News per Miccia corta

03 - 11 - 2009

Cucchi, si indaga sull'ospedale la procura: una nuova autopsia

(la Repubblica, martedí 3 novembre 2009)

 

 

   

MARINO BISSO

CARLO PICOZZA 

 

 

ROMA - Un'altra autopsia potrebbe essere eseguita sul corpo di Stefano Cucchi devastato da fratture e tumefazioni. A deciderlo sará  il pm su segnalazione di sei specialisti, un istologo, un tossicologo e cinque medici legali. Saranno loro a chiarire le cause della morte del giovane arrestato con pochi grammi di droga nella notte del 15 ottobre e deceduto all'alba del 22 in una cella del padiglione di pena dell'ospedale Sandro Pertini. Il pm Vincenzo Barba ha aperto un'inchiesta per omicidio preterintenzionale. Presto potrebbero esserci i primi indagati. Oggi saranno sentiti i medici del reparto carcerario dell'ospedale e alcuni reclusi che hanno visto Cucchi a Regina Coeli all'inizio della sua settimana di passione.

Se cartelle cliniche e certificati non basteranno a diradare le ombre sul decesso del giovane, la salma sará  riesumata. La sorella Ilaria, lo ha giá  chiesto in Procura. Ora torna ad accusare: «Stefano non è stato alimentato né idratato». E la conferma arriva dai consiglieri regionali Anna Pizzo (Sl), Ivano Peduzzi (Rc) e dell'ex senatore Giovanni Russo Spena (Rc), che hanno visitato il reparto detentivo: «Il primario», hanno spiegato, «ci ha detto che Stefano rifiutava cibo, acqua e alcune terapie: non possiamo obbligare un paziente a mangiare e a bere». Cosí Cucchi potrebbe essere morto anche di stenti, sommati ai traumi forse di una caduta (ma nessuno ha spiegato come, dove e quando) o, forse, dell'aggressione feroce di qualcuno. Ma quelle lesioni, per il referto della prima autopsia, non sarebbero state fatali.

«I sanitari ci hanno detto che il giovane ha dichiarato che era caduto, ma di fronte alle loro insistenze, ha risposto, forse intimorito, che, per parlare avrebbe voluto il suo avvocato di fiducia, lo stesso che gli era giá  stato negato». Dai racconti dei medici emerge un altro particolare: «Non siamo stati informati dalle guardie carcerarie della richiesta dei familiari di visitare il giovane o, almeno, di avere un colloquio con noi». «Qui», ha detto il primario, «i pazienti-detenuti scontano una pena doppia: reclusione e malattia». Ma, per Pizzo, Peduzzi e Russo Spena, «il carcere vince; la pena prevale sull'assistenza». Un'altra domanda gira nel pronto soccorso: «Perché con quei traumi non è passato prima qui, come avviene in casi analoghi?». E Ilaria Cucchi, scandendo le parole, ribadisce: «Mio fratello non era anoressico né sieropositivo e non è vero che fosse senza fissa dimora, un errore che potrebbe aver motivato la decisione del carcere invece dei domiciliari». 

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