News per Miccia corta

03 - 11 - 2009

Caso Blefari, le accuse degli avvocati ``Era una br, l'hanno voluta solo punire``

(la Repubblica, martedí 3 novembre 2009)


   

ELSA VINCI 

 

 

ROMA - Inchiesta sul suicidio della ex Br. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte di Diana Blefari, la neobrigatista che scontava l'ergastolo per l'omicidio Biagi nel carcere romano di Rebibbia. ሠstato ordinato il sequestro degli oggetti della cella e di tutto quanto fosse nella disponibilitá  dell'ex compagna Maria. Indaga anche il ministero della Giustizia.

«Non ce la faccio piú a stare qui dentro, voglio parlare con i magistrati, aiutami ad uscire». Aveva scritto la brigatista in una delle tantissime lettere inviate al suo ex fidanzato, e unico amico che le era rimasto, Massimo Papini, anche lui sospettato di appartenere alle nuove Br, arrestato il 2 ottobre scorso e ora in carcere a Catanzaro per banda armata.

Nel fitto epistolario cominciato mesi fa, il tono a volte si fa drammatico, accorato: è quello di una donna che dormiva in cella con uno straccio sul televisore sostenendo che dallo schermo «uscivano i mostri», che appariva ultimamente tutt'altro che una irriducibile, e che secondo gli inquirenti conservava ancora molti segreti: sull'arsenale delle BrPcc, il luogo dove è stata nascosta la pistola che ha ucciso Biagi e D'Antona, sull'archivio informatico e sulla identitá  di un ulteriore componente del commando omicida di Biagi.

«Devi trovare un modo di farmi uscire di qua - scriveva Blefari - il mio obiettivo è uscire di qua». In un'altra lettera la brigatista chiedeva pietá : «Io sono pentita non ne posso piú di stare cosí».

E ora uno dei suoi avvocati, Caterina Calia, denuncia: «Non poteva stare da sola in cella. Avevamo trovato anche delle ex detenute disposte a stare con lei. Ma il Dap si è opposto. Non è stato fatto nulla per salvarla». Anche il cappellano di Rebibbia dice che forse quella morte «si poteva evitare». Per lei insiste il legale «c'è stata solo punizione, non prevenzione». E aggiungono i legali della donna: «Se fosse stata accusata di un reato comune sarebbe stata curata, ma l'entitá  dell'imputazione, terrorismo, ha fatto in modo che lo Stato non riuscisse a scindere tra potere punitivo e diritti di una persona».

Il rischio suicidio non fu paventato solo dai consulenti della difesa. In loro possesso c'è anche una consulenza del carcere di Rebibbia redatta nel 2007 che traeva le stesse conclusioni. L'allarme non ebbe seguito perché, hanno sottolineato gli avvocati della ex br, «nessuno fece nulla». Lo psichiatra Antonio Coppotelli, consulente della difesa, ha infine spiegato che «Diana Blefari era una persona che aveva destato dubbi e preoccupazioni». «Andavano messe in atto cure che lei rifiutava e che quindi avrebbero dovuto essere coattive. Era un soggetto a rischio suicidio».

Diana Blefari da poco aveva cominciato a collaborare. «Era in procinto di parlare», dice l'avvocato Valerio Spigarelli, secondo cui «non era piú ritenuta organica alle Br, non era piú sottoposta al 41 bis, non aveva rapporti con detenuti ritenuti br o con altri, parlava solo con Massimo Papini». Il percorso era cominciato con colloqui con la Digos e sarebbe continuato con un interrogatorio di qui a breve con il pm, Erminio Amelio. Assai probabile ora una convocazione in procura di Papini. Intanto sulla rete è scattata la solidarietá  dei siti antagonisti che rendono «onore alla compagna Diana». 

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