine seduta, «piú come deputato del parlamento che come figlio di una vittima del terrorismo. Giá  quando in aula è partito l'applauso, io non ho partecipato: cosa c'è da gioire, stiamo parlando di un uomo che sta in carcere e che ci resta. Non mi sembra un fatto allegro, in ogni caso».
Bachelet ha studiato il caso Battisti: è stato lui, con il deputato Pdl Giuliano Cazzola, a promuovere la mozione bipartisan - votata il 26 febbraio scorso - che chiedeva l'estradizione di Battisti. «Ma quando abbiamo scritto quel testo», racconta «siamo stati attenti al senso civile e di diritto di quello che volevamo sostenere. E l'articolo 27 della Carta prevede che 'le pene tendano alla rieducazione del condannato'. Nessuna vendetta, né risarcimento alle vittime con una carcerazione e un nuovo dolore. Questi signori della destra si rassegnino. Ci sará  sempre un giudice a ricordare che la costituzione va rispettata».

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori