News per Miccia corta

20 - 11 - 2009

Sulla sorte del detenuto Battisti Lula rinvia la decisione finale

(la Repubblica, venerdí 20 novembre 2009)

 

 

 

Genro, ministro guardasigilli, favorevole all'asilo politico: "L'Italia lo perseguita" 

 

La sentenza dell'Alta corte potrebbe essere aggirata per "motivi umanitari" 

 

 

OMERO CIAI 

 

 

 

BRASILIA - La mattina del giorno dopo l'aria è improvvisamente differente. Il motivo sono gli articoli sui maggiori quotidiani brasiliani dei giornalisti accreditati al palazzo della Presidenza. Tutti piú o meno coincidono e riferiscono di un gruppo di consiglieri giuridici di Lula impegnati a trovare una via d'uscita per non costringere il governo a fare marcia indietro dopo la sentenza della Corte Suprema che ha dato il via libera all'estradizione di Cesare Battisti. Non è una strada facilissima da percorrere, ma solo l'idea che si stia cercando di farlo gela gli entusiasmi e la soddisfazione italiana per la sentenza dell'Alta corte. Maggioranza e opposizione a Roma hanno espresso posizioni unitarie sul caso, come quando a febbraio firmarono la mozione bipartisan presentata da Giovanni Bachelet; anche il presidente Napolitano ha accolto la sentenza come «una decisione importante perché innanzitutto si deve assicurare giustizia alle vittime».

Peró anche in Brasile la politica ha parlato. Due le dichiarazioni piú nette ed entrambe a favore dell'Italia. Il vice presidente José Alencar ha detto che se fosse al posto di Lula estraderebbe Battisti, mentre il presidente del Senato ed ex presidente della Repubblica José Sarney ha invitato Lula «a prendere atto e a rispettare la sentenza del Tribunale supremo».

Quella di Sarney è una presa di posizione politicamente pesante, non solo perché egli è il leader di un partito forte, il Pmdb (centro-destra): è anche l'alleato che garantisce l'esistenza del governo di Lula, il quale senza l'appoggio del Pmdb sarebbe in minoranza.

Dopo Alencar e Sarney è tornato in pubblico con una conferenza stampa anche il ministro della giustizia Tarso Genro, per esporre la posizione contraria. Genro ha affermato che, se Lula glielo chiedesse, ribadirebbe la necessitá  di concedere l'asilo politico perché «nell'atteggiamento e nelle dichiarazioni di alcuni ministri del governo italiano c'è una netta intenzione persecutoria e un chiaro spirito di vendetta».

Ora, se è vero che il presidente brasiliano ha l'ultima parola, questa non puó comunque prescindere dal Trattato di estradizione firmato da Italia e Brasile. Una possibilitá , forse l'unica concessa dal Trattato, sarebbe quella della «persecuzione politica». Ovvero, il Capo dello Stato puó non estradare nel caso in cui sia manifesto il rischio di persecuzione per ragioni politiche. Come pure - ma non è il caso di Battisti - ragioni etniche, di razza o di genere. E su questo è iniziata, subito dopo la sentenza, l'offensiva della difesa di Battisti che pensa, come il ministro Genro, di utizzare alcune affermazioni sopra le righe fatte nei mesi scorsi da ministri ed esponenti di primo piano del Popolo delle Libertá .

L'altra speranza di evitare l'estradizione per Cesare Battisti è la cosiddetta «soluzione umanitaria». Ipotesi che - dicono alcuni esponenti del governo - non piacerebbe affatto a Lula, ma che potrebbe diventare inevitabile se l'ex terrorista italiano dovesse insistere a lungo nello sciopero della fame. ሠquest'ultimo scenario quello che preoccupa di piú. Se Battisti, la sua difesa e i deputati che lo sostengono dovessero scegliere la carta della drammatizzazione, la posizione del presidente potrebbe farsi sempre piú incerta e il costo politico sempre piú alto. Suplicy, uno dei senatori che appoggiano Battisti, ha fatto sapere ieri che l'ex terrorista ha «giá  perso 9 chili» e che «non ha intenzione di interrompere lo sciopero della fame».

Si prevede che i tempi della decisione di Lula saranno comunque lunghi: «Con molta probabilitá  non prima dell'ini-zio del prossimo anno», han-no detto dall'ufficio stampa del presidente. 

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