News per Miccia corta

10 - 09 - 2009

Brasilia, il giudice contro il ministro ``Battisti va consegnato all'Italia

(la Repubblica, giovedí 10 settembre 2009)

 

 

Il difensore del terrorista: in Italia governa la destra rischia di essere un capro espiatorio 

 

OMERO CIAI 

 

 

BRASILIA - L'amico dell'Italia è un signore magro con i baffi, il volto angolato, l'aria all'inizio è timida poi diventa ferma, puntigliosa. E' Cesar Peluso, il relatore, quello dei nove magistrati del Tribunale supremo che ha studiato la causa e la espone agli altri. Prende l'avvio ricordando la storia di Cesare Battisti in Brasile, l'arrivo con il passaporto falso, i tre anni di clandestinitá , l'arresto (18 marzo 2007), la vicenda giudiziaria. Poi affonda: lo status di rifugiato politico concesso a Battisti dal ministro della Giustizia Tarso Genro è - secondo Peluso - «illegale e non valido» perché l'imputato è «soltanto un assassino» e non «un perseguitato politico». Ricorda gli "anni di piombo", il terrore, e difende la magistratura italiana giudicando «un affronto alla giustizia italiana i dubbi sulla legittimitá  dei processi nei quali Battisti è stato condannato». Infine l'attacco al governo, al potere politico e l'appello agli altri giudici: «Se approvassimo senza discutere un asilo politico basato su affermazioni e situazioni false e irreali questo Tribunale diverrebbe un semplice ratificatore di decisioni prese dal potere politico». La posizione del giudice Peluso è subito chiara: chiede ai colleghi di annullare lo status di asilo politico e di votare a favore dell'estradizione in Italia di Battisti.

La sala del Tribunale supremo di Brasilia è molto scenografica. I magistrati siedono su un grande piano rialzato nel mezzo, sotto e tutto intorno le poltrone per il pubblico, i giornalisti, l'accusa, la difesa e gli ospiti che oggi sono mezzo centinaio di giovani studenti. Una ventina di brasiliani fan di Battisti hanno piantato quattro tende sul giardino di fronte al Tribunale e alzano striscioni contro Berlusconi e contro l'estradizione del "rifugiato politico". Vengono da Fortaleza e li portati Maria Fontenelle, l'ex sindaco di estrema sinistra, che aiutó Battisti quando sbarcó con un passaporto falso nel 2004. Lei ha pagato l'aereo a tutti e con un gruppetto entra nella sala all'inizio della seduta. Gridano slogan e i body-guard del Tribunale li trascinano fuori senza troppe cautele ma l'incidente eccita cameramen e fotografi che documentano tutta la scena. E' potere della tv, basta essere una dozzina per diventare una manifestazione di protesta. Dall'alto del suo scranno Mendes, il presidente del Tribunale, osserva tutto sornione. Per lui il caso Battisti puó diventare l'occasione di chiudere alcuni conti personali con Lula, il presidente che nessuno in Brasile si sogna di attaccare perché tra la gente è popolarissimo ma che, per colpa di un improvvido ministro, potrebbe essere scivolato su una buccia di banana concedendo l'asilo ad un fuggiasco con due ergastoli.

Non c'è ancora nulla di scontato ma la relazione di Peluso è durissima e prende addirittura in giro chi ha difeso l'ex leader dei Pac, i proletari armati per il comunismo, sostenendo che in Italia contro di lui c'è una persecuzione. E magari che rischia anche la vita.

Prima del relatore, difesa e accusa, hanno avuto un quarto d'ora per esporre i loro argomenti. Nabor Bulhoes, l'avvocato scelto dal governo italiano, ha contestato la concessione dell'asilo politico ricordando che Battisti è stato quasi tre anni nascosto in Brasile ed è stato arrestato solo grazie alle indagini della polizia francese e italiana. Un rifugiato politico - ha detto Bulhoes - «non si da alla macchia come un criminale qualsiasi», si presenta alla polizia e chiede aiuto. I lunghi mesi di latitanza in Brasile sono un punto debole della difesa dell'ex terrorista. Quando arrivó tutti quelli disposti a difenderlo gli consigliarono di consegnarsi subito alle autoritá  brasiliane. Come in passato era successo per Achille Lollo, l'ex di Potere Operaio coautore nella Strage di Primavalle, o per Pietro Mancini, Luciano Pessina e tanti altri latitanti minori degli "anni di piombo", la legge di amnistia vigente in Brasile per i reati politici costituiva una protezione da sfruttare. Ma Battisti non si fidava, aveva paura e fino al giorno dell'arresto rifiutó di porre fine alla sua fuga dorata grazie ai fondi che riceveva dal comitato fondato per lui dalla giallista Fred Vargas a Parigi.

Argomenti elusi dall'avvocato difensore di Battisti. Roberto Barroso ha preferito dare battaglia sulla sovranitá  del Brasile e l'autonomia della decisione del ministro Tarso Genro. Insistendo sul punto cruciale della causa - la natura a suo giudizio politica dei reati di Battisti - Barroso ha citato il presidente Napolitano, il premier Berlusconi e il ministro La Russa per affermare che basta osservare le «scomposte» reazioni italiane per convincersi del fatto che il caso è un caso politico e che, siccome in Italia «governa un esecutivo di destra», il suo cliente rischia di diventare «il capro espiatorio di una persecuzione politica contro l'estrema sinistra». 


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