News per Miccia corta

08 - 03 - 2006

Quando Forza Italia era il film della sinistra. Il film di Faenza



(dal Corriere della Sera, 8 marzo 2006)

ANNI SETTANTA

Un libro e un dvd ripropongono la vicenda della pellicola di Roberto Faenza e dei suoi protagonisti

Quando Forza Italia era il film della sinistra

Denunció il potere democristiano.
E al tempo del rapimento di Moro fu sequestrato


di GIAN ANTONIO STELLA

In un`Italia come quella, un Paese dove la Settimana Incom faceva titoli a tutta pagina che dicevano Le mondi ne sognano la polenta e dove ancora nel 1951 la Commissione parlamentare sulla miseria accertava che quattro milioni di persone non consumavano mai (mai!) nell`arco di un anno zucchero, vino e carne, bastava poco per sognare. Immaginatevi certi manifesti con un ponte che solcava l`intero Atlantico, carico di doni! O la foto di un container pieno di zucchero e farina e medicine fasciato dalla bandiera americana! O ancora la foto dello stesso segretario di Stato George Marshall carico di pacchetti regalo! Un manifesto era spaccato in due diagonalmente: di lá  c`erano dei poveretti ai lavori forzati dietro il filo spinato di un «centro colonico collettivo», di qua un contadino che fumava riposato davanti alla sua bella cascina stile Mulino Bianco. La propaganda comunista fu durissima contro questa pubblicitá  elettorale che agganciava gli italiani anche coi divi del cinema come Spencer Tracy, Rita Hayworth, Clark Gable, Gary Cooper o Tyrone Power: «Anche gli attori di Hollywood sono in linea nella lotta contro il comunismo!». E i muri di tutta l`Italia erano tappezzati di manifesti della sinistra altrettanto persuasivi, con un Gesú Cristo benedicente con tanto di aureola e una citazione dal Vangelo di Matteo: «Vi dico la veritá . Difficilmente un ricco entrerá  nel regno dei cieli». Conclusione: «Votate per il socialismo, che redime i poveri dallo sfruttamento dei ricchi». E se la Dc affiggeva manifesti con un lupo travestito da agnello o un bambino che punta il dito accusatore dicendo: «Accuso mio padre e mia madre» (titolo di ripresa: «Potrebbe essere tuo figlio, se vincessero i comunisti») o ancora una bimbetta che fugge disperata («Salva i tuoi figli!») mentre un carro armato russo cerca di schiacciarla, non meno aggressiva era la risposta comunista.
Come un manifesto che mostrava un ladro, col volto coperto da un fazzoletto con lo scudo crociato, che scappava nella notte con un sacco che portava la scritta «Premio di maggioranza». Era l`imitazione di un manifesto cinematografico che giocava sui nomi degli avversari: «La Forchettoni Associated Fá­lms presenta: L`ultima truffa. Con Gamella, Saramat, Spaccardi, Pigliabruna. Regia di Aspide de Capperi. Distribuito dalla Premiocrazia Grattiana. Vietato a tutte le persone oneste».
Era durissimo lo scontro sui muri. Piú pesante ancora, peró, era lo scontro nelle piazze. Dove i democristiani, per dirla con le parole di Arminio Savioli su «l`Unitá », usarono «Madonne lacrimanti, madonne sanguinanti, madonne sfavillanti». Indimenticabile una cronaca de «Il Messaggero» a proposito della statua della Vergine sulla facciata di Santa Maria degli Angeli ad Assisi: «Mentre l`aureola fissata alla statua e formata da molte e potenti lampadine rimane immobile, il volto della Madonna accenna a muoversi da destra a sinistra, nel mentre che il torace si solleva con un respiro affannoso». Al che i comunisti rispondevano tuonando baldanzosi contro De Gasperi: «Vattene, vattene, schifoso cancelliere, / se non ti squagli subito / son calci nel sedere».
Guardi il film di Faenza e vedi il primo esempio della ``tivú del dolore`` o della ``tivú dei sentimenti`` con Aldo Fabrizi che fa irrompere in studio il marito di una donna da lei creduto in galera: «Martaaa! Martaaa! Moglie mia! Figli mii!». Senti il fuori-onda che ancora oggi sarebbe strepitoso a «Striscia la notizia» in cui Giorgio La Pira tira le orecchie («Devi smetterla col turpiloquio») a Ettore Bernabei che da toscano dice troppe volte `azzo . Ascolti lo stralunato entusiasmo del ``simpaticissimo presentatore`` Rudy Roma che al concorso Miss Italia strilla: «Che gambe! Che gambe! Cento di seno! Cento! Che numeri!». E ridi, ridi, ridi e poi ti scopri a dire: ma non è cambiato nulla! Certo, Forza Italia! è un film di parte. Dichiaratamente di parte. Costruito per demolire con il devastante accavallarsi di filmati originali e pezzi inediti, sepolti nei magazzini della Rai, la classe politica dell`epoca che mai era stata messa alla berlina dai giornali e dalla Rai di allora (indimenticabili i lunghissimi minuti della demolizione a un congresso Dc del fino ad allora potentissimo Amintore Fanfani), era cosí schierato che, uscito da quaranta giorni e accolto da violentissime polemiche ma anche da un clamoroso successo, fu ritirato dalle sale la stessa sera del sequestro di Aldo Moro. Vittima culturale dell`idiozia assassina delle Brigate rosse.
Ma è un film imperdibile per tutti coloro che, siano schierati da una parte o dall`altra, vogliono capire ``come`` siamo diventati quelli di oggi.

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