News per Miccia corta

15 - 09 - 2009

Scamarcio, il terrorista che fa autocritica

(Il Secolo XIX, 14 settembre 2009)

 


 

TORONTO. «Eravamo convinti di aver ragione e invece avevamo torto. Ma allora non lo sapevamo». Cosí parla Sergio Segio nelle scene iniziali del film "La prima linea", presentato ieri in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival. Una combinazione di cinema politico e di ambizioni che questo festival ha centrato subito: contenuti, ritmo serrato, innovazioni tecnologiche, cast godbili ma anche di buon livello. E l'Italia, dalle prime reazioni di pubblico e critica, fa una bella figura.

Un film difficile, quello di Renato De Maria, con molti chiaroscuri per rappresentare gli anni del terrorismo, un periodo senza compiacimenti e con pochi sorrisi. Un film critico, che potrebbe chiudere un'era ma anche innescare nuove polemiche sull'esito degli anni di piombo, dove il protagonista, che rappresenta una generazione di rivoluzionari sul campo, cerca di fare pace con la propria coscienza arrendendosi agli errori commessi. Accurata nel ripercorrere gli eventi e arricchita da immagini di repertorio, il film prodotto da Andrea Occhipinti, con il sostegno di RaiCinema, Sky e dei fratelli Dardenne, è scritto con un solido impianto da Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo e Fidel Signorile, e interpretato con rigore dagli interpreti Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno. Quarto film di Renato De Maria, tratto dal libro "Miccia corta" a firma dello stesso Segio, il film racconta anni di violenza ma anche di illusioni, come il «sogno rivoluzionario» di poter liberare l'Italia dal capitalismo dei padroni e restituirla al popolo lavoratore del proletariato. Questo l'obiettivo di Segio, che non aveva ancora compiuto quindici anni quando ci furono le prime stragi, e la risposta violenta di alcuni gruppi della sinistra. «Non capivo quello che succedeva» dice ora Segio, 54 anni «ma sentivo confusamente che era lí che volevo stare».

Il film si apre nel 1989, all'epoca Segio ha 35 anni e si trova nella prigione Le Nuove di Torino, dove deve scontare una condanna all'ergastolo,- poi commutata in ventidue anni e terminata nel 2004. ሠl'ultimo dei militanti di Prima linea a uscire dal carcere. Da qui si snoda il racconto, gli anni Settanta, la volontá  dell'organizzazione di combattere la societá  capitalista. «Tutto sbagliato» dice Susanna, anche lei militante di Prima linea e l'amore della vita di Segio «è tutto capovolto e bisogna che qualcuno provi a cambiare le cose». Poi la decisione controversa anche nell'ambito della stessa Prima linea di seguire il percorso delle Brigate rosse e utilizzare l'omicidio. Sará  la fine del sogno. I lavoratori, quegli stessi di cui il gruppo intendeva interpretare la volontá , si staccano, non ne capiscono le decisioni. Il gruppo fa il vuoto intorno e continua a fare scelte di violenza che lo allontanano dalla gente comune. Il fondo viene toccato con l'omicidio Alessandrini, di cui tra i responsabili materiali c'è lo stesso Segio. Perché Alessandrini, padre di famiglia, che aveva scoperto e attribuito le responsabilitá  di certe stragi ai fascisti? Perché indaga su Prima linea.A un certo punto Sergio è lacerato dai dubbi e lascia l'organizzazione: «Per inseguire un mondo migliore, è giusto rinunciare alla propria umanitá ?» chiede a Susanna, che non lo segue «abbiamo perso la nostra umanitá  quando abbiamo preso in mano un'arma».

Ma è ancora morte e vittime innocenti, quando Sergio ritorna per liberare Susanna ci scappa una vittima innocente. E il protagonista si sente responsabile «di tutte le vittime, anche di quelle che non ho direttamente colpito, ne sento il peso. Perché sono tra quelli che decisero, emisero sentenze. La mia responsabilitá  è politica, morale, giudiziaria».

R. S.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori