News per Miccia corta

26 - 02 - 2006

Il «manifesto» si divide sulle bandiere bruciate

(dal Corriere della Sera 26 febbraio 2006)

Il «manifesto» si divide sulle bandiere bruciate

Articolo sotto accusa: troppo spazio all'episodio La difesa della Rossanda relegata a pagina 10


ROMA - Inconsueto. Rossana Rossanda nella pagina delle «lettere». Ieri, sul manifesto . Il giornale che ha fondato insieme a Valentino Parlato e Luigi Pintor. Che poi non era nemmeno una lettera, la sua: aveva il taglio, il tono di un commento politico. Difendeva una giovane compagna-cronista accusata, da alcuni lettori, di aver raccontato male il corteo in favore della Palestina organizzato dai Comunisti italiani e finito con la bandiera di Israele in fiamme. La difesa di Rossana Rossanda è lunga 68 righe. A pagina 10. Cioè uno, per leggersi la Rossanda, deve andarsela a cercare laggiú. Un fatto abbastanza raro. E comunque, a memoria di redazione, è l'intervento in se che resta assolutamente sorprendente: la Rossanda che sul giornale difende qualcuno del giornale, e poi in questo modo, con questi toni.
«Leggo sul manifesto del 22 febbraio tre lettere che accusano di opportunismo e inimicizia con il popolo palestinese la nostra giovane redattrice Sara Menafra per aver dato notizia delle gesta e degli slogan del gruppetto che alla fine della manifestazione per la Palestina hanno bruciato bandiere israeliane e americane. Chi scrive è manifestamente dalla loro parte, e non dovevamo lasciare Sara Menafra sola a rispondergli. Lo faccio io».
I lettori che hanno protestato scrivendo a via Tomacelli sono stati molti: sembra che gli scritti pubblicabili fossero peró solo tre ed è in coda a quelli, martedí scorso, che c'era la risposta di Sara Menafra. «Ho raccontato quello che ho visto: c'è un pezzo della sinistra, presente alla manifestazione di sabato, che pensa che i popoli occupati abbiano il diritto di combattere per la loro libertá  con qualunque strumento e contro qualunque obiettivo».
Sara Menafra si riferisce allo slogan «Dieci/cento/mille Nassiriya», oltre che ai vessilli incendiati e ai discorsi, durissimi, del sindaco di Marano, Mauro Bertini, e di Carlos Venturi, il coordinatore dei giovani Comunisti bolognesi, il quale parlando dei kamikaze che si fanno saltare a bordo di bus pieni di bambini, disse: «Bambini o non bambini, sono finezze da occidentali...». Tutto questo la cronista ha raccontato nel suo articolo, tutto questo le è stato contestato. E non solo dai lettori.
Anche molti compagni-colleghi, infatti, sono stati assai critici con lei. Non si puó dire che la redazione si sia spaccata, perché confrontarsi e discutere è nella migliore tradizione del quotidiano comunista: certo peró l'altro giorno i toni sono stati accesi. Chi le rimproverava di «aver posto domande ingenue». Chi avrebbe preferito «non dare conto di certi dettagli», come le bandiere bruciate e i cori sui carabinieri, «rispetto al senso generale della manifestazione».
ሠevidente, a questo punto, come pesanti risultino le parole della Rossanda. Che scrive: «Non ho mai chiamato provocatori i giovani che si inseriscono in cortei che considerano troppo blandi... Non saranno provocatori ma sono certamente stupidi. Siamo nel 2006, ragionare non è un optional, ma una condizione per far politica». Parole relegate nella rubrica delle «lettere». Imbarazzo dell'ufficio centrale. Quanto ai direttori, Gabriele Polo è in Spagna: «Non so cosa stia accadendo al giornale...». Mariuccia Ciotta piú distensiva: «La linea di Rossana è la nostra. E, comunque, non m'è proprio venuto in mente di pubblicare il suo intervento in prima pagina... Avrei dovuto? Qualcuno è rimasto sorpreso?».
Piú di qualcuno. A cominciare da Valentino Parlato che, pur essendo stato al giornale per l'intera giornata di venerdí, non era stato avvertito. «Da un punto di vista, come dire? mercantile, si tratta d'un errore, perché una firma come quella di Rossana va messa in prima pagina. Certo, lí, a pagina 10, puó sembrare una civetteria... il che, beh, puó comunque avere un suo fascino giornalistico».
Fabrizio Roncone

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LA CRONISTA
«Scrivo quello che vedo, scorretto tacere»

ROMA - Sara Menafra (nella foto) ha 28 anni e da due lavora nella sede romana del manifesto , dopo avervi collaborato a lungo da Bologna. «Se devo confessare il mio attuale stato d'animo - spiega - ammetto che non avrei mai pensato di ritrovarmi al centro di un caso come questo. Naturalmente, l'intervento di Rossana Rossanda, in mia difesa, arriva del tutto inatteso e non solo mi inorgoglisce, ma mi emoziona». Per decine di giornalisti transitati nelle stanze del quotidiano di via Tomacelli, al pari di Valentino Parlato e Luigi Pintor, Rossana Rossanda «è molto piú di un punto di riferimento...». Sara Menafra spiega che «la discussione, all'interno della redazione, è stata piuttosto tesa... e io ho spiegato a tutti coloro che mi hanno criticato quali fossero e ancora siano le mie ragioni: ho solo raccontato ció che ho visto e ascoltato durante la manifestazione. Tacere, sottrarre anche solo una porzione di veritá , mi sarebbe parso scorretto nei confronti dei lettori».

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