News per Miccia corta

15 - 11 - 2009

Dalla militanza al ricordo: le ragioni di un decennio

(la Repubblica, domenica 15 novembre 2009, pagine di Torino)

 

 

 

 

 

 

Per una certa fase contrappose alla violenza di poche avanguardie una violenza di massa contro i forti rischi di un golpe 

 

Ricostruire la memoria di molte vittime che la storia degli anni Settanta e del terrorismo rischiava di cancellare 

 

 

VERA SCHIAVAZZI 

 

 

 

Ci sono dei "noi" dai quali non si guarisce mai: certi licei, certe universitá , certi sport, certa politica o perfino certi bar. Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea, ha scritto «Le ragioni di un decennio - 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria» (Feltrinelli, 253 pagine, 17 euro) ben sapendo che, in questo caso, al suo lavoro scientifico si sarebbe sovrapposto uno di questi "˜noi', l'essere stato un dirigente di Lotta Continua a Torino fino al congresso che, nel novembre del 1976 a Rimini, ne avvió lo scioglimento. Con questa premessa, De Luna spiega gli obiettivi del suo lavoro: «Quello principale era ricostruire la memoria di molte vittime che la storia degli anni Settanta e del terrorismo rischiava di cancellare, persone come Tonino Micciché, morto a 25 anni, ucciso nell'aprile del 1975 da una guardia giurata dopo essere stato il leader dell'occupazione della case popolari alla Falchera. Micciché era un operaio licenziato dalla Fiat, un immigrato dalla Sicilia, insomma, un simbolo di ció che Lotta Continua in particolare era diventata in quegli anni».

De Luna, nel suo libro si parla moltissimo di Torino, dove perfino Lotta Continua aveva una sua peculiaritá . Come il rapporto stretto, quasi cordiale, con la sinistra ufficiale e col Pci...

«E' cosí. Il legame era il sentimento antifascista fortissimo in cittá , che a sua volta discendeva direttamente dalla Resistenza e dalla tradizione del Partito d'Azione. Ci sono esempi clamorosi. Proprio grazie alla presenza di Norberto Bobbio, Carlo e Alessandro Galante Garrone, Franco Antonicelli, Carlo Mussa Ivaldi, Primo Levi e molti altri a Torino i "˜comitati antifascisti' ebbero una consistenza impensabile altrove. Il 7 ottobre del 1972, in una riunione presieduta da Guido Guazza, nacque quello torinese, vi sedevano i partiti della sinistra, le organizzazioni partigiane, i sindacati e tutte le principali organizzazioni extraparlamentari. Il 10 marzo 1073 in piazza San Carlo nel comizio ufficiale per ricordare gli scioperi alla Fiat del "˜43 parlarono Vito D'Amico, ex operaio e dirigente del Pci, e Enzino Di Calogero, operaio di Lotta Continua a Mirafiori».

Lei scrive che «Lotta Continua faceva concorrenza alle Br». Che cosa vuole dire?

«Vuol dire che per una certa fase al concetto di violenza terroristica di poche avanguardie un'altra parte del movimento ne contrapponeva uno di violenza di massa, nata per difendersi dalle strategie golpiste che in quel momento parevano estremamente concrete. Fino a che il Comitato antifascista operó e fu vivo, nel 1976, le azioni terroristiche a Torino furono praticamente inesistenti, la voragine si spalancó dopo».

Peró proprio a Torino, dopo lo scioglimento, molti giovani che erano stati militanti di Lotta Continua finirono in un'altra organizzazione terroristica, Prima Linea. E' qualcosa di cui lei e la sua generazione sentite una qualche responsabilitá ?

«Direttamente, no. Quell'idea di violenza era profondamente estranea a Lotta Continua. Indirettamente, non lo posso escludere. Se io vado in Val di Susa, come feci in quegli anni, a tenere una "˜scuola quadri' sulla Resistenza e questa diventa il mito fondativo di chi sceglie la lotta armata, allora c'è un passaggio tra storia e politica che è sfuggito alle mie previsioni».

Favorevole o contrario al film con Scamarcio?

«Non ho ancora potuto vederlo. Ma, in generale, favorevole a che anche il cinema si occupi di queste cose, ha una potenza emotiva che noi storici non abbiamo».

Nel 1976, comunque, il feeling tra Lotta Continua e Pci era giá  finito...

«Finí quasi subito dopo la vittoria in Comune e l'elezione di Diego Novelli. Noi avevamo sostenuto il Pci alle amministrative, scegliendo "˜nostri' candidati come l'operaio Piero Comollo. Dopo la vittoria, ci fu ancora un incontro con Novelli e Piero Fassino, noi eravamo ancora impegnati in un'occupazione di case a Volvera. Ci dissero: "˜risolviamo questa, poi che non succeda mai piú'. Il che, evidentemente, divideva le nostre strade». 

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