News per Miccia corta

05 - 11 - 2009

La ragione dei vinti

(il manifesto, 4 novembre 2009)

 

David Bidussa


«Le ragioni di un decennio, 1969-1979». Giovanni De Luna rivisita gli anni dannati o dimenticati. Quasi un'autobiografia generazionale, con al centro la storia di Lotta continua. Senza nostalgie né pentimenti
In un saggio dal titolo Vedere i lavoratori. La fotografia militante (pubblicato in «Studi e ricerche di storia contemporanea», n. 59, 2003), Uliano Lucas ha ricordato come intorno alla seconda metá  degli anni '70 si registrasse un cambiamento repentino: la sua macchina fotografica da «occhio amico», quale era stata fin dal '68, intorno al 1978 iniziava a essere percepita come «spia». Gli anni '70 non furono un blocco unico e non furono solo terrorismo. Quel decennio fu lacerato da molte divisioni e molto complicato. Giovanni De Luna, nel suo ultimo libro (Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria, Feltrinelli, 256 pag. Euro 17,00) in cui al centro sta Lotta continua, ha provato a ripercorrerlo mettendo partendo da un «vuoto di memoria», quello dei morti che nessuno ricorda.
Che cosa si nasconde dietro a quell'oblio? Quel decennio fu lacerato da molte divisioni e molto complicato. Per raccontarlo occorre fare un'incursione nel vissuto di quegli anni e tra il 1975 e il 1976. Il composto alchemico altamente instabile, che aveva retto nella prima metá  degli anni '70, salta definitivamente in quel biennio. Da quel momento diviene prevalente il fascino per l'organizzazione. Lí inizia la stagione della lotta armata. Ma ció che precede tutto questo non è un percorso obbligato verso quell'esito.
Ogni generazione politica ha la sua scena di iniziazione e a seconda di come legge e vive il proprio tempo; delle genealogie che crea; di come riordina il mondo intorno a sé. Lí prende corpo una memoria immediata che è la struttura di spiegazione che nel presente giustifica e spiega l'agire politico e il suo significato. Per molti quella scena ruota intorno a Piazza Fontana e poi alla lunga scia di misteri che popolano gli «anni neri della Repubblica».
Tuttavia, a differenza di un luogo comune, la Resistenza (spesso il suo mito) non entra in quella memoria, se non piú tardi, prima ci entrano altre scene: quelle delle rivolte contadine e delle periferie (è uno dei motivi per cui Lotta continua avrá  un interesse per la rivolta di Reggio Calabria); il fascino dell'autogestione e dell'assenza dello Stato; l'idea della rivolta contro il potere. Un aspetto che fa di Lotta continua originariamente un movimento del '68 e non un'esperienza rinnovata delle eresie comuniste della prima metá  del '900. Con un solo vero neo: il silenzio e l'insensibilitá  rispetto ai dissidenti all'Est (è il tema che significativamente emergerá  sulle pagine del quotidiano all'indomani dello scioglimento dell'organizzazione, a Rimini nel novembre 1976).
E' sempre difficile fare la storia di un Paese quando la vicenda brucia ancora, non ultimo per lo storico stesso che la ricostruisce perché coinvolto in prima persona e che si giudica non per le sue passioni, ma se è in grado di proporre domande pertinenti. Un lavoro che De Luna ha assolto con precisione: non nascondendosi dentro il suo libro e utilizzando fonti di diverso tipo, tradizionali e non: archivi di militanti, documenti personali, giornali, ma anche canzoni (politiche, d'autore,..) musica leggera, teatro, cinema, scrittura intima.
Libro non salvifico - quello di De Luna - che si propone di fare un bilancio di una stagione politica. Una vicenda che ha al centro la storia di Lotta Continua tornata a popolare l'immaginario collettivo dal 1988 in poi, ovvero dal momento in cui si riapre l'inchiesta sull'assassinio del commissario Luigi Calabresi in seguito alla confessione di Leonardo Marino e che per molti riduce una storia complessa solo a quella scena come se quella fosse la matrice vera da cui partire e intorno a cui spiegare tutto: la pratica della violenza; il mito operaio; il pericolo golpista dopo le bombe di Piazza Fontana; la convinzione che il potere fosse in ogni modo un territorio sottratto al controllo della legge e che vincente sarebbe stata solo una risposta omologa e contraria.
Un insieme di sollecitazioni che improvvisamente tra il 1975 e il 1976 deflagrano: e che portano allo scioglimento di Lotta Continua nel novembre 1976.
Quello di Giovanni De Luna non è un libro leggero. E'un testo da cui si esce consapevoli che una storia è finita, ma che è materialmente impossibile dimettersi da essa se non al prezzo di un confronto serrato, in cui la prima cosa da abbandonare sono le molte cose che si danno per scontate. Cosí, per esempio, non si tratta di guardarla come la ripetizione di un nuovo 1917, bensí come una vicenda che ha i tratti del '48 (del 1848) europeo. Una vicenda che, una volta chiusa, pone ai suoi sopravvissuti, che rifiutano la nostalgia o la recriminazione prima ancora che la riflessione sulla propria sconfitta politica, la condizione dell'esilio e la sensazione della fine di un mondo e del suo vocabolario politico. Riflessione che si origina da una solitudine di chi sa di porre un problema, sia ai suoi amici di allora, sia a chi oggi ritiene che quella storia sia stata solo un bluff o un gigantesco misunderstanding, sia ai molti indifferenti di allora e di ora, e che, perció, chiede una risposta non supponente. Non è cosí scontato che ci sia.

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