News per Miccia corta

02 - 11 - 2009

Cucchi, la famiglia accusa i medici

(la Repubblica, lunedí 2 novembre 2009)

 

 

  

    

Il giallo sull'orario dell'arresto Il senatore Pedica: mi hanno vietato di entrare nella cella 

 

"ሠvergognoso Mio fratello è morto con le vertebre rotte e disidratato in ospedale" 

 

 

CARLO PICOZZA 

 

 

 

ROMA - «Come si puó morire in un ospedale con le vertebre rotte e disidratati?». Lo chiede Ilaria Cucchi, sorella del trentunenne Stefano, arrestato perché trovato con 20 grammi di hashish e 2 di cocaina nella notte del 15 ottobre e deceduto nel "reparto carcerario" dell'ospedale romano Sandro Pertini all'alba del 22, con il corpo segnato da traumi e lesioni. Altre ombre calano sulla morte del giovane: «So con certezza», denuncia Ilaria Cucchi, «che al momento dell'arresto, mio fratello aveva nominato come suo legale, l'avvocato di famiglia Stefano Maranella, ma questo diritto gli è stato negato». E il legale conferma: «Non sono mai stato avvisato prima della morte di Stefano».

Ieri pomeriggio a lui e alla sorella di Cucchi, che erano accompagnati dal senatore Stefano Pedica (Idv), «è stato impedito» di visitare la cella numero 6 della medicheria del carcere di Regina Coeli, dove il giovane ha trascorso l'unica notte prima di continuare il suo calvario nel padiglione di detenzione del Pertini. E mentre Pedica annuncia «un'interrogazione parlamentare per chiedere come mai sia stato negato a un senatore di entrare nel carcere con un'altra persona», Ilaria Cucchi si dice «amareggiata». «áˆ vergognoso continuare a sentirsi negare i diritti piú elementari», si sfoga, «soprattutto dopo gli ostacoli frapposti a una nostra visita o ad ottenere notizie sulla sua salute». «Stefano», ricorda, «è morto tra dolori atroci e in solitudine».

«Durante il suo ricovero in ospedale», replica Antonio D'Urso, direttore sanitario della Asl Roma B cui fa capo il Sandro Pertini, «Stefano Cucchi è stato curato con attenzione e professionalitá  dai medici che hanno evidenziato una sua scarsa collaborazione alle cure». «Attenzione e professionalitá », replica l'avvocato Maranella, «sembrano essere valse a poco vista la morte di Stefano». «Comunque», continua, «un sanitario dovrebbe garantire le cure necessarie, indipendentemente dalla collaborazione del paziente». «Chiedo», aggiunge Ilaria Cucchi, «che dal Pertini cessino le voci su Stefano non si puó piú difendere. Voglio solo ricordare che la notte tra il 15 e il 16, quando tornó a casa con i carabinieri per la perquisizione mio fratello stava benissimo. Ritengo ci sia stata una colpa grave anche dei medici, viste le condizioni in cui, solo dopo la sua morte, abbiamo trovato il corpo di Stefano». E conclude Ilaria Cucchi: «Ci sono lati oscuri da chiarire. Come sull'ora dell'arresto. Qualcuno dice alle 22, altri alle 23». 

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