News per Miccia corta

06 - 11 - 2009

Vent'anni dopo, la festa di Berlino

(la Repubblica, venerdí 6 novembre 2009)

 


Dieci anni dopo "The Wall" la musica torna a celebrare la riunificazione

 

Da qui a lunedí prossimo, Berlino sará  la capitale mediatica e il centro del mondo reale per celebrare il ventesimo anniversario della caduta del "Muro della vergogna". «Riunificare la Germania sarebbe stato impensabile senza l'Europa unita», ha detto ieri la cancelliera Angela Merkel. Il Muro fu costruito il 17 agosto 1961 dalla dittatura comunista tedesco-orientale per arginare la fuga in massa e delle élite dalla Ddr. Crolló il 9 novembre 1989 quando - messo alle strette dalla rivoluzione polacca, dalla perestrojka di Gorbaciov e dalle intese tra il nuovo Cremlino, l'America di Bush senior e papa Wojtyla - il regime decise di aprire i varchi del Muro.

Lunedí, "Angie" passerá  simbolicamente il primo varco aperto allora, a Bornholmer Strasse, a braccetto con il leader della svolta democratica polacca Lech Walesa e Mikhail Gorbaciov. Poi l'orchestra diretta da Daniel Barenboim terrá  un concerto in centro; in seguito nella Potsdamer Platz rifatta da Renzo Piano verranno simbolicamente abbattuti mille pezzi ricostruiti del Muro. I fuochi d'artificio alla Porta di Brandeburgo, «ieri simbolo del confine tra due mondi e oggi simbolo europeo» secondo Frau Merkel, concluderanno il grande giorno.

(a. t.)

 

 

GINO CASTALDO

 

 

BERLINO - «Happy birthday Berlin», urla Bono mentre una selva di fari antiaerei disegna diagonali di luce nel nuvoloso cielo sopra Berlino. Le note degli U2 spezzano la sera, cancellano il freddo, la pioggia e il nevischio che prima del concerto avevano lambito la piazza, arrivano puntuali dopo un'attesa durata vent'anni. Viene voglia da illudersi che se ci fosse stato ancora un muro a dividere il pianeta, questa musica l'avrebbe spazzato via. Anche se alcuni fan e politici locali hanno polemizzato con un altro piccolo "muro", ovvero la barriera costruita intorno all'area del concerto che ha impedito alla folla di vedere bene, a parte i diecimila fortunati che tramite Internet hanno vinto il biglietto di ingresso, peraltro gratuito, nella piazza che si trova dalla parte orientale della porta di Brandeburgo.

L'inizio del concerto è da brividi, appena Bono intona il primo verso di One, tutti cominciano a cantarla in coro, dall'inizio alla fine, gente di tutte le etá , compresi molti ragazzi che quando il Muro è caduto erano forse appena nati. E forse, chissá , alcuni di loro sono proprio i figli del Muro, concepiti nell'ebbrezza di quelle euforiche notti che seguirono la caduta. Ma tutti sanno che One, oltre a essere probabilmente la piú bella canzone degli U2, è anche quella che è stata scritta a Berlino, ispirata proprio dalla riunificazione, «l'amore è un tempio, un solo amore, un solo sangue, sorelle, fratelli», un testo struggente che parla di amore e condivisione, cantato mentre sulla facciata della porta vengono proiettate icone del passato, falci e martello, stelle rosse.

Hanno voluto un palco disadorno, piccolo, quasi a cercare un brandello di umanitá , lasciando tutto lo spazio visivo alla maestositá  dello scenario della porta di Brandeburgo, che fu riaperta il 22 dicembre del 1989, con la quadriga imperiale rivolta a est (fu girata dopo che la spartizione di Berlino la assegnó alla parte orientale) nella stessa direzione in cui guardano gli U2, quattro musicisti, in perfetta simmetria coi quattro cavalli che dominano la porta. Vent'anni fa la musica la facevano le urla liberatorie dei berlinesi, il rumore delle picconate; dieci anni dopo arrivó Roger Waters a ricostruire temporaneamente il Muro, mettendo in scena The Wall, per poi abbatterlo metaforicamente in un tripudio oceanico di pubblico. E ora gli U2, quattro moderni eroi che il pubblico applaude come messaggeri di pace. Il codice rock, di cui gli U2 sono i piú accreditati portatori sani in circolazione, contiene ancora il brivido della libertá . Loro vengono da lontano e sanno come accendere il fuoco di un evento cosí importante. E in fondo sono berlinesi di elezione, nel 1990 vennero proprio qui a incidere Achtung baby, agli Hansa studio dove prima di loro avevano registrato i loro dischi molti eroi rock come David Bowie, affascinati a quei tempi dall'ombra scura che il Muro proietava sulla cittá . E poi, nel tour che fecero subito dopo, Zootv, il piú moderno e scintillante della loro storia, erano pieni di segni berlinesi, comprese le piccole Trabant appese ai lati della scenografia. Loro che come irlandesi sanno bene cosa significano le divisioni geopolitiche, e infatti dopo One e Magnificent partono gli accordi inconfondibili di Sunday Bloody Sunday, dedicata alla maledetta domenica di sangue del 30 gennaio 1972 nella quale a Londonderry, o meglio Derry come preferiscono chiamarla i nazionalisti, l'esercito inglese aprí il fuoco sui manifestanti, uccidendo 26 civili.

La folla si infiamma, tutti saltano e cantano al ritmo indiavolato del pezzo, e ancora di piú quando a metá  pezzo Bono chiama sul palco Jay Z, in questo momento il piú bravo rapper al mondo, e gli lascia il microfono per improvvisare versi rabbiosi contro ogni discriminazione. Poi insieme citano il Bob Marley di Get up stand up, «alzatevi, sollevatevi, non abbandonate la lotta per conquistare i vostri diritti». Cosí disse Marley e cosí ripetono gli U2 e Jay Z a pochi giorni dalle commemorazioni ufficiali per il ventennale della caduta del Muro. Bono ha la voce rotta, modifica i versi delle canzoni introducendo dichiarazioni d'amore per la cittá , ogni pezzo assume un significato speciale, Beautiful day diventa l'esaltazione di questo anniversario, la malinconia dolente di Moment of surrender è un saluto riflessivo col quale chiudono la serata. Mezz'ora in tutto, ma densa di significato. «áˆ una meravigliosa occasione per essere qui», dice Bono rivolto al pubblico. E di sicuro essere qui, oggi, è una buona occasione per chiunque.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori