News per Miccia corta

05 - 03 - 2006

Vita nel lager . Sachsenhausen il Male quotidiano

(da La Repubblica, DOMENICA, 05 MARZO 2006, Pagina 34 - Varie)

Sachsenhausen il Male quotidiano

Vita nel lager


Karl-Otto Koch, nazista della prima ora, comandante Ss del campo di concentramento, aveva raccolto in un album 500 fotografie che illustravano le attivitá  di tutti i giorni degli aguzzini e delle loro vittime. Alla fine della guerra quel documento sconvolgente finí negli archivi della polizia segreta sovietica. Oggi la Russia lo restituisce alla Germania
L'alto ufficiale non era soltanto un uomo crudele, responsabile di violenze bestiali Era anche corrotto e per anni rubó approfittando del proprio potere Denunciato dal suo superiore diretto venne arrestato nel 1942 e impiccato nell'aprile di tre anni dopo, un caso forse unico tra i suoi pari


ANDREA TARQUINI
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Berlino
L'album del comandante di Sachsenhausen, Karl-Otto Koch, è emerso a Mosca quasi dal nulla, come un antico ricordo familiare ritrovato che risveglia la memoria. Cinquecento fotografie in bianco e nero. Con le Leica e le Zeiss Contax, i soldati Ss di Koch le scattarono ubbidienti e precisi, come si conviene a zelanti esecutori. Accadde tra il 1936 e il 1937: herr Koch volle documentare la costruzione del ``suo`` lager. Cinquecento foto, le istantanee della banalitá  dell'orrore. Dopo la disfatta del Reich, nel 1945, l'album finí non si sa come negli archivi segreti della Nkvd. Ora lo Fsb, l'intelligence della Russia di Putin, lo sta restituendo alla Gedenkstá¤tte Sachsenhausen, il museo del lager alle porte di Berlino. In agosto le foto saranno esposte in una mostra e resteranno raccolte in un libro-catalogo, perché il mondo non dimentichi.
«Lo Ss-Standartenführer Karl-Otto Koch era un nazista della prima ora», ci spiega il professor Günter Morsch, direttore del museo di Sachsenhausen. «Era ansioso, insieme ai suoi camerati, di documentare il momento storico e glorioso dell'èra nazista, il ``Nuovo Ordine``, come loro lo stavano vivendo e costruendo. Fieri, orgogliosi ariani, uomini dominatori: guardateli nelle istantanee. Ecco la novitá  terribile dell'album: ci mostra il loro volto, scava nei loro animi».
Guardiamole, una dopo l'altra, le foto che pubblichiamo. Ecco la prima: un gruppo di detenuti costruisce le baracche di Sachsenhausen. Ecco una delegazione di giornalisti svedesi ricevuti da Koch e dai suoi ufficiali: diligenti e addomesticati, gli scandinavi prendono appunti sull'umanitaria detenzione di sovversivi ed elementi antisociali. Ecco gli internati, la schiena curva, che trasportano alberi per le baracche. Ecco ancora Koch con il suo staff: Stubaf, Baer, Wichmann, Roemhild, Maier. Ecco infine l'arrivo dei nuovi internati, il primo passo decisivo della loro umiliazione, del loro annichilimento. I nemici del Reich consegnano i loro abiti civili e ricevono l'uniforme da deportato che non smetteranno piú. Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate.
La scoperta dell'album ha un valore documentario eccezionale, dice Morsch. Gli archivi tedeschi, israeliani e di tutto il mondo sono pieni di foto agghiaccianti sull'Olocausto. Ma rarissime sono invece le immagini che ci narrano come l'universo concentrazionario hitleriano fu costruito. L'orrore vissuto come quotidiano da chi lo gestiva entusiasta e convinto. «Koch apparteneva alla prima generazione di militanti nazionalsocialisti. Aveva vissuto la disfatta nella Prima guerra mondiale, poi la guerra civile sotto la Repubblica di Weimar. Era quella la sua memoria: piú che animato dal fanatismo fideista dei nazisti piú giovani, era carico di un odio da guerra civile contro i nemici del Reich». La prima generazione di nazisti: costruendo Sachsenhausen, i ``veterani`` del primo dopoguerra ebbero la loro prima ambita riscossa.

Prima fase del terrore
L'odio dei fieri ariani verso i prigionieri ci è tramandato dall'altro lascito di Sachsenhausen: guardate i disegni dei detenuti. Nazisti in alta uniforme seviziano prigionieri inermi, internati ridotti pelle e ossa giacciono ormai moribondi. Koch fu tra i piú devoti seguaci di Theodor Eicke, il primo comandante generale dell'amministrazione dei Lager. «A Koch», mi spiega il professor Morsch, «Eicke affidó non a caso il progetto Sachsenhausen. Fu la fine della prima fase del terrore nazista e l'inizio della fase due».
I primi lager, come Oranienburg, erano piccoli e provvisori: al massimo ospitavano ``appena`` tremila prigionieri. Comunisti, socialdemocratici, centristi, religiosi critici. Gente che magari dopo sei mesi o un anno, se non era morta di stenti, veniva rimandata a casa come un relitto terrorizzato.
Sachsenhausen no, Sachsenhausen fu il salto di qualitá  dell'orrore. Fu il primo Lager a dimensioni industriali. Fu il lager, spiega Morsch, da dove Eicke e gli altri ufficiali dirigevano l'amministrazione concentrazionaria in tutto il Reich. A Sachsenhausen nacquero le prime unitá  Totenkopf (testa di morto) delle Ss. A Sachsenhausen partí il progetto del campo per detenzione prolungata. «Fu la prima svolta: internare a lungo nemici d'ogni sorta, le altre razze, gli altri popoli. Fu il primo luogo in cui le Ss della vecchia generazione, Koch e camerati, esercitarono la loro crudeltá  bestiale». In piena libertá , da fieri ariani. La fase tre del Terrore - la «soluzione finale», la Shoah - sarebbe venuta poco dopo.

Testimonianze agghiaccianti
Le istantanee dell'album narrano tutto nei dettagli. Guardiamo le pose arroganti e fiere di Koch e dei suoi ufficiali, raffrontiamole con le teste basse e gli occhi spaventati dei loro prigionieri. «Koch e il suo gruppo erano convinti che il nazismo fosse un'èra nuova nella storia. Si sentivano protagonisti e testimoni, volevano vivere l'emozione appieno». A Sachsenhausen cominciarono gli assassini di prigionieri presentati nei verbali come «uso legittimo delle armi da fuoco per bloccare un tentativo di fuga». L'ex deportato Harry Naujocks lasció al mondo, con le sue memorie, agghiaccianti testimonianze su violenze e pestaggi quotidiani, sull'umiliazione di chi doveva solo sgobbare curvo, su chi veniva ucciso per caso e per gusto, o perché scelto come nemico da eliminare. A Sachsenhausen cominciarono a diminuire le razioni di cibo. E con la costruzione del campo inizió lo sfruttamento industriale della manodopera internata. Le aziende civili collaborarono pronte. La Kemper und Seeberger di Berlino fu la prima a fornire a Koch materiali e progetti per le baracche, che gli internati costruirono per se stessi lavorando all'aperto anche d'inverno. I forni crematori vennero piú tardi, dopo il 1939 e il 1940. Li forní la premiata ditta Kori.
Koch fece carriera, come molti altri Eickemá¤nner, gli uomini del camerata Eicke. Gli toccó comandare Majdanek, poi Buchenwald. Ma lui e gli altri Eickemá¤nner, i veterani della prima leva nazista, erano corrotti nel fondo, spiega il professor Morsch. Corrotti nella morale, come mostrarono con la loro bestiale crudeltá  contro i prigionieri. Ma corrotti anche nelle tasche. Per anni Koch rubó sistematicamente approfittando del suo potere. Rubava i denti d'oro, i gioielli e altri averi dei detenuti, e forse non solo. Si sentiva sicuro e forte. Aveva sottovalutato il rischio di farsi anche dei nemici tra i ranghi del regime. Il principe von Waldeck, un altro ufficiale Ss, era il suo superiore diretto e divenne il suo rivale. Lo denunció a Himmler rivelando le sue ruberie. Koch finí male: carriera stroncata con le sue mani, anche sotto il regime che adorava. Fu arrestato nel 1942. Tre anni dopo, nell'aprile del 1945, mentre gli aerei angloamericani dominavano i cieli e l'Armata rossa puntava su Berlino, venne condannato a morte da un tribunale delle Ss e impiccato.
Forse fu un caso unico di ufficiale nazista condannato dai nazisti, dice Morsch. Di lui resta solo quell'album, che soldati o ufficiali sovietici trovarono dopo la fine della guerra a Sachsenhausen. Lo portarono a Mosca non si sa come. Da lí, nel nuovo mondo del dopo-guerra fredda, l'album è tornato a casa. Gli uomini di Koch finirono in Siberia. Negli anni Cinquanta alcuni vennero rilasciati sotto Krusciov. In parte quando Konrad Adenauer, fondatore della democrazia postbellica, compí il primo viaggio in Urss inondando il Cremlino di crediti e alta tecnologia. In cambio riportó a casa decine di migliaia di prigionieri di guerra. Altri furono ``restituiti`` alla Ddr. Entrambi gli Stati tedeschi della guerra fredda processarono almeno una quindicina di ex uomini di Koch. Proprio a Bonn, nel 1957, i veterani di Sachsenhausen furono gli imputati del primo importante processo a criminali nazisti tenuto dalla Repubblica federale. Al di qua e al di lá  del Muro, lunghe pene detentive e poi vecchiaia in disonore e in miseria chiusero quelle fiere vite ariane. Nessuno di loro è sopravvissuto, solo l'album del comandante Koch resiste al tempo.

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