News per Miccia corta

15 - 02 - 2006

LIBRI. Quando i vinti riscrivono la storia

(dal Corriere della Sera, 15 febbraio 2005)

Quando i vinti riscrivono la storia

Vivarelli: in realtá  gli antifascisti fallirono. Lepre: ma nacque la democrazia

¬ęMentre la storia per un certo periodo pu√≥ essere scritta dai vincitori, che per un po' se la tengono stretta - ha ammonito Reinhart Koselleck -, essa non si lascia mai governare a lungo¬Ľ: prima o poi alla visione dei vincitori si contrappone quella dei vinti, e non soltanto perch√© la storia √® una serie di ascese e di cadute e spesso gli sconfitti di oggi sono i trionfatori di domani. √°ňÜ questo il tema fondamentale di un'originale opera di Wolfgang Schivelbusch (La cultura dei vinti , Il Mulino, pp. 370, 25), che analizza tre sconfitte e le loro conseguenze: dei sudisti nella guerra civile tra il Nord e il Sud degli Stati Uniti negli anni 1861-65; della Francia contro la Prussia nel 1870-71 e, infine, della Germania nella prima guerra mondiale. L'originalit√°¬†, rispetto ad altre ricerche analoghe, √® soprattutto nell'analisi di quella che Schivelbusch definisce ¬ęla filosofia dell'immedesimazione con lo sconfitto¬Ľ, vedendo in essa ¬ęuno sforzo di comprendere e apprezzare il significato della sconfitta stessa¬Ľ. Chi ne √® stato direttamente colpito ne celebra il valore di purificazione, necessaria per la ripresa e anche per la rivincita. L'osservatore disinteressato, se si trova nelle file dei vincitori, pu√≥ trarne motivo per riflettere sulla pericolosit√°¬† della volont√°¬† di potenza che nasce dalle grandi vittorie.
I casi studiati sono diversi l'uno dall'altro e ció consente a Schivelbusch di analizzare una molteplicitá  di aspetti, alcuni comuni a tutti e tre, altri specifici soltanto di uno. In America i sudisti trasformarono la sconfitta in sacrificio collettivo, in martirio, e le vittime vennero considerate eticamente superiori ai vincitori. Le Chiese del Sud (rimaste a lungo separate da quelle del Nord) la giustificarono ricordando che la sofferenza è un segno non di abbandono da parte di Dio, ma del suo amore. Anche Satana puó momentaneamente trionfare.
La divisione pes√≥ negativamente e a lungo sull'unit√°¬† nazionale degli Usa: soltanto con la prima guerra mondiale, nota Schivelbusch, l'odio reciproco tra Nord e Sud fu sostituito dall'avversione alla Germania. Essere vinti in una guerra civile, soprattutto quando non si scorge la possibilit√°¬† di una rivincita, pu√≥ aprire ferite pi√ļ gravi di quelle prodotte da una sconfitta subita in una guerra tra Stati. Che per√≥ pu√≥ provocare una resa dei conti interna, come avvenne nel conflitto franco-prussiano del 1871 in Francia, dove la vittoria dei prussiani innesc√≥ la rivoluzione della Comune di Parigi, con un perverso intreccio di umiliazione nazionale e rancori nati dalle stragi fratricide. La scena politica fu dominata dalla prima e dalla volont√°¬† di riscattarla, con il tentativo di trasformare la disfatta militare francese in una catastrofe per l'intera umanit√°¬†, perch√©, come scrisse Victor Hugo, ¬ęParigi √® il cuore dell'umanit√°¬†, la sua citt√°¬† sacra, la capitale della civilt√°¬†¬Ľ. Il nuovo nazionalismo celebr√≥ l'eroismo nella sconfitta, presagio di futura vittoria, ed esalt√≥ Giovanna d'Arco, Rolando, Vercingetorige.
La rivincita arriv√≥ a conclusione della prima guerra mondiale. Questa volta tocc√≥ ai tedeschi spiegare la sconfitta e trarne motivazioni revansciste. Con qualcuna nuova, come la ¬ępugnalata alla schiena¬Ľ inferta dal nemico interno, ma per lo pi√ļ con argomenti simili a quelli adoperati dai sudisti e dai francesi: la guerra non era stata veramente persa, perch√© il nemico aveva trionfato grazie alla sua superiorit√°¬† di uomini e di mezzi; la prevalenza militare non significava superiorit√°¬† morale; dai presenti sacrifici poteva nascere la gloria del futuro. Ne nacque, invece, il nazionalsocialismo.
Nella densa introduzione al volume di Schivelbusch, Roberto Vivarelli ritorna su alcuni temi che ha gi√°¬† affrontato polemicamente in passato. Quello degli intellettuali traghettati di colpo dal fascismo all'antifascismo non suscita pi√ļ aspre discussioni, di fronte alla mole della documentazione prodotta negli studi pi√ļ recenti. Mi sembrano indiscutibili anche la distinzione tra antifascismo e democrazia e la tesi che la maggioranza degli italiani divent√≥ antifascista nel corso della guerra. Appare invece meno convincente l'affermazione di Vivarelli che √® difficile stabilire chi siano stati nel 1945 i vinti e chi i vincitori, perch√©, scrive, se √® vero che gli antifascisti vinsero, non si pu√≥ dire che tutte le forze antifasciste abbiano raggiunto i loro obiettivi, n√© con la vittoria della Repubblica n√© con l'entrata in vigore della Costituzione. Certo, vi furono dei compromessi, ma √® sulla loro base che √® stata possibile la costruzione in Italia di una democrazia che oggi non viene pi√ļ rifiutata da nessuno. E bisogna tener conto anche dei condizionamenti internazionali (assenti nella ricostruzione di Vivarelli), che non si limitarono all'influenza esercitata dagli Usa e dall'Urss sull'Italia del dopoguerra, ma che derivarono, in primissimo luogo, dalle conseguenze dell'8 settembre e del fatto che, fino ad allora, avevamo combattuto al fianco della Germania nazionalsocialista.
Ma la pagina meno convincente di Vivarelli √® un'altra. Egli ricorda che l'antifascismo di massa nacque durante la guerra, ma ne sottovaluta la forza e la diffusione. Quell'antifascismo si aliment√≥ soprattutto del desiderio di pace, in antitesi con l'ideologia guerriera che rappresentava un elemento essenziale del fascismo e che fu definitivamente respinta, anche da chi ci aveva creduto. Sulla scorta dell'ipotesi dell'esistenza di una prevalente ¬ęzona grigia¬Ľ, sostenuta da Renzo De Felice, Vivarelli scrive che durante la Rsi molti scelsero di non scegliere. Ma la non-scelta riguard√≥ la Resistenza armata, mentre la grande maggioranza della popolazione partecip√≥ alla Resistenza disarmata, che fu un necessario sostegno della lotta partigiana. Sostegno che manc√≥, invece, agli uomini della Rsi.
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori