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News per Miccia corta

15 - 09 - 2009

``La prima linea`` debutta all`estero

(la Stampa, martedí 15 settembre 2009)

 

FULVIA CAPRARA

ROMA

Dall'altra parte del mondo, dove l'eco delle polemiche che l'hanno accompagnato fin dalla nascita diventa naturalmente piú flebile. La prima linea, il film di Renato De Maria sulla storia dell'ex terrorista Sergio Segio, è stato proiettato domenica sera, per la prima volta, davanti alla platea degli addetti ai lavori del Festival di Toronto. Ieri, invece, c'è stata l'anteprima con il pubblico. Positivo il primo impatto, racconta il produttore Andrea Occhipinti, forse perché in Canada, per un pubblico internazionale, i rimandi alla storia italiana non toccano ferite ancora aperte. Nella scena finale c'è l'ammissione di colpa del protagonista, interpretato da Riccardo Scamarcio: «Di tutte le vittime, anche di quelle che non ho direttamente colpito, sento il peso. Perché sono tra quelli che decisero, emisero sentenze. La mia responsabilitá  è politica, morale, giudiziaria. Le assumo tutte e tre».

Scritto da Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo e Fidel Signorile sulla base del libro di Segio Miccia corta, il film cerca di evitare, fin dall'inizio, l'equivoco piú temuto, quello di essere scambiato per un'autobiografia mitizzante: «Eravamo convinti di aver ragione - dichiara il leader di Prima linea - e invece avevamo torto. Ma allora non lo sapevamo». Documenti e filmati d'epoca s'intrecciano con la trama del racconto che ricostruisce la vicenda di Segio partendo da una giornata, quella del 3 gennaio 1982, quando, a Rovigo, fu organizzato il piano d'evasione per liberare quattro militanti recluse, una della quali era Susanna Ronconi, la sua fidanzata, interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Nell'azione perse la vita un passante, una vittima ignara, una di quelle morti che accendono il dubbio anche nelle menti piú offuscate.

L'omicidio Alessandrini è un altro campanello d'allarme. Nel film si vede che Segio inizia a porsi interrogativi e medita di lasciare l'organizzazione: «Per inseguire un mondo migliore rinunciare alla propria umanitá  - dice a Susanna -: è giusto? Abbiamo perso la nostra umanitá  quando abbiamo preso in mano un'arma». Ma ormai tornare indietro è impossibile, i cadaveri hanno segnato per sempre il destino dei protagonisti. Ai tempi dell'arresto, Sergio Segio aveva 27 anni, e la sua condanna fu l'ergastolo. Poi la pena è stata commutata in 22 anni e nel 2004 l'ex terrorista è uscito dal carcere, ultimo fra i militanti di Prima linea a lasciarlo.

Nella prima sequenza lo si vede alle Nuove di Torino, il flusso dei ricordi lo proietta negli Anni Settanta, quando il grande sogno era abbattere la societá  capitalista: «Tutto sbagliato - proclama la Mezzogiorno-Ronconi - è tutto capovolto, bisogna che qualcuno provi a cambiare le cose». Da quel momento i confronti diventano infuocati, nell'ambito dell'organizzazione di Segio si dibatte se passare o meno ai metodi Br, se sparare oppure no. Prevale il richiamo alla violenza ed è l'inizio della fine.

I distributori stranieri hanno mostrato interesse verso la pellicola che è stata giá  acquistata per la Francia e sará  vista anche in Belgio e in Olanda, merito dei fratelli Dardenne, autori pluripremiati che hanno partecipato alla produzione di Lucky Red con il sostegno di Raicinema e Sky. Il film si avvale del contributo ministeriale, scelta che ha suscitato forti proteste da parte delle associazioni delle vittime del terrorismo con molte richieste di fermare il progetto. Da ricordare anche il monito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che nel 2008, in occasione della Giornata della Memoria, aveva osservato: «Si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica, ma a chi l'ha subita», realizzando quindi «racconti di veritá  sugli "anni di piombo", ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico».

Dopo la première al Toronto Film Festival, l'uscita italiana de La prima linea è fissata per il 27 novembre.