News per Miccia corta

14 - 02 - 2006

Le floibe e i crimini dimenticati dei fascisti

(Il manifesto 14 febbraio 2006)

La tragedia delle foibe e i crimini fascisti

La «memoria dimezzata» nel racconto dello storico Angelo Del Boca

TOMMASO DI FRANCESCO

A Trieste, in molte altre cittá  italiane e a Palazzo Chigi la scorsa settimana è stata celebrata la «giornata del ricordo» sulla tragedia delle foibe e dell`esodo degli italiani dall`Istria. C`è bisogno di una memoria condivisa, c`è bisogno reale di una pacificazione. La celebrazione al contrario è stata fatto in aperto scontro con la veritá , dimezzando la memoria storica. Perfino il presidente della repubblica Ciampi ha dimenticato di ricordare nel suo intervento il ruolo determinante della violenza fascista in quelle terre. Cancellare la veritá  e, peggio, costruire una unitá  nazionalista e patria contro la «barbarie slava». Berlusconi e la destra post-fascista hanno fatto di peggio. Hanno celebrato con un vero e proprio comizio, inscrivendo le foibe dentro la campagna elettorale contro tutta la sinistra, dichiarando «basta buchi neri, pagine strappate, omissioni». Cosí si è costruita una grande omissione che è quella delle responsabilitá  prima del nazifascismo, un «buco nero» che riguarda la cultura della sinistra che vuole governare e che, di fronte a questo attacco - in tv lo spot del governo diceva: «Pulizia etnica comunista» - non ha reagito. Mentre Forza Italia apre le sue liste alle peggiori formazioni e figure del neofascismo. Cosí approfondire, parlare di foibe, esodo e storia coloniale del fascismo sul confine, vuol dire rendere piú attuale la consapevolezza che quelle atrocitá  non si debbano ripetere. Enzo Collotti sulle pagine de il manifesto ha scritto: «Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell`arco di un ventennio con l`esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nella fase piú acuta della Seconda guerra mondiale». Su questi temi, in aperta ricerca di un racconto che salvaguardi il rispetto di tutte le vittime ma anche l`oggettivitá  degli accadimenti, abbiamo posto alcune domande allo storico Angelo Del Boca.

Come giudica la celebrazione istituzionale avvenuta in queste settimane del cosiddetto «giorno del ricordo»?

Questo «giorno del ricordo», cosí come viene celebrato da un paio di anni, è una sorta di triste compromesso che non ha alcun fondamento storico. E ci stupisce che politici della statura di Fassino e di Violante abbiano aderito all`iniziativa di Alleanza Nazionale quando essi sanno benissimo che il presidente del consiglio Berlusconi considera questa ricorrenza come il giorno della «pulizia etnica comunista», dimenticando che le foibe e l`esodo dei giuliano-dalmati costituiscono una diretta ereditá  del ventennio fascista e dell`occupazione italiana dei Balcani durante la Seconda guerra mondiale.

Ne viene fuori una memoria dimezzata, nella quale la violenza fascista in quelle terre è cancellata. Qual è il contesto storico che produce la tragedia delle foibe?

Non c`è alcun dubbio. Ne esce una memoria dimezzata. Con il risultato non di colmare una lacuna storica, con una legittima revisione, ma di rendere ancora piú confusa, inestricabile, la storia della nostra presenza sul confine orientale. Non si puó capire l`estrema, condannabile, violenza del regime di Tito, che ha generato le foibe e l`esodo di centinaia di migliaia di italiani, se non si ripercorre la storia del Novecento. Quando l`Italia, vincitrice nella Prima guerra mondiale, ingloba nel proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, anziché scegliere la strada del rispetto per le minoranze, suggerito da Wilson, sceglie invece quella dell`assimilazione forzata e brutale. E` con l`incendio, il 13 luglio 1920, del Darodni Dom, la sede delle principali organizzazioni slave di Trieste, che ha inizio la grande campagna di snazionalizzazione della Venezia Giulia.

Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa campagna viene descritta con differenti locuzioni: «assimilazione», «italianizzazione», «nazionalizzazione», «bonifica etnica», «epurazione etnica». Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo. Come hanno scritto i quattordici storici italiani e sloveni della Commissione mista, in quel loro documento purtroppo dimenticato, «il fascismo cercó di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di distruzione integrale dell`identitá  nazionale slovena e croata». Programma che l`Italia fascista cercó di completare nel 1941, quando incorporó nel proprio territorio la parte meridionale della Slovenia. Adesso non erano piú le squadracce di Francesco Giunta a usare violenze sulle minoranze slave, ma l`esercito italiano, il quale, in base alla famigerata circolare 3C, emessa il 1° marzo 1942 dal generale Roatta, potevano impiegare ogni mezzo per piegare la resistenza degli sloveni. I risultati di questa condotta sono tristemente noti: 13 mila uccisi, fra partigiani e civili; 26 mila deportati in campi di concentramento; 83 condanne a morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive per un totale di 25.459 anni.

Tutto questo puó bastare per scatenare odi e desiderio di vendetta? Basta per spiegare le foibe, anche se nelle foibe sono finiti degli innocenti e non il generale Roatta?

Come giudica il fatto che si parli delle foibe contro gli italiani e invece per i crimini fascisti e nazisti commessi in Jugoslavia i processi e la veritá  sono stati respinti ripetutamente dai governi italiani del dopoguerra?

Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra il 1941 e il 1943, ha pagato per i suoi crimini. Cosí come nessun generale o gerarca fascista ha pagato per le stragi, le deportazioni, l`uso dei gas in Etiopia e in Libia. Alcuni di costoro, anzi, hanno avuto incarichi ed onori dagli stessi governi della Repubblica, nata dalla Resistenza. Chi sperava, come l`imperatore Hailè Selassiè, in una «Norimberga italiana», è rimasto deluso. Avendo assunto la deprecabile decisione di non consegnare a paesi stranieri criminali di guerra (soltanto Belgrado ne aveva richiesti 750), Roma rinunciava anche, salvo per una dozzina di personaggi, a chiedere alla Germania la consegna dei nazisti che si erano macchiati in Italia, tra il 1943 e il 1945, di un numero infinito di stragi (non meno di 10 mila uccisi fra i civili).

Lo storico Filippo Focardi ha chiesto dalle pagine della rivista «Contemporanea» - che sul tema ha dedicato un dossier nel numero 2 del 2005 - al presidente Ciampi di andare a visitare Arbe. E` giusto insistere?

Nel suo articolo, ricordando come il presidente della Repubblica Ciampi avesse fatto visita alle foibe di Basovizza, Filippo Focardi lo invitava, per poter realizzare «una memoria intera», a visitare anche l`isola di Arbe, sede del principale campo di concentramento italiano per civili jugoslavi. Il tasso di mortalitá  ad Arbe era del 19 per cento, ossia da campo di sterminio. Secondo fonti slovene, infatti, le vittime furono tra le 3 e le 4 mila. E` un vero peccato che la prossima scadenza del mandato impedisca al capo dello Stato di raccogliere l`invito di Focardi. «Sarebbe un gesto simbolico importante - scriveva lo storico - paragonabile alla visita compiuta tre anni fa dal presidente tedesco Johannes Rau a Marzabotto. Ciampi apprezzó molto quella visita».

Nella cerimonia a Palazzo Chigi sia Berlusconi che Fini hanno inserito la questione delle foibe dentro la campagna elettorale, mentre aprono le liste a Fiamma tricolore e a Forza Nuova.

Non mi stupisce il fatto che Berlusconi e Fini abbiano inserito la questione delle foibe nella loro campagna elettorale, tesi come sono a denunciare, in forma ossessiva, il pericolo comunista, di ieri e di oggi. Ció che mi stupisce, invece, è che Fini accetti che le liste della Casa delle libertá  siano aperte a formazioni di estrema destra, come il Msi-Fiamma Tricolore di Pino Rauti e il Nuovo Msi-Destra Nazionale di Gaetano Saya. Se questa operazione va in porto, perdono di credibilitá  la svolta di Fiuggi, i viaggi propiziatori in Israele, il giudizio sostanzialmente negativo sul fascismo. Tutto per un pugno di voti?

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Italiani in Jugoslavia, cosa leggere per saperne di piú

Il primo libro da consultare è «Dossier Foibe» di Giacomo Scotti, Piero Manni Editore (pp. 2005, 16 euro): molti capitoli sono usciti a piú riprese sul manifesto: è probabilmente il testo piú esauriente sui venti anni di squadrismo in quelle terre che prepararono il doloroso periodo delle foibe. Ricchissimo di riferimenti alla memorialistica e agli epistolari. Specificamente sulla questione dell`esodo degli italiani dall`Istria, Raoul Pupo «Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe», l`esilio, edito da Rizzoli nella collana Rizzoli storica (pp 333, 18 euro). Un altro testo, anche questo fondamentale, «Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951)», a cura di Costantino Di Sante per le edizioni Ombre Corte (pp 270, 18 euro), dove si illustra con una dovizia incredibile di documenti il fatto che per le stragi commesse dai fascisti i governi italiani del primo dopoguerra respinsero ogni atto processuale che arrivava dalla Jugoslavia e che metteva sotto accusa i misfatti dello Stato maggiore italiano.

Per finire, ma certo non per ordine d`importanza, ecco proprio Angelo Del Boca con la sua ultimissima fatica: «Italiani, brava gente», Neri Pozza editore (pp 318, 16 euro) dove appare evidente che il buco di memoria non riguarda certo soltanto il fronte Balcanico, ma esperienze storiche quasi cancellate, come la ferocia dell`Italia coloniale in Libia e in Abissinia.
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori