News per Miccia corta

13 - 11 - 2009

La prima linea

(L'Opinione, venerdí 13 novembre 2009)

 

 

 

 

Dimitri Buffa

 

 

 

La prima linea forse, anzi certamente, non è un film bellissimo, ma
altrettanto sicuramente è una pellicola almeno parzialmente educativa sulla
genesi della lotta armata in Italia. Difatti altro non è che la
trasposizione in pellicola del libro di memorie dell'ex terrorista Sergio
Segio
, che attualmente lavora come volontario da anni presso la comunitá  di
don Ciotti, una delle piú meritevoli nel campo del recupero dei
tossicodipendenti e dei disadattatti.

La premessa va fatta perchè in Italia esiste, tra gli altri vizi, quello
veramente irritante di giudicare le cose per sentito dire e di dare un voto
a un film ben prima di averlo visto. Il film è tratto dal libro di Segio
"Miccia corta" e ancora prima di iniziare a girarlo sono iniziate inutili
pressioni come se si temesse una pellicola apologetica sul terrorismo o
minimizzatrice.
Bene cosí non è stato, nel film diretto da Renato De Maria l'attore che
interpreta Segio, cioè Riccardo Scamarcio (la sua compagna di lotta è invece
interpretata dall'immancabile Giovanna Mezzogiorno), conclude la scena
finale con un lungo mea culpa che è una sorta di atto di dolore per il male
fatto dal terrorista quando credeva di potere emettere sentenze nel nome del
popolo proletario di tutto il mondo. In mezzo al film c'è un'altra sequenza
che da conto del rimorso per una delle prime azioni di morte cui Segio
partecipó, cioè l'uccisione del giudice "buono" Emilio Alessandrini, e tutta
la semantica della sceneggiatura è improntata al rimorso e al rimpianto.
Cosa altro si poteva pretendere di piú da un ex terrorista che comunque, sia
come sia, 26 anni di galera se li è fatti uno dietro l'altro? Allora si dica
che l'argomento è tabú e si fa prima. "La prima linea", per voce della casa
di produzione di distribuzione cinematografica  Lucky Red ha anche
rinunciato ai soldi pubblici del Fondo unico per lo spettacolo,
evidentemente confidando nelle leggi del mercato. Che altro dovevano fare di
piú iproduttori? La veritá  è che proprio non si vuole affrontare freddamente
questo pezzo di storia patria. Da parte della sinistra per paura dell'
"album di famiglia", da parte della destra per una certa sete di vendetta
ancora inappagata.

Segio ha detto, in prefazione alla seconda edizione del
libro da cui è stato liberamente tratto il film, che  «si sono insomma
imposte condizioni e paletti affinché il film venga scritto e girato "a
comando", con la libertá  artistica legata al guinzaglio e minacciata di
rappresaglia economica, con un meccanismo degno dei tempi di McCarthy. Ma,
allora, c'era se non altro un movimento di opposizione alle persecuzioni e
ai bavagli. Ora, che la censura si è fatta democratica e bipartisan, tutto
tace e tutto va bene».
Poi aggiunge: «Giudicheranno gli spettatori del film se e quanto gli effetti
di queste continue pressioni e degli infiniti vincoli – di fronte ai quali
nulla hanno eccepito regista e produttore, accettandoli in silenzio – sono
rintracciabili nel prodotto finale».
«Per parte mia – osserva ancora Segio – ho ricavato il giudizio che il film
"La prima linea", assai liberamente ispirato a questo libro, ne tradisce una
caratteristica fondamentale: quella che riassume l'albero genealogico, i
riferimenti ideologici, culturali, le famiglie di provenienza, le
motivazioni, le aspirazioni, per quanto infine pervertite dalle pratiche.
Con il rischio che si tratteggi un "Romanzo criminale", anziché fornire
necessari elementi di lettura, comprensione e contestualizzazione su quello
che è stato, comunque, un fenomeno dalla radice politica e sociale».

Ecco se
una critica va fatta al film di De Maria quella dell'ex terrorista sembra
quella piú onesta, intellettualmente parlando.
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori