News per Miccia corta

03 - 11 - 2009

Dalla cella scriveva: è un inferno, tiratemi fuori. L`ex fidanzato: ha chiesto qualcosa per morire velocemente

(Corriere della Sera, 3 novembre 2009)

 

 

GIOVANNI BIANCONI

 


Dia­na Blefari Melazzi (Epa)
Dia­na Blefari Melazzi (Epa)
ROMA "” Nel colloquio investigati­vo dei giorni scorsi con la polizia, Dia­na Blefari Melazzi aveva spiegato che era sua intenzione dissociarsi ufficial­mente dalle nuove Brigate rosse, e ini­ziare qualche forma di collaborazione coi magistrati. Ma prima voleva aspet­tare la sentenza della Cassazione sul­l'ergastolo per l'omicidio del profes­sor Marco Biagi, assassinato nel mar­zo 2002, che pesava sulle sue spalle. Giá  una volta quella pena era stato an­nullata, forse sperava in una replica. Sabato, invece, ha ricevuto la notifica della conferma del carcere a vita e la fibra consumata e certamente instabi­le dell'ormai ex brigatista ha ceduto.

Ora che s'è impiccata, le lettere scritte da Diana Blefari Melazzi nell'ul­timo periodo raccontano un desiderio di morte che covava da tempo dentro la donna che "” secondo la giustizia italiana "” per motivi politici aveva scelto di dare la morte a Biagi, appena sette anni prima; e la sua necessitá , per provare a rimanere in vita, di usci­re di prigione. Anche questo, probabil­mente, era il senso della «disponibili­tá  a parlare con i magistrati» comuni­cata al direttore del carcere e al suo ex fidanzato Massimo Papini. Da un me­se è in carcere pure lui, con l'accusa (fermamente negata) di associazione sovversiva e banda armata, e il suo av­vocato Francesco Romeo commenta: «Mettere in relazione la presunta colla­borazione di Diana Blefari con la posi­zione processuale di Papini è un'ulte­riore, oscena strumentalizzazione del­la tragica morte della signora Blefari, che non trova alcuna corrispondenza nella realtá . L'unica colpa di Massimo Papini è stata quella di essere rimasto, ostinatamente, accanto a una persona che soffriva e alla quale era legato da un affetto profondo».

Nelle ultime lettere inviate all'uo­mo col quale era stata legata circa die­ci anni fa, l'ex brigatista chiedeva un aiuto qualsiasi pur di lasciare il carce­re. Senza rendersi conto che Papini po­teva ben poco laddove non erano riu­sciti avvocati e psichiatri. «Devi trova­re il modo di farmi avere gli arresti do­miciliari, che io in questo inferno non ci posso piú stare "” quasi gli intima il 14 maggio scorso "”. Io voglio uscire, devo uscire. Giuro che esco e mi am­mazzo e vi libero della mia presenza, ma io di questa tortura non ne posso piú!». Tre giorni dopo pare sfogare le sue manie di persecuzione: «Vorrei sa­pere se esiste qualcuno su questo pia­neta che ha intenzione di tirarmi fuori da questo lager, perché quelle rare vol­te che mi capita di parlare con un al­tro essere umano c'ho come l'impres­sione che vogliono tutti che rimango qua dentro».

Il 29 maggio, in un'altra lettera, la Blefari lascia intravedere quello che forse le è balenato in mente quando s'è detta disponibile a parlare con in­vestigatori e inquirenti: «Devi dire a tutti che io mi sono pentita, che tutto quello che vogliono io lo faccio, che se vogliono che mi cucio la bocca me la cucio, se vogliono che parlo dico tutto quello che mi dicono di dire, ma io non ne posso piú di stare cosí. Io non so proprio cosa fare, chiedo per­dono a tutti ma basta, per pietá ». E an­cora l'indomani, quasi rimproveran­do Papini: «Hai intenzione di aiutarmi a uscire da qua dentro o no?... Sto ma­le! E ti assicuro che io cerco di fare di tutto per stare bene».

 

Dall'inizio del 2009 Massimo Papi­ni ha incontrato in carcere l'ex fidanza­ta, rendendosi conto del suo stato di salute mentale e fisico. Si capisce dai resoconti che scriveva tornando a ca­sa, come quello del 10 febbraio: «An­nientata. L'unica cosa che mi viene in mente in questo momento dopo aver­la vista... Si perseguita da sola... Vuole solo morire. Mi ha chiesto di portarle qualche cosa per morire velocemente: me lo ha chiesto piú volte!». Per avere un'idea di quanto la de­tenzione (per un periodo anche al regi­me di «carcere duro» riservato a ma­fiosi e terroristi) abbia inciso sulle condizioni di Diana Blefari basta legge­re le lettere che "” con tutt'altro tono, stavolta orgoglioso e a tratti sprezzan­te "” scriveva quattro anni prima, nel­l'agosto 2005, all'indomani della pri­ma condanna all'ergastolo: «Per l'azio­ne Biagi ho piene responsabilitá  perso­nali, di cui vado fiera, e che mi rivendi­co pienamente... La rivendicazione della mia responsabilitá  personale va­le anche per gli espropri (cioè le rapi­ne, ndr) attivitá  primaria e necessaria nella costruzione di un'organizzazio­ne comunista combattente...». E av­vertiva Papini che, un po' a sorpresa, oggi si ritrova accusato di aver fatto parte anch'egli delle nuove Br: «Ti di­co questo perché tu sappia con chi ti stai rapportando, visto che ora la mia identitá  politica clandestina ha l'op­portunitá  di diventare pubblica, causa forza maggiore».

 

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