News per Miccia corta

22 - 10 - 2009

Ritorno a Marzabotto

(la Repubblica, giovedí 22 ottobre 2009)

 

 

 

 

  Mi interessava dare un piccolo contributo a ristabilire una memoria comune e condivisa 

 

Ho utilizzato un antico e oggi perduto dialetto specifico di quelle zone, mi è servito a creare le condizioni giuste 

 

Il regista in "L'uomo che verrá " ricerca l'attendibilitá  e rifugge dallo stereotipo 

 

L'autore di "Il vento fa il suo giro" in gara con un film in cui ricostruisce con minuzia il mondo contadino del paese emiliano dove si compí l'eccidio nazista del 1944 

 

 

PAOLO D'AGOSTINI

 

 

 

ROMA 

Dopo l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema dell'agosto 1944 (che ha ispirato il film di Spike Lee Miracolo a Sant'Anna), quello che le SS del maggiore Reder avrebbero messo in atto tra il 29 settembre e il 4 ottobre dello stesso anno sull'Appenino bolognese (Monte Sole, Marzabotto) verrá  classificato come il piú grave crimine di guerra tedesco contro le popolazioni civili di tutta la seconda guerra mondiale. Furono tra i sette e gli ottocento vecchi, donne, uomini, preti e bambini massacrati fin dentro le chiese durante le operazioni di rastrellamento e rappresaglia che avevano come obiettivo militare la brigata partigiana Stella Rossa del comandante Mario Musolesi nome di battaglia Lupo. Reder fu condannato nel "˜51 e poi graziato. Solo nel 2007 a La Spezia fu aperto un nuovo processo dal tribunale militare. L'intera area della strage è stata trasformata in parco storico regionale. All'inizio di questo decennio è stata creata la Scuola di Pace di Monte Sole. Su quelle montagne l'esponente democristiano Giuseppe Dossetti, padre Costituente divenuto poi monaco, avrebbe insediato la sua comunitá  religiosa.

Su tutto questo Giorgio Diritti, autore del piccolo capolavoro Il vento fa il suo giro, ha costruito il suo secondo film L'uomo che verrá . Confermando il suo personalizzato abbeverarsi alla scuola olmiana. Spiega il regista: «Sebbene il riferimento ai fatti sia preciso e documentato, anche da interviste con i sopravvissuti (che probabilmente il film non vorranno vederlo perché è troppo duro per loro tornare a quei momenti), la vasta famiglia contadina che occupa il centro della scena è frutto d'invenzione». Cosí come la bambina muta che presta il suo sguardo all'intero film, con il compito di rappresentarne - nel mettere in salvo il fratellino neonato: l'uomo che verrá , appunto - lo spirito e il sentimento. Dalla lezione olmiana vengono il dialetto sottotitolato in italiano. «Antico e oggi perduto, specifico dialetto di quelle zone»: operazione che forse qualcuno riterrá  un artificio ma che il regista rivendica «proprio perché lo sforzo e l'estraneitá  a quella parlata sono serviti per me a creare le condizioni giuste». Cui anche le due coprotagoniste Alba Rohrwacher e Maya Sansa, sorelle nella storia, si sono disciplinatamente sottoposte. E poi la meticolosa selezione dei volti, che il regista temeva di dover cercare altrove, magari nei Balcani, e invece ha trovato tutti in loco: anch'essi antichi, «come alberi» dice Diritti.

E poi ancora tutto il lavoro scrupoloso del trucco-non trucco: «Abiti arrangiati, unghie capelli e colli sporchi, il cascinale e i dintorni frutto di accurata ricerca fotografica e iconografica». Tutta roba che c'è ma non si "sente" né si deve sentire - il contrario del cinema "di arredamento" alla Ivory - perché mezzo e non fine. La cosa che stava a cuore a Diritti nel «ricercare la piena attendibilitá  ma nel rifuggire lo stereotipo», era di evitare, come avrebbe detto De Sica, di «fare il cinematografo». Tutte le considerazioni di ordine formale trovano un corrispettivo nel contenuto e nella rappresentazione storica. Anche se Diritti non mette neanche lontanamente in dubbio il discrimine tra bene e male, tra giusto e sbagliato - «mi dá  molto fastidio sentir parlare di revisionismo» - non ha difficoltá  a rappresentare le confusioni e le contraddizioni, a mostrare il giovanissimo soldato tedesco prima condividere sull'aia pane e pomodoro e poi trasformarsi in belva «e uccidere un uomo come si uccide un maiale», o «il ribelle dapprima restio a uccidere e poi capace di freddare alle spalle il tedesco».

«I contadini con il loro isolamento e le loro millenarie ripetizioni degli stessi gesti» certamente sentono amici i partigiani, «ma se potessero di questa Storia che passa sulle loro terre farebbero a meno». A Diritti interessava «dare un piccolo contributo a ristabilire una memoria comune e condivisa dopo l'insabbiamento della veritá  imposto da decenni di guerra fredda», ma soprattutto comunicare l'idea e l'auspicio dell'«estraneitá  alla guerra come deformazione mostruosa dei comportamenti umani». Qualcosa che «magari tra cinquecento anni sará  stata dimenticata, sará  sparita dall'orizzonte umano come il cannibalismo o la peste». 

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