News per Miccia corta

01 - 10 - 2009

Dossier Telecom: Tavaroli patteggia

(Corriere della Sera, 1 ottobre 2009)

 

 

 Piú di 4 anni all'ex capo della security

 

 

Luigi Ferrarella


 

MILANO "” Giuliano Tavaro­li, l'uomo-chiave dello scanda­lo del dossieraggio illegale pra­ticato dal 1997 al dicembre 2004 dalla «Security» di Pirelli e di Telecom con 34,3 milioni di euro di fondi aziendali, sce­glie di chiudere i conti con la giustizia. E lo fa prima ancora che il processo a 36 imputati, ancora alle battute iniziali del­l'udienza preliminare, cominci presumibilmente solo l'anno prossimo: 4 anni e 6 mesi è la pena che ieri Tavaroli ha con­cordato con la Procura di pat­teggiare, piú la messa a dispo­sizione dello Stato di 70.000 eu­ro a titolo di profitto confisca­bile.

 Giuliano Tavaroli, ex capo della Security Telecom e Pirelli
Giuliano Tavaroli, ex capo della Security Telecom e Pirelli
Il patteggiamento, sottopo­sto al giudizio di congruitá  del gip Panasiti dopo il consenso dei pm Civardi e Piacente, è il punto d'incontro di reciproche forze e debolezze: in un proces­so ordinario le pene che Tava­roli rischiava (per associazione a delinquere, appropriazione indebita dei fondi aziendali, corruzione di forze dell'ordine e 007, rivelazione di segreti d'ufficio e di notizie di cui è vietata la divulgazione per la si­curezza dello Stato) sarebbero state molto piú alte, e le spese legali di un lungo dibattimen­to lo avrebbero svenato; ma an­che la Procura avrebbe dovuto accettare il concreto rischio di prescrizione dei reati, e fare i conti con le incognite poste dalla pasticciata e ritardata de­cisione della Consulta sui con­fini della legge di distruzione dei dossier illegali sequestrati.

Tavaroli acquista cosí la cer­tezza di non tornare piú in car­cere, dov'era stato 8 mesi dopo l'arresto nel settembre 2006. Dai 4 anni e 6 mesi concordati, infatti, vanno detratti anche i 4 mesi trascorsi sempre in custo­dia cautelare ma agli arresti do­miciliari, e soprattutto lo scon­to secco di 3 anni regalatogli dall'indulto del 2006. Gli resta­no dunque 6 mesi, che, come ogni pena sotto i 3 anni, Tava­roli potrá  chiedere al Tribuna­le di Sorveglianza di scontare con una misura alternativa al carcere quale l'affidamento ai servizi sociali. La seconda con­seguenza è che Tavaroli, pat­teggiando, esce dal processo e dunque non sará  piú aggredibi­le dalle parti civili in questa se­de penale: gli «spiati» che vo­gliano rivalersi su di lui do­vranno fargli causa in separata sede civile, oppure cercare di soddisfare le proprie pretese su Pirelli e Telecom, che, sep­pure parti lese dell'appropria­zione indebita di fondi azienda­li, come «persone giuridiche» indagate (per non aver impedi­to le corruzioni con adeguati modelli organizzativi) stanno invece pure definendo patteg­giamenti e transazioni.

La terza conseguenza, proce­durale, si riverbera in prospetti­va sulla ricostruzione storica della matrice dei dossieraggi, di cui Tavaroli in 15 interroga­tori ha sempre accreditato l'in­teresse aziendale, senza peró coinvolgere direttamente Tron­chetti Provera e Buora (difatti mai indagati dai pm) nell'ordi­nazione o nella consapevolez­za degli illeciti, anzi dichiaran­do di averli spesso messi al cor­rente delle vicende piú rilevan­ti ma non delle modalitá  con le quali acquisiva le notizie. Ora, con il patteggiamento, l'«inda­gato » Tavaroli tornerá  per leg­ge «testimone»: quando ci sará  il processo agli altri imputati e Tavaroli verrá  interrogato cir­ca l'attivitá  di dossieraggio pra­ticata con i soldi delle aziende, come teste non potrá  avvalersi della «facoltá  di non risponde­re » concessa agli indagati.

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