News per Miccia corta

13 - 11 - 2009

Il film La Prima Linea, una vicenda da commissione cultura dell'Unione

 

 

«Meglio tardi che mai» è la reazione della casa editrice Derive Approdi ­

che nel febbraio del 2005 ha pubblicato la prima edizione del libro Miccia

corta, una storia di Prima linea a cui si è «liberamente ispirato» il film

La Prima Linea ­ di fronte alla «notizia» del rifiuto di beneficiare dei

finanziamenti pubblici da parte di Andrea Occhipinti della produzione Lucky

Red. La spada di Damocle del finanziamento pubblico è rimasta appesa sulla

storia di questo film da quando Renato De Maria ha manifestato l'interesse

di trasformare in pellicola il racconto di Sergio Segio fino alla sua uscita

nelle sale in questi giorni. Una spada di Damocle che ha funzionato come un

ricatto facendo pressioni sugli sceneggiatori, il regista, i produttori,

persino gli attori affinché uniformassero il loro lavoro alla «veritá 

storica e politica» che l'attuale ministro della Cultura Sandro Bondi si

figura sugli anni Settanta. Non ci stupisce che il ministro della Cultura

sia ricorso a uno strumento censorio paragonabile a quello delle commissioni

cultura dell'Unione Sovietica, quando si chiedeva a poeti e scrittori di

cambiare i finali delle loro storie, di limare alcuni giudizi o persino di

negare l'esistenza di taluni personaggi. Che la «veritá  storica» non possa

essere il risultato di una decisione ministeriale è un'affermazione la cui

complessitá  probabilmente sfugge al ministro Bondi. Cosí non dovrebbe essere

per sceneggiatori e regista, la cui professione prevede il libero esercizio

del proprio intelletto e delle proprie facoltá  creative. Come siano riusciti

sceneggiatori, produttori e regista a conciliare la loro libertá  di

drammaturghi con la commissione di controllo dei famigliari delle vittime

istituita dal ministero della Cultura, con i continui interventi dello

stesso ministro, con le pressioni dirette e inderette dei patrocini negati è

per noi un mistero. Come abbiano potuto accettare tali condizioni di

sudditanza del loro lavoro in cambio di un finanziamento pubblico (che

comunque oggi Bondi nega) è per la nostra casa editrice (che non gode di

alcun finanziamento pubblico) motivo di stupore.

Con un libro, che come dice il sottotiolo è «Una storia di Prima linea»,

Sergio Segio ha scelto di fare i conti con la propria vicenda biografica. I

lettori ne hanno letto e giudicato il senso, il contesto, le ragioni e gli

errori. A nessuno di loro è stato chiesto di schierarsi «contro» o a

«favore» di questa storia, perché che lo si voglia o no si tratta di un

frammento di «Storia». Se un autore o un editore lo facessero sarebbero solo

un pessimo autore o un pessimo editore. Se a farlo sono un regista o un

produttore sotto ricatto il giudizio non cambia.

 

La casa editrice DeriveApprodi

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori