News per Miccia corta

08 - 03 - 2006

Foibe, 1048 nomi dalla Slovenia

(da La Repubblica, MERCOLEDáŒ, 08 MARZO 2006, Pagina 30 - Cronaca)

Civili e militari, vennero deportati nel maggio del 1945 e gettati nelle fosse carsiche

Foibe, 1048 nomi dalla Slovenia

Consegnato al sindaco di Gorizia l'elenco delle vittime di Tito

Per ognuna delle persone scomparse una scheda con i dati anagrafici e quelli dell'arresto


ROBERTO BIANCHIN

GORIZIA - Avevano sempre negato perfino che fosse successo. Adesso invece non solo ammettono, ma fanno anche nomi e cognomi, riaprendo una delle pagine piú buie e dolorose dei giorni che segnarono la fine dell'ultima guerra. E' la storia dei deportati di Gorizia. Civili e militari che furono rastrellati nel maggio del 1945 dalle truppe di occupazione del maresciallo Tito, vennero portati in Jugoslavia e non fecero piú ritorno. Non si è mai saputo con esattezza quanti fossero. Molti finirono gettati nelle foibe sul Carso. Adesso, per la prima volta dopo 60 anni, avranno un nome. Il governo della Slovenia infatti, su iniziativa del ministro degli esteri Dimitrij Rupel, ha consegnato al sindaco di Gorizia Vittorio Brancati un elenco contenente 1.048 nomi di deportati, che la Prefettura ha messo a disposizione della cittadinanza «per acquisire ogni possibile notizia sulla fine dei congiunti scomparsi e per rendere loro ogni dovuto onore». «E' la conferma di come gli eccidi della primavera del 1945 siano stati gestiti ufficialmente dallo stato comunista jugoslavo» ha commentato Paolo Sardos Albertini, per molti anni presidente dell'associazione degli esuli.
Gli elenchi, dei quali non si era mai saputa l'esistenza, contengono delle schede su ogni deportato, con i dati anagrafici per ciascuno di loro, la data e il luogo dell'arresto, e il luogo e il momento nei quali ciascuno ha dato l'ultima segnalazione di sé. Questo potrá  consentire di ricostruire il percorso dei deportati e di calcolare quanti di loro finirono nelle foibe. Secondo gli storici meno schierati da una parte o dall'altra, sarebbero stati circa tremila gli uomini e le donne arrestati tra il 14 maggio e il 15 giugno 1945 dai soldati jugoslavi del IX Corpus titino che avevano occupato Trieste e dintorni e perseguivano il progetto di annettere alla Jugoslavia il Friuli Orientale e la Venezia Giulia. Secondo le associazioni degli esuli giuliani e dalmati invece, i deportati sarebbero stati almeno seimila. Di loro non si è mai saputo nulla, e per molti anni gli jugoslavi, e anche le forze della sinistra italiana, avevano negato che vi fossero stati eccidi e rappresaglie. Una ferita, questa, che ha diviso e continua a dividere aspramente i triestini.
Ora l'ammissione slovena, con un elenco di piú di mille nomi. A quel tempo, al comando delle truppe titine c'era un commissario politico dell'esercito partigiano jugoslavo, Franc Pregelj detto «Boro», che è ancora vivo, ha 87 anni, abita in Slovenia e qualche anno fa, nel 1997, venne accusato per quei crimini dalla Procura militare di Padova. Interrogato dai magistrati, grazie ad una rogatoria internazionale, si difese negando tutto, dicendo che non aveva mai saputo nulla delle foibe, e che lui era «soltanto» il segretario del partito comunista sloveno a Gorizia. L'inchiesta venne poi trasferita alla Procura di Bologna e nel giugno scorso il gup ne decretó l'archiviazione, con la motivazione che non sarebbe stata provata la responsabilitá  di Pregelj, pur indicato come «personalitá  di spicco», nelle deportazioni e negli assassinii.

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