News per Miccia corta

26 - 09 - 2009

E il vaticano disse ``cercate stalin``

(la Repubblica, sabato 26 settembre 2009)

 


   

AGOSTINO GIOVAGNOLI 

 

 

Nel 1937 papa Pio XI condannó solennemente il comunismo ateo con l'enciclica Divini Redemptoris. Malgrado tale condanna, peró, all'interno delle mura vaticane è sempre rimasto aperto un dibattito sul comunismo e su come affrontarlo. ሠquanto sta mettendo in luce, dopo l'apertura degli archivi vaticani per il pontificato di Pio XI, il lavoro di vari studiosi (Chenaux, Fattorini, Casula) e lo conferma anche l'episodio dell'incontro del 1938 tra il Sottosegretario della Congregazione dei Seminari e due importanti esponenti del Partito comunista italiano, su cui ieri L'Osservatore Romano ha richiamato l'attenzione.

L'autore dell'articolo, Roberto Pertici, ha appena pubblicato un impegnativo lavoro su Chiesa e Stato in Italia. Dalla Grande guerra al nuovo Concordato (1914-1984) (Il Mulino, pagg. 891, euro 55), in cui ricorda che nell'estate del 1938, mons. Mariano Rampolla Del Tindaro incontró in Svizzera Ambrogio Donini ed Emilio Sereni, allora in esilio in Francia. L'iniziativa fu soprattutto di Donini, discepolo - insieme ad Arturo Carlo Jemolo – di Ernesto Buonaiuti e studioso di storia del cristianesimo, convinto della vicinanza tra ideale evangelico e impegno comunista. Nel colloquio si parló della sorte dei Patti Lateranensi dopo la caduta del fascismo: i comunisti italiani avrebbero rispettato l'accordo tra la S. Sede e governo fascista nel 1929? ሠla questione che poi Togliatti ha risolto votando a favore dell'art. 7 della Costituzione. Alla fine dell'incontro, raccontato da Donini nelle sue memorie pubblicate nel 1988, Rampolla Del Tindaro chiese a questi e a Sereni di sondare se Mosca fosse disponibile a contatti con il Vaticano, ma l'iniziativa si fermó subito, malgrado i tentativi di Donini.

Dopo la rivoluzione bolscevica, la S. Sede aveva lungamente tentato di stabilire relazioni diplomatiche con l'Urss: Roma e Mosca costituivano due mondi molto lontani, come ha osservato Andrea Riccardi, ma Pio XI non intendeva rassegnarsi a tale lontananza. Egli peró si scontró contro un muro e nel 1927 i suoi tentativi si arenarono. Le distanze si accrebbero sempre di piú, mentre aumentava in Vaticano l'influenza di mons. d'Herbigny, protagonista anche di spericolate iniziative in territorio sovietico. Nel 1932, il Segretario di Stato card. Pacelli – futuro Pio XII - avvió una vastissima inchiesta sul comunismo in tutti i paesi del mondo, i cui risultati costituiscono una radiografia dettagliata e praticamente unica sulla diffusione di questo movimento politico in tutto il mondo. Mentre d'Herbigny cadeva in disgrazia, l'iniziativa fu presa dal Superiore generale dei gesuiti, padre Ledochowki, che si attivó per la creazione di un Segretariato per l'ateismo e per la pubblicazione dell'enciclica. Ma la condanna dottrinale non esaurí il "problema comunismo" nelle sue molteplici articolazioni – politiche, sociali, culturali -, non solo per quanto riguarda l'Unione Sovietica, ma anche gli altri paesi, come ad esempio in Francia, dove nel 1936 i comunisti avevano avviato la politica della "mano tesa" nei confronti dei cattolici.

Non stupisce perció, che a Roma si cercasse ogni occasione per riprendere un dialogo che non si era mai veramente avviato. Il comunismo, infatti, veniva considerato qui il piú grave pericolo mondiale per le religioni e, in particolare, per la Chiesa cattolica, ma, proprio per questo si avvertiva anche l'esigenza di tentare tutte le strade possibili per affrontarlo. 

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