News per Miccia corta

02 - 11 - 2009

Lotta continua, la lotta è sfinita

(Unita.it)

 

di Oreste Pivetta


«Fuori tempo. Le iscrizioni sono chiuse», mi risponde Erri De Luca che vigilava sulla salute fisica di Lotta Continua. Il biblista napoletano era capo del servizio d'ordine. Con il giornale di Sofri, Viale, Langer, Deaglio, fondato il primo novembre del 1969, è successo come per il Mondo di Pannunzio. Quando si celebró il cinquantennale del primo numero fu una corsa a iscriversi: non v'era giornalista in Italia che non vi avesse collaborato. Un po' cosí è accaduto per Lc, militanti e giornalisti, militanti o giornalisti, qualche decennio dopo, a funerali avvenuti, a bandiere della nostalgia dispiegate. Wikipedia ha compilato l'elenco, sbagliato. Ovviamente ignorando la «base», che doveva essere tutto. «Dall'alto o dal basso? Dal basso, dal basso!», recitava un titolo del quotidiano. Ovviamente è rimasto l'alto, qualcuno in posizioni che si definirebbero sommamente incoerenti rispetto al passato: che ci fa Niní Briglia dalle parti di Mediaset? Del basso vi è debole traccia nelle, prime, ricostruzione storiche (vedi il libro di Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio appena pubblicato da Feltrinelli). Ma non sappiamo ancora nulla del compagno operaio che parló ai cancelli della Fiat il giorno del rapimento di Aldo Moro. Lotta Continua fu strenuamente trattativista.

Sarebbe stato utile almeno conoscere uno per uno i quattrocento che un paio di domeniche fa - come mi racconta Guido Viale - si ritrovarono a Pescara per festeggiare con Enrico Deaglio il quarantennale. Quattrocento: un buon numero per ricominciare. Adriano Sofri, che non vuol ricordare, mi dice almeno: «Ricomincerei da capo». Guido Viale, il primo «saggista» del Movimento studentesco (sulle pagine peró dei Quaderni Piacentini), non ricomincerebbe: «Non lo rifarei. C'è altro da fare adesso, anche se non mi sento di certo un pentito. Sono stato anche il primo condannato, come primo proprietario della testata, per un volantino allegato al giornale. Si parlava male della Fiat. Venni assolto in appello. Il merito di Lotta continua fu quello di interpretare meglio di altri lo spirito dei tempi. Anche quel motto maoista: ribellarsi è giusto. Significava raccogliere la spinta antiautoritaria, contro le gerarchie e le accademie, dar corpo a quella che veniva definita la lunga marcia attraverso le istituzioni: l'universitá , gli ospedali, le carceri, i manicomi, l'esercito, persino la polizia...».

E fu un gran risultato ad esempio la nascita del sindacato di polizia. «Eravamo meno dottrinari di altri gruppi, che avevano aderito alla vulgata marxista alcuni banalmente altri per snobismo teorico, come il Manifesto e Potere operaio... ሠvero quello che diceva Silverio Corvisieri e che ripresi in un libro: Lotta continua è soprattutto uno stato d'animo. Lotta continua era anche l'espressione di una forma d'amicizia tra chi condivideva una medesima condizione e medesimi bisogni, secondo una sensibilitá  che valorizzava la dimensione umana della politica. Se c'è stato un Sessantotto bello, abbiamo dato voce a quel Sessantotto». Guido Viale mi racconta una parte di veritá . La lettura postuma del giornale ce ne presenta altre. Metti ad esempio un titolo come il seguente: «Il compagno Mao Tse Tung è morto. I proletari di tutto il mondo gli rendono omaggio con la piú grande commozione, ma anche con orgoglio e gioia, perché nella sua vita trovano conferme delle possibilitá  di contare su se stessi e liberarsi della fame, dalla guerra, dallo sfruttamento, dalle idee false. La vita di un grande rivoluzionario, una inesauribile fonte di insegnamento».

Tutto d'un fiato. Per giustizia si dovrá  ricordare che una decina di giorni dopo veniva pubblicata una intervista a Gianni Sofri, il professore esperto di questioni internazionali, che piú di una perplessitá  elencava a proposito dei misteri del dopo Mao. Ne dovrá  passare dell'acqua sotto i ponti prima di veder scritto in prima pagina il titolo piú bello di Lotta Continua: «áˆ rimorto il Papa». Era il 1978 e a Paolo VI era succeduto Albino Luciani. Testimonia Enrico Deaglio: «Sentimmo: è rimorto il Papa. Era il nostro amministratore, Claudio Brunaccioli, viareggino di tempra assai dissacrante». Deaglio vanta anche le prime rivelazioni sull'esistenza della P2 e del suo capo, Licio Gelli (quattro puntate di una inchiesta di Marco Ventura) e il primo inviato a Teheran ai tempi della rivoluzione khomeinista (Carlo Panella). Pare che all'epoca Lotta continua vendesse piú di Repubblica. Questione politica, di tensione politica di quegli anni, di contenuti, di linguaggio, in un'alternanza un po' schizofrenica tra comunicati del partito e resoconti degli interventi dei leader e cronache di vita quotidiana. «Mi presentai a Lotta continua - ricorda Giovanni De Luna - con un articolo dedicato ad Agostino o'pazzo, il motociclista napoletano che terrorizzava la cittá . Viale lo lesse e me lo restituí: riscrivilo. Mi spiegó che dovevamo sforzarci ad una scrittura semplice, via il politichese, via i termini colti».

Gad Lerner, tra i piú giovani, fu protagonista della stagione piú vivace di Lotta Continua: «Chiuso il partito ci si poteva muovere con ben altra autonomia. Si poteva tornare creativi, anche scoprendo tematiche lontane dalla nostra tradizione politica e forme piú spregiudicate. Ad esempio l'uso del titolo ironico. Il Male nacque come inserto di Lotta continua. Per cui diventammo oggetto di racconto anche da parte degli altri giornalisti, che spesso venivano a trovarci in redazione. Eravamo un campione. Il nodo fu la violenza, lo scontro tra le diverse anime del movimento. Noi fummo definiti "umanitari"». Lerner a quel punto se ne andó. Il tema della violenza torna nella voce critica di Guido Crainz, lo storico dell'Italia del dopoguerra, perché i movimenti collettivi della sinistra non seppero porre un argine: «I gruppi extraparlamentari nascono con un deficit di cultura democratica, nel disprezzo delle regole, in una affermazione di individualismo a scapito del rispetto della collettivitá  e delle sue norme». Il professore ex di Lotta continua, che nel '76 ci spiegava: «Il marxismo insegna a contare sulle nostre forze anche in campo teorico», adesso ci ammonisce: «Se concentriamo lo sguardo su Lotta Continua non capiremo nulla di quegli anni». «La via è tortuosa, ma l'orizzonte è rosa». Purtroppo non fu cosí. Ultimo numero nel 1982: dedicato alla vittoria italiana ai mondiali di calcio.

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